SIMON SCARROW.
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LA SPADA DI ROMA.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 3.
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Parte 1.
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Titolo originale: When the eagle hunts. 2002. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2011. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Terzo volume della serie Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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A Joseph e Nicholas, con gratitudine per gli stimolanti incontri di scherma.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Seconda Legione, come tutte le legioni, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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CAPITOLO UNO.
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Il bagliore dei lampi illumin per un istante il tumulto delle onde attorno alla nave. La furia
spumeggiante delle acque si immobilizz quando le ombre dei marinai e del sartiame si stagliarono
nette sul ponte della trireme illuminato a giorno. Poi la luce svan e loscurit inghiott di nuovo la
nave. Basse nel cielo incombevano enormi nuvole nere, fluttuanti sulle onde grigie spinte da nord.
Lora del tramonto era ancora lontana, ma lequipaggio e i passeggeri terrorizzati ebbero limpressione
che il sole avesse ormai da tempo abbandonato la terra. Solo unindistinta macchia grigio chiaro a ovest
della linea dellorizzonte ne indicava il passaggio. La flotta si era completamente sparpagliata e il
prefetto, da poco designato al comando dello squadrone di triremi, imprecava violentemente.
Tenendosi saldamente aggrappato con una mano a uno strallo, con laltra si riparava gli occhi dagli
spruzzi gelidi mentre scrutava la superficie spumeggiante delle onde.
Solo due navi della sua flottiglia erano ancora in vista: riapparvero come sagome scure e
traballanti quando la sua ammiraglia venne sollevata sulla cresta di unonda gigantesca. Le due
imbarcazioni erano state sospinte lontano a oriente e, dietro di esse, doveva necessariamente trovarsi il
resto della flotta, disperso nel mare in tempesta. Avrebbero ancora potuto farcela a guadagnare
laccesso al canale che conduceva nellentroterra verso Rutupiae. La nave ammiraglia, invece, non
aveva speranze di raggiungere la grande base di approvvigionamento che riforniva di armi e vettovaglie
lintero esercito romano. Era l, in quella zona interna, al sicuro dellaccampamento invernale, che le
legioni si preparavano per la ripresa della campagna di conquista della Britannia. Nonostante tutti gli
sforzi degli uomini ai remi, la nave continuava a essere spinta alla deriva, e si allontanava sempre pi
da Rutupiae.
Scrutando la linea scura della costa britannica al di sopra dei flutti, il prefetto dovette
ammettere, amareggiato, di essere stato sconfitto dalla tempesta, e diede ordine di disarmare i remi.
Mentre lui passava al vaglio le varie opzioni, lequipaggio iss velocemente una piccola vela
triangolare dalla zona di prua nel tentativo di stabilizzare la nave. Dallestate precedente, quando
linvasione era iniziata, il prefetto aveva percorso quel tratto di mare decine di volte, ma mai in
condizioni cos avverse. A dire il vero, non gli era mai capitato prima di veder cambiare il tempo tanto
repentinamente. Quella mattina, che ormai sembrava appartenere a un passato quasi remoto, il cielo era
terso e una vivace brezza proveniente da meridione aveva fatto sperare in una rapida traversata da
Gesoriacum. Di norma, nessuna imbarcazione avrebbe preso il mare in inverno, ma lesercito del
generale Plauzio era a corto di provviste. A causa della tattica messa in atto dal comandante britanno
Carataco  quella di fare terra bruciata , le legioni avevano bisogno di un costante
approvvigionamento di granaglie dal continente per superare linverno senza dar fondo alle scorte
necessarie per la ripresa della campagna in primavera. Per questo motivo, la flotta aveva continuato ad
attraversare il canale ogni volta che il tempo lo permetteva. Quella mattina, dunque, la perfida natura
aveva tratto in inganno il prefetto, che aveva dato ordine di far salpare le sue navi cariche per Rutupiae,
senza minimamente sospettare che sarebbero poi state sorprese dalla tempesta.
E quando sulla superficie increspata del mare era finalmente apparsa la linea della costa
britannica, lungo lorizzonte settentrionale aveva iniziato ad addensarsi un oscuro fronte di nuvole. In
men che non si dica, il vento si era rafforzato e aveva cambiato bruscamente direzione, mentre gli
uomini dello squadrone, sempre pi atterriti, erano rimasti a guardare quelle nuvole scure che si
avvicinavano a loro come una mandria di bestie affamate e inferocite. La bufera si era poi scatenata,
violenta e improvvisa, contro la trireme del prefetto in testa alla flottiglia. Il vento ululante aveva
colpito la nave sul fianco, facendola inclinare pericolosamente e costringendo gli uomini
dellequipaggio ad abbandonare le proprie mansioni e ad aggrapparsi al pi vicino appiglio per evitare
di essere scaraventati fuoribordo. Mentre la trireme si raddrizzava, lenta e pesante, il prefetto aveva
lanciato unocchiata al resto del convoglio. Alcune delle navi a fondo piatto si erano completamente
capovolte e sulla superficie schiumosa del mare, attorno alle nere curve degli scafi, fluttuavano
minuscole figure. Cera chi gesticolava penosamente, mosso forse dalla disperata convinzione che le
altre navi potessero trarlo in salvo. A quel punto, per, la formazione della flotta era stata rotta e ogni
imbarcazione stava tentando in qualsiasi modo di rimanere a galla, noncurante del crudele destino delle
altre.
Con il vento, era arrivata la pioggia: enormi gocce gelide che sferzavano la trireme in diagonale
e ferivano la pelle dei suoi passeggeri. In breve, esso si era fatto talmente freddo da rallentare e
ostacolare i movimenti dei marinai. Avvolto nel suo mantello, il prefetto si era reso conto che se la
tempesta non si fosse presto placata, il capitano e i suoi uomini avrebbero senza dubbio perso il
controllo della nave. Tutto attorno a loro il mare era scatenato e sballottava la nave in ogni direzione.
Per chiss quale capriccio della natura, la tempesta aveva scatenato la sua peggior furia contro le tre
triremi in testa alla flotta, separandole rapidamente dalle restanti, e quella del prefetto era finita molto
pi lontano delle altre. Da quel momento, la tempesta aveva continuato a infuriare per tutto il
pomeriggio senza accennare a calmarsi con il sopraggiungere della notte.
Avvalendosi delle proprie conoscenze geografiche sulla Britannia, il prefetto pass
mentalmente in rassegna la linea di costa e stim che la sua nave era stata spinta troppo lontano dal
canale che portava a Rutupiae. Al traverso di dritta erano appena spuntate le bianche scogliere calcaree
a strapiombo sul mare nei pressi dellinsediamento di Portus Dubris e lequipaggio avrebbe dovuto
lottare contro la tempesta per parecchie ore prima di poter tentare un avvicinamento in un punto sicuro
della riva.
Il capitano percorse a passo malfermo il ponte ondeggiando ma senza mai staccare la mano
dalla ringhiera di poppa.
Cosa c?, url il prefetto.
La sentina!, grid di rimando il capitano, la voce arrochita dallaver urlato ordini per ore per
sovrastare lululato del vento. E per farsi capire meglio punt un dito verso il pavimento del ponte.
Stiamo imbarcando troppa acqua!.
Possiamo sgottarla?.
Il capitano tese un orecchio verso il prefetto.
Riempiendosi daria i polmoni, il prefetto si mise una mano attorno alla bocca e url:
Possiamo sgottarla?.
Il capitano scosse la testa.
E allora cosa facciamo?
Dobbiamo superare la tempesta.  la nostra unica speranza per non affondare, e poi cercare un
approdo sicuro!.
Il prefetto fece un cenno fin troppo enfatico del capo per mostrare che aveva capito. Era inteso,
quindi. Avrebbero dovuto cercare un punto in cui portare a riva la nave. Scendendo per unaltra trentina
o quarantina di miglia lungo la costa, le scogliere iniziavano a cedere il passo a spiagge di ciottoli. Se la
risacca non fosse stata troppo violenta, avrebbero potuto tentare un approdo l. Il rischio di danneggiare
seriamente la trireme era alto, ma sempre meglio dellassoluta certezza di perdere nave, passeggeri ed
equipaggio. A quel punto, il pensiero del prefetto and alla donna e ai figli di lei che si trovavano al
riparo sotto i suoi stessi piedi. Erano stati affidati alle sue cure, e lui avrebbe fatto tutto ci che era in
suo potere per assicurarne la salvezza.
Date lordine, capitano! Io scendo sottocoperta.
Va bene, signore!. Il capitano salut e si volt poi verso il centro della trireme, dove i marinai
si erano rannicchiati sotto lalbero maestro. Il prefetto rimase a guardare ancora per qualche istante
mentre il capitano urlava i suoi ordini e indicava la vela ripiegata e avvolta attorno allasta sulla cima
dellalbero. Nessuno si mosse. Il capitano url di nuovo lordine e moll un violento calcio al marinaio
pi vicino. Luomo si ritrasse, solo per prendersi un secondo calcio. A quel punto scatt verso il
sartiame e inizi ad arrampicarsi. Gli altri lo seguirono, tenendosi ben saldi ai sostegni mentre salivano
faticosamente sulle griselle oscillanti per raggiungere la sommit dellasta: era una fila di piedi nudi
congelati che spingevano, sollevandosi sulla punta delle dita, e lentamente andavano sempre pi in alto
sul ponte. Quando tutti gli uomini si trovarono in posizione, furono sciolte le funi e liberata la vela fino
al primo matafione: quel tanto che bastava per dare alla nave abbrivio sufficiente per superare la
tempesta. Ogni lampo illuminava albero, asta e uomini facendoli stagliare contro il biancore del cielo.
Il prefetto not che durante lesplosione dei fulmini la pioggia sembrava fermarsi a mezzaria per un
istante. Nonostante il terrore gli serrasse il cuore, di fronte a quellimpressionante prova degli immensi
poteri di Nettuno il prefetto avvert un fremito di eccitazione.
Alla fine tutti gli uomini si trovarono in posizione. Puntando saldamente i piedi sul pavimento
del ponte, il capitano si port le mani ai lati della bocca e gir il viso verso la cima dellalbero.
Spiegate la vela!.
Le dita intirizzite dei marinai presero a lavorare freneticamente sui legacci di cuoio. Alcuni
erano meno impacciati e pi veloci di altri, cos la vela inizi a scendere sullasta inclinandosi. Un
improvviso stridore delle corde annunci un ennesimo inasprimento della tempesta, e la trireme fu
scossa dalla furia degli elementi. Uno dei marinai, probabilmente pi esposto alle raffiche dei
compagni, perse la presa e precipit nelloscurit con tale velocit che nessuno di quelli che lo videro
fu in grado di dire esattamente in quale punto fosse caduto in mare. Nessuno per si ferm. Il vento
scuoteva violentemente la vela parzialmente spiegata, strappandola quasi dalle mani dei marinai prima
che questi fossero in grado di assicurarla alle cime. Non appena la vela fu del tutto stesa, gli uomini
ridiscesero dallasta e raggiunsero, non senza difficolt, il ponte: sul viso portavano i segni della
sofferenza che stavano patendo a causa del gelo e della fatica.
Il prefetto si diresse verso la mastra del boccaporto di poppa e con estrema prudenza si cal nel
buio pesto del suo interno. Dopo il rumore del vento e della pioggia battente sul ponte, la minuscola
cabina gli sembr immersa in un silenzio innaturale. Un piagnucolio lo attir verso la poppa, dove le
travi dello scafo si curvavano fino a incontrarsi; il bagliore di un lampo penetrato dal boccaporto
illumin una donna rannicchiata nellangolo con le braccia strette attorno alle spalle dei suoi due figli.
Questi ultimi tremavano, stringendosi convulsamente alla madre, e il pi piccolo, un bambino di cinque
anni, piangeva disperato, con la faccia fradicia di acqua, lacrime e moccio. Sua sorella, di tre anni pi
grande di lui, stava semplicemente seduta, in silenzio ma con gli occhi spalancati e terrorizzati. La prua
della nave allimprovviso si sollev, sospinta da unonda gigantesca, e il prefetto capitombol in
direzione dei passeggeri. Puntando un braccio contro lo scafo, riusc a bloccare la sua caduta e fin
steso sullaltro lato. Gli ci volle qualche istante per riprendere fiato, poi ud la voce calma della donna
provenire dalloscurit.
Ne usciremo vivi, vero?.
Un altro lampo mostr il panico impresso sul volto pallido dei due bambini.
Il prefetto pens di non avere motivi per dire loro che aveva deciso di tentare di portare a riva la
trireme. Meglio risparmiare ulteriori inquietudini ai passeggeri.
Certo, mia signora. Stiamo cercando di superare la tempesta e, non appena ne saremo fuori,
risaliremo la costa in direzione di Rutupiae.
Capisco, rispose lei secca, e il prefetto comprese che la donna aveva intuito ci che egli
aveva taciuto. Era perspicace, quindi, e faceva onore al suo nobile casato e al marito. La donna diede
una stretta rassicurante ai figli.
Avete sentito, piccoli miei? Tra non molto saremo al caldo e allasciutto.
Il prefetto ripens al loro violento tremore e maledisse la sua imperdonabile mancanza di
riguardo.
Solo un istante, mia signora. Con le dita intorpidite armeggi con la fibbia che gli chiudeva il
colletto del mantello. Sbuff per la propria goffaggine e alla fine il fermaglio si sganci. Se lo sfil
dalle spalle e lo porse alla donna nel buio.
Prendete, per voi e i vostri figli, mia signora.
Sent che il mantello gli veniva sfilato di mano.
Grazie, prefetto, un gesto molto gentile. Su, stringetevi a me qui sotto, voi due.
Mentre il prefetto, seduto, tirava a s le ginocchia e le cingeva con le braccia nel tentativo di
trovare conforto in quel po di calore, una mano gli picchiett dolcemente sulla spalla.
Mia signora?
Sei Valerio Massenzio, vero?
S, signora.
E allora, Valerio, riparati sotto il mantello con noi prima che il gelo ti uccida.
Quelluso disinvolto e informale del suo nome per un attimo lo sorprese. Poi il prefetto
mormor un grazie e si spost pi vicino, unendosi alla donna sotto il mantello. Il maschietto si
rannicchi tra loro due, scosso in tutto il corpo da violenti tremori e da qualche singhiozzo.
Tranquillo, disse dolcemente il prefetto. Andr tutto bene, vedrai.
Una serie di lampi illumin la cabina e il prefetto e la donna si guardarono. Di fronte
allespressione interrogativa di lei, luomo scosse la testa. In quel momento dal boccaporto entr uno
scroscio argenteo di acqua gelida. Le enormi travi di legno della trireme scricchiolarono attorno a loro,
mentre la struttura della nave veniva sottoposta a sollecitazioni che i suoi costruttori non erano stati in
grado di prevedere. Il prefetto sapeva che le giunzioni della nave non sarebbero state in grado di
sopportare ulteriormente una simile violenza e che alla fine lacqua lavrebbe invasa. E tutti gli schiavi
incatenati ai remi, i membri dellequipaggio e quei passeggeri sarebbero affogati con lui. Non riusc a
trattenere unimprecazione. La donna intu i suoi pensieri.
Valerio, non  colpa tua. Non avresti mai potuto prevederlo.
Lo so, mia signora. Lo so.
Potrebbero sempre trarci in salvo.
Spero che sia come dite, mia signora.
Per tutta la notte la trireme rimase in balia della tempesta che continu a spingerla lungo la
costa. Issatosi a mezzaria sul sartiame, il capitano sfid il freddo pungente cercando di individuare un
punto adatto della costa in cui poter portare a riva la trireme. In quel tempo crebbe in lui la
consapevolezza che la nave stava rispondendo sempre meno alla sollecitazione delle onde. Sottocoperta
alcuni schiavi erano stati liberati dei ceppi perch potessero dare una mano a portar via lacqua
dallimbarcazione. Si erano seduti in fila e, di mano in mano, si passavano i secchi da rovesciare
fuoribordo. Non sarebbe per bastato per salvare la nave; lunico possibile risultato era ritardare il
momento fatale in cui unonda gigantesca avrebbe investito la trireme facendola colare a picco.
Gli schiavi ancora incatenati alle panche lanciarono un lamento disperato. Lacqua ormai era
arrivata alle ginocchia e, una volta che la nave avesse iniziato ad affondare, per loro non ci sarebbe pi
stata speranza di salvarsi. Gli altri avrebbero potuto sopravvivere per un po, magari aggrappandosi ai
rottami, prima che il freddo li finisse, ma per quegli schiavi laffondamento della nave significava una
morte certa e il capitano comprendeva perfettamente la loro inquietudine.
La pioggia si trasform in un leggero nevischio e poi in neve: enormi fiocchi bianchi che
vorticando nel vento si depositarono sulla tunica del capitano. Luomo stava perdendo sensibilit alle
mani, e si rese conto che avrebbe fatto meglio a ridiscendere sul ponte prima che il gelo riuscisse a
indebolire la sua presa sul sartiame. Nel momento in cui si apprestava a fare il primo passo verso il
basso, vide stagliarsi oltre la prua la forma scura di un promontorio. Lacqua si infrangeva
spumeggiante sugli scogli frastagliati alla base della scogliera a meno di mezzo miglio dai suoi occhi.
Balz gi sul ponte e si diresse di corsa verso il timoniere.
Scogli a prua! Vira tutto!, e si avvent sulla barra di legno per aiutarlo a contrastare la
pressione del mare che si stava gonfiando ben al di sopra dellampia pala del timone sul fianco della
nave. La trireme inizi a rispondere lentamente alla manovra e il bompresso di prua a virare dal
promontorio. Alla luce del lampo, gli uomini scorsero gli scuri e scintillanti denti di roccia che
spuntavano da sotto le onde che infuriavano. Il rombo dei loro colpi sovrastava addirittura lululato del
vento. Per un istante, il bompresso sembr non voler pi virare verso il mare aperto e il capitano si
sent stringere il cuore per un senso di cupa e gelida disperazione. Poi una folata di vento lo spinse via
dalle rocce che ormai si trovavano a meno di cento piedi dalla prua.
Ecco fatto! Tienila cos!, url al timoniere.
Con solo un fazzoletto di vela maestra teso dalla pressione del vento, la trireme si impenn e
scivol in avanti sul mare in tempesta. Oltre il promontorio, la scogliera si apriva su una spiaggia di
ciottoli, alle spalle della quale il terreno saliva in un pendio ricoperto da alberelli rinsecchiti. Le onde
sferzavano la spiaggia sollevando alti spruzzi di schiuma bianca.
Laggi!, disse il capitano, puntando il dito. Approderemo laggi.
Con quella risacca?, gli url di rimando il timoniere. Ma  una follia!.
 la nostra unica speranza! Avanti, alla barra del timone, con me!.
Con la pala bloccata nella direzione opposta, la trireme vir verso la riva. Per la prima volta
quella notte il capitano si azzard a pensare che forse sarebbero riusciti a uscire vivi dalla tempesta.
Rise persino esultando perch aveva affrontato la peggior ira che il grande Nettuno potesse scagliare
contro chiunque avesse osato avventurarsi nei suoi domini. Quando, per, la salvezza offerta dalla riva
sembrava ormai a portata di mano, il mare ebbe la meglio. Una gigantesca onda lunga sorse dagli
oscuri abissi del mare e sollev la trireme sempre pi in alto finch il capitano si ritrov a guardare la
riva dallalto. Poi la cresta dellonda pass sotto di loro e la nave ricadde gi come un sasso. La prua
atterr con uno schianto fragoroso, impalandosi su un frastagliato sperone di roccia poco distante dalla
base del promontorio e facendo cadere tutti i membri dellequipaggio. Il capitano riguadagn
velocemente un punto dappoggio, e la stabilit del ponte sotto i suoi piedi gli fece intuire che la nave
non sarebbe riuscita a restare a galla.
Londa successiva fece ruotare la trireme sul proprio asse, girando la poppa verso la spiaggia. Il
rumore di uno schianto nella zona anteriore dellimbarcazione gli indic che il danno era fatto. Quando
lacqua inizi a invadere a cascata la trireme, da sottocoperta giunsero le urla degli schiavi. Nel giro di
qualche istante, la nave avrebbe ceduto e le altre onde lavrebbero sbattuta con tutto il suo carico contro
gli scogli.
Cos successo?.
Il capitano si volt e vide il prefetto Massenzio riemergere dal boccaporto. La massa oscura e
minacciosa della terraferma e il nero scintillante degli scogli ricoperti di schiuma bastavano a
rispondere a ogni interrogativo. Il prefetto url allinterno del boccaporto alla passeggera di portare sul
ponte i suoi figli. Poi si volt di nuovo verso il capitano.
Dobbiamo portarli fuori! Dobbiamo farli scendere sulla spiaggia!.
Mentre la donna e i suoi bambini si stringevano sulla sponda a prua, Valerio Massenzio e il
capitano legarono velocemente insieme alcuni otri gonfi. Attorno a loro, nel frattempo, i marinai
cercavano di aggrapparsi a qualsiasi cosa potesse tenerli a galla. Le grida di terrore provenienti da
sottocoperta si intensificarono fino a farsi agghiaccianti, mentre la trireme sprofondava sempre pi nel
mare scuro. Dun tratto le urla si interruppero. Uno dei marinai sul ponte grid qualcosa puntando un
dito in direzione del boccaporto del ponte principale. Poco al di sotto della griglia, lacqua di mare
brillava. Lunica cosa che impediva alla nave di inabissarsi era lo scoglio su cui si era incagliata la
prua. Unaltra onda di pari violenza e per loro sarebbe stata la fine.
Da questa parte!, url Massenzio alla donna e ai suoi figli. Sbrigatevi!.
Quando le prime onde iniziarono a infrangersi sul ponte, il prefetto e il capitano legarono i
passeggeri agli otri. Dapprima il bambino, in preda al panico, oppose resistenza e si divincol mentre
Massenzio tentava di passargli la fune attorno alla vita.
Finiscila!. La madre lo schiaffeggi. Stai fermo.
Il prefetto la ringrazi con un cenno del capo e fin di assicurare il bambino ai galleggianti di
fortuna.
E adesso?, chiese la donna.
Aspettate a poppa finch non vi dir di saltare. A quel punto nuotate verso riva con tutte le
vostre forze.
La donna fiss un istante i due uomini. E voi?
Noi vi seguiremo non appena possibile, rispose il prefetto con un sorriso. Adesso, mia
signora, seguitemi, svelti.
La donna si lasci condurre verso il parapetto posteriore e con cautela lo scavalc, stringendosi
i figli al fianco e preparandosi a saltare.
Mamma! No!, url il bambino, fissando a occhi spalancati il mare infuriato sotto i suoi piedi.
Ti prego, mamma!.
Elio, andr tutto bene. Te lo prometto!.
Prefetto!, url il capitano. Guardate laggi!.
Il prefetto si volt e attraverso il turbinio della neve scorse unonda gigantesca che di l a breve
si sarebbe abbattuta su di loro, con la cresta ribollente di bianchi spruzzi spazzati dalle raffiche di
vento. Fece appena in tempo a voltarsi di nuovo verso la donna e a intimarle di saltare. Poi londa si
schiant sulla trireme e la scaravent contro gli scogli. I marinai sul ponte principale furono sbalzati in
mare. Scattando allindietro sul dritto di poppa, Massenzio scorse per lultima volta il capitano
aggrappato alla griglia del boccaporto principale con gli occhi spalancati e fissi sulla micidiale onda
che stava per inghiottirlo. Una gelida oscurit risucchi il prefetto e, prima che luomo riuscisse a
chiudere la bocca, lacqua salata gli invase naso e gola. Si sent sballottare, con i polmoni in fiamme
per mancanza daria. Quando ormai pensava di essere sul punto di morire, nelle orecchie gli riecheggi
per un istante il fragore della bufera. Poi, di nuovo pi nulla fino a quando, un secondo dopo, riaffior
di colpo con la testa in superficie. Boccheggi tentando di riprendere fiato e scalci per rimanere a
galla. Il mare gonfio lo sollev e lui riusc a vedere la spiaggia ormai non pi distante. Della trireme
non cera pi traccia. Tantomeno dei marinai. Non vedeva pi neanche la donna e i suoi figli. Londa
lunga lo trascin pi vicino agli scogli, e il timore di sfracellarcisi contro gli fece ritrovare lenergia per
nuotare verso la riva.
Pi volte ebbe la certezza che sarebbe morto schiantandosi sugli scogli. Mentre, per,
continuava a nuotare disperatamente verso la spiaggia con le poche forze che gli rimanevano, il
promontorio gli si stagli davanti facendogli da schermo contro le onde pi violente. Alla fine, esausto
e scoraggiato, sent la punta dei piedi sfiorare il greto ghiaioso. Poi la marea lo trascin di nuovo
lontano dalla riva e lui esplose in tutta la sua rabbia imprecando contro gli di perch gli negavano la
salvezza proprio in quel momento estremo. Deciso a non morire, almeno non ancora, strinse i denti e
fece un ultimo tentativo per raggiungere la riva. Immerso nella schiuma di un ennesimo violento flutto,
spinse faticosamente con i piedi sui ciottoli del fondo, cercando nello stesso tempo di resistere alla
forza della risacca quando londa si ritir. Prima che la successiva si abbattesse sulla riva, Massenzio
riusc a trascinarsi con mani e piedi sulla ripida battigia e si accasci a terra, completamente esausto,
boccheggiando per riprendere fiato.
Attorno a lui continuava a imperversare la bufera, laria satura di gelide raffiche di neve. Ora
che si trovava al sicuro sulla terraferma, il prefetto si rese conto di quanto fosse infreddolito. Tremando
violentemente, tent di chiamare a raccolta le energie necessarie per muoversi. Prima di riuscirci, ud
smuovere dei ciottoli, e qualcuno gli si sedette accanto.
Valerio Massenzio! Stai bene?.
Con sua grande sorpresa, la donna ebbe la forza di sollevarlo facendolo scivolare su un fianco.
Il prefetto annu.
Andiamo, allora!, gli ordin lei. Prima che ti congeli.
La donna si mise un braccio del prefetto sulle spalle e lo tenne su mentre raggiungevano un
basso calanco fiancheggiato dalle sagome scure di alberi striminziti. L, al riparo di un tronco caduto,
erano rannicchiati i suoi due figli sotto la superficie fradicia del mantello.
Sotto, tutti.
La donna si un a loro e i quattro si strinsero il pi possibile gli uni agli altri sotto lindumento
fradicio, scossi da violenti tremori, mentre la bufera non accennava a placarsi e la neve a cadere
copiosa, ricoprendo tutto. Guardando verso il promontorio, Massenzio non riusciva a vedere traccia
della trireme. Per il modo in cui era svanita, pareva che la nave ammiraglia della sua flotta non fosse
mai esistita. Non sembrava ci fossero altri sopravvissuti. Nessuno.
Nonostante lululato del vento, lorecchio delluomo colse un improvviso rumore di ciottoli
smossi. Per un istante pens che fosse solo frutto della sua immaginazione. Poi lo ud di nuovo e giur
di aver sentito anche delle voci.
Ci sono altri sopravvissuti!, esclam sorridendo alla donna e sollevandosi lentamente in
ginocchio. Da questa parte! Da questa parte!, chiam.
Da dietro langolo dellaccesso al calanco spunt una prima sagoma scura. Poi una seconda.
Qui!, disse il prefetto, agitando una mano. Da questa parte!.
Le figure rimasero immobili per un istante, poi una di loro url una risposta, ma il significato
delle sue parole si perse nel vento. Sollev una lancia e fece segnali ad altre persone non in vista.
Valerio, stai zitto!, gli ordin la donna.
Ma era troppo tardi. Li avevano visti, e altri uomini si unirono ai primi due. Si incamminarono
con circospezione verso i Romani tremanti e, mano a mano che si avvicinavano, le loro fattezze si
fecero sempre pi riconoscibili, rischiarate dal nitore della neve.
Mamma!, sussurr la bambina. Chi sono?
Shh, Giulia!.
Quando gli uomini si trovarono a non pi di qualche passo da loro, un lampo esplose in
lontananza, rischiarando il cielo. Il pallido bagliore li illumin, seppur per un brevissimo istante. Sopra
i loro rozzi indumenti di pelliccia ondeggiavano capelli ispidi agitati dal vento, che incorniciavano visi
completamente ricoperti di tatuaggi e occhi feroci che ardevano. Per un attimo, n quegli uomini n i
Romani fecero un movimento o dissero una parola. Poi il bambino non resistette pi e un fievole grido
di cieco terrore attravers laria.
...
.
...
CAPITOLO DUE.
...
.
...
Sono sicuro che era da queste parti, mormor il centurione Macrone, scrutando un vicolo
buio che si dipartiva dalla banchina di Camulodunum. Qualche idea?.
Gli altri tre si scambiarono unocchiata, lasciando impronte sulla neve. Catone, il giovane optio
di Macrone, era affiancato da due fanciulle della trib degli Iceni, avvolte in splendidi manti invernali
con bordure di pelliccia. I loro padri, in grande anticipo sui tempi, avevano previsto che un giorno i
Cesari avrebbero deciso di allargare i confini dellimpero anche in Britannia, e le avevano fatte studiare
il latino gi da piccole con uno schiavo colto fatto giungere appositamente dalla Gallia. Per questo
motivo parlavano con un accento particolare che allorecchio di Catone non suonava affatto sgradevole.
Stammi a sentire, protest la ragazza pi grande, hai detto che ci avresti portate in una
piccola taverna accogliente: non ho intenzione di fare su e gi per strade congelate aspettando che tu ti
decida a trovare quella che cercavi. La prossima che incontriamo, entriamo. Daccordo?. Fiss la sua
amica e Catone con sguardo fiero cercando consenso. Entrambi assentirono subito con la testa.
Dovrebbe essere in fondo a questa via, rispose rapidamente Macrone. S, adesso ricordo. Si
trova qui.
Lo spero, perch altrimenti ci riporti a casa.
Va bene. Macrone sollev una mano per placarla. Andiamo.
Con il centurione in testa, la piccola comitiva sincammin lungo lo stretto vicolo circondato
dalle case e casupole buie dei Trinovanti. La neve era caduta ininterrottamente per tutta la giornata,
concedendo una breve tregua solo dopo il tramonto. Camulodunum e tutto il circondario erano
sommersi sotto una spessa coltre bianca e scintillante e la maggior parte degli abitanti era chiusa in
casa attorno ai fuochi. Solo i giovani pi resistenti e coraggiosi del luogo si univano ai soldati romani
in cerca di una taverna in cui godersi una bevuta serale, qualche canzone svociata e, con un po di
fortuna, anche una bella scazzottata. Dai vasti accampamenti appena fuori dalla porta principale di
Camulodunum, i soldati si riversavano in citt con sacche strapiene di denaro. L fuori, cerano quattro
legioni, oltre ventimila uomini stipati in casupole di legno grezzo e torba, in impaziente attesa che
passasse il gelido inverno e che con la primavera fosse possibile riprendere la campagna per la
conquista dellisola.
Quellinverno era stato particolarmente rigido e i legionari, segregati negli accampamenti e
nutriti da una monotona dieta a base di orzo e verdure invernali stufate, erano scontenti; e ancor di pi
da quando il generale aveva anticipato loro una quota del donativo elargito allesercito dallimperatore
Claudio come ricompensa per celebrare la disfatta del comandante britanno Carataco e la caduta della
capitale Camulodunum. Gli abitanti della cittadina, per lo pi dediti a varie forme di commercio o ad
altre attivit, si erano ripresi assai velocemente dal trauma della sconfitta, mettendo a frutto loccasione
per spennare i legionari accampati sulla soglia di casa loro. Era spuntato un gran numero di taverne che
offrivano ai soldati una vasta scelta di birre locali e vino importato direttamente dal continente da
mercanti disposti a mettere a rischio anche dinverno le proprie navi nel mare pur di far guadagni doro.
Gli altri abitanti, quelli che invece non spremevano soldi ai nuovi padroni, guardavano con
disprezzo quei forestieri che uscivano ubriachi dalle taverne e rincasavano barcollando, cantando a
squarciagola e vomitando rumorosamente per la strada. Alla fine, il consiglio degli anziani della citt
ne aveva avuto abbastanza e aveva inviato una delegazione dal generale Plauzio, avvertendolo in toni
garbati che, nellinteresse dei nuovi legami di alleanza stretti tra Romani e Trinovanti, sarebbe stata
cosa buona se avesse vietato ai legionari laccesso in citt. Nonostante fosse perfettamente consapevole
della necessit di mantenere rapporti di buona convivenza con la popolazione locale, Plauzio sapeva
anche che avrebbe rischiato una sollevazione generale se avesse privato i suoi soldati di una valvola di
sfogo dalla tensione che accompagnava sempre i lunghi mesi trascorsi negli accampamenti invernali.
Di conseguenza, era stato raggiunto un compromesso razionando il numero di lasciapassare per i
soldati. Il che aveva reso i legionari ancor pi determinati a trangugiare selvaggiamente alcolici ogni
volta che ottenevano lautorizzazione a entrare in citt.
Eccoci!, disse Macrone in tono trionfante. Ve lavevo detto che era qui.
Si trovavano di fronte alla minuscola porta borchiata di un casotto in pietra. Appena qualche
passo pi avanti lungo il vicolo, una finestra con unimposta chiusa si apriva nel muro. Una calda luce
rossastra filtrava dalla cornice della finestra e dallinterno proveniva lallegro chiacchiericcio degli
avventori.
Quantomeno l dentro si star al caldo, disse tranquillamente la ragazza pi giovane. Cosa
ne pensi, Boudicca?
Me lo auguro proprio, rispose la cugina, allungando la mano verso la maniglia. Entriamo,
su.
Inorridito allidea che una donna entrasse prima di lui in una taverna, con uno scatto goffo
Macrone si infil tra Boudicca e la porta.
Ehm, ti prego, permettimi di, e sorrise, cercando di farlo passare per un gesto galante. Apr
e chin la testa per infilarsi nel basso stipite della porta. La piccola comitiva lo segu. I nuovi arrivati
furono immediatamente investiti da un caldo odore di fumo, e il chiarore del fuoco acceso e delle
lampade di sego quasi li abbacinarono dopo loscurit del vicolo. Qualcuno si gir per osservarli e
Catone si accorse che molti avventori erano legionari in libera uscita, vestiti con pesanti tuniche e
mantelli rossi militari.
Infila legna in quel buco!, url qualcuno. Prima che ci si congeli a tutti il culo.
Modera i termini!, esclam furioso Macrone di rimando. Ci sono delle signore!.
Tra gli altri avventori si scaten un coro di fischi e schiamazzi.
Lo sappiamo gi!. Un legionario seduto poco distante scoppi a ridere dando una pacca sul
sedere a una cameriera di passaggio carica di boccali vuoti. La donna lanci un gridolino, si volt e gli
moll un ceffone prima di svignarsela verso il bancone allangolo opposto della taverna. Il legionario si
strofin la guancia arrossata e si fece unaltra risata.
E tu consigliavi questo posto?
Be, diamogli una possibilit. Laltra sera sono stato bene. C una certa atmosfera, non
trovi?
Di sicuro latmosfera non manca, comment Catone. Sarei curioso di sapere quanto tempo
ci vorr prima che scoppi una rissa.
Il suo centurione lo fulmin con uno sguardo torvo e si volt verso le due donne. Cosa
prendete, ragazze?
Una sedia, rispose Boudicca acidamente. Una sedia baster, per ora.
Macrone scroll le spalle. Pensaci tu, Catone. Cerca un posto tranquillo, nel frattempo io vado
a prendere da bere.
Mentre Macrone si dirigeva verso il bancone, facendosi largo tra la ressa, Catone si guard
attorno e constat che lunico posto libero era una specie di trespolo traballante con due panche ai lati,
accanto alla porta da cui erano appena entrati. Tir indietro lestremit di una panca e con una riverenza
disse: Eccovi servite, signore.
Boudicca arricci il naso verso quel pezzo di legno che le veniva offerto come sedile, e si
sarebbe anche rifiutata di sedervisi se la cugina non lavesse spinta prontamente con una gomitata. Pi
giovane di lei, la ragazza si chiamava Nessa, era unicena con capelli castani, occhi azzurri e guance
paffute. Catone era perfettamente consapevole che il suo centurione e Boudicca lavevano invitata
perch lo distraesse mentre loro due continuavano la loro relazione.
Macrone e Boudicca si erano conosciuti subito dopo la caduta di Camulodunum. Giacch gli
Iceni si erano dichiarati neutrali nella guerra tra Roma e la confederazione delle trib che avevano
opposto resistenza agli invasori, Boudicca nutriva curiosit, pi che ostilit, nei confronti di quegli
uomini provenienti dal grande impero doltremare. Gli anziani della citt non avevano perso tempo a
ingraziarsi i nuovi dominatori riversando sullaccampamento romano una vera e propria valanga di
inviti a festeggiamenti di varia natura. E persino i centurioni di giovane nomina come Macrone ne
avevano beneficiato. Era stato proprio in occasione della sua prima festa che lui aveva conosciuto
Boudicca. Allinizio, lestrema genuinit della ragazza laveva lasciato perplesso: i Celti sembravano
avere un ripugnante atteggiamento egualitario nei confronti del gentil sesso. Appoggiato a un barile
della birra pi forte che gli fosse mai capitato di provare, Macrone aveva dovuto sopportare una specie
di terzo grado su Roma da parte di Boudicca. Dapprima lapproccio diretto della ragazza laveva
portato a considerarla semplicemente una delle tante altre donne con la faccia da cavallo che facevano
parte delle classi agiate dei Britanni. Mano a mano, per, che rispondeva alle domande incalzanti di lei,
Macrone aveva gradualmente perso ogni interesse per la birra. Allinizio riluttante, poi pi disponibile,
si era lasciato trascinare in una discussione sempre pi complessa e aveva iniziato a parlare con lei in
un modo che mai gli era capitato prima di allora con una donna.
Al termine della serata, Macrone era deciso a voler rivedere quellicena travolgente e le aveva
farfugliato la richiesta di incontrarsi ancora. Boudicca aveva accettato di buon grado, invitandolo a una
festa presso un suo parente la sera successiva. Il romano si era presentato per primo tra gli ospiti ed era
rimasto impalato, in imbarazzato silenzio, accanto al banchetto di carni fredde e birra calda fino
allarrivo di Boudicca. Poi laveva guardata, sbigottito, stargli dietro con i boccali di birra e, prima che
potesse rendersene conto, lei gli aveva buttato le braccia al collo attirandolo a s. Guardandosi attorno,
Macrone aveva constatato la medesima sfacciataggine in tutte le altre donne celtiche presenti e, mentre
lui tentava di farsi una ragione degli strani costumi di quella nuova cultura, Boudicca gli aveva
stampato un bacio sulle labbra che sapeva dalcol.
Colto di sorpresa, Macrone aveva tentato di sottrarsi al poderoso abbraccio della donna, la
quale, interpretando quel suo sussulto come un segno di ardore, aveva ben pensato di rinforzare la
stretta. A quel punto, il romano si era arreso e aveva ricambiato il bacio e, trasportati da quella passione
a elevato tenore alcolico, i due erano scivolati sotto un tavolo in un angolo buio, continuando a
palpeggiarsi per tutta la serata. Solo lo stordimento per la birra aveva impedito loro di dare libero sfogo
a quella reciproca attrazione fisica. Boudicca aveva poi avuto la decenza di lasciar cadere la cosa.
Da quel momento, avevano continuato a vedersi quasi ogni giorno e capitava che Macrone
invitasse anche Catone con loro, mosso pi che altro da un senso di compassione nei confronti del
giovane, che solo poco tempo prima aveva visto il suo primo amore assassinato per mano di un
aristocratico romano traditore. Silenzioso e timido allinizio, Catone era stato poi gradualmente
strappato dal suo guscio dalla contagiosa socievolezza di Boudicca, e ormai i due erano capaci di
continuare a conversare tranquillamente per ore. Macrone aveva iniziato a sentirsi un po escluso. E
nonostante Boudicca gli avesse pi volte ribadito che preferiva relazionarsi con uomini adulti, Macrone
non si era sentito sufficientemente rassicurato. A quel punto, su suo suggerimento, era entrata in scena
Nessa, perch Catone potesse cos intrattenersi con lei, lasciando libero lui di corteggiare Boudicca.
Il tuo centurione  solito frequentare posti del genere?, chiese Boudicca.
Non sempre cos piacevoli, rispose Catone sorridendo. Dovresti sentirti onorata.
Non cogliendo il tono ironico, Nessa storse il naso disgustata di fronte allinsinuazione che una
persona benpensante avrebbe dovuto considerare un privilegio esser condotta in una bettola di quel
tipo. Gli altri due alzarono gli occhi al cielo.
Come siete riuscite ad avere il permesso di uscire?, chiese Catone a Boudicca. Pensavo che
a tuo zio sarebbe venuto un colpo la sera che vi abbiamo riportate a casa di peso.
C mancato poco, infatti. Il poveruomo non  stato pi lo stesso da quel giorno, e ha
acconsentito a farci uscire di notte con un cugino alla lontana solo a patto che fossimo scortate.
Catone aggrott le sopracciglia. E la scorta dov?
Non lo so. Li abbiamo seminati tra la folla nei pressi della porta della citt.
Di proposito?
Ovvio. Per chi mi hai presa?
Lungi da me.
Molto saggio.
Prasutago probabilmente se la star facendo sotto per la preoccupazione!, ridacchi Nessa.
Scommetto che star battendo ogni osteria che conosce.
Questo torna a nostro vantaggio, giacch al mio caro parente  anche lui mio cugino, fra laltro
 non verrebbe mai in mente di venire a cercarci in questo posto. Dubito che si sia mai avventurato nei
vicoli oltre il molo. Qui saremo al sicuro.
Se ci trovasse, disse Nessa strabuzzando gli occhi, darebbe sicuramente di matto! Ricordi
cosha fatto a quel ragazzo atrebate che aveva osato rivolgerci gentilmente la parola? Ho temuto che lo
uccidesse!.
E probabilmente lavrebbe anche fatto, se io non lavessi trascinato via a forza.
Catone cambi posizione, nervoso.  grosso questo tuo parente?
Gigantesco!, rise Nessa. Sa! Gigantesco  proprio la parola giusta.
Con un cervello inversamente proporzionale ai muscoli, aggiunse Boudicca. Per cui non
farti nemmeno venire in mente di provare a ragionarci, semmai dovesse entrare qui. Scappa
solamente.
Capisco.
Macrone fece ritorno dal bancone con le braccia sollevate per riuscire a portare boccali e caraffa
al di sopra della folla. Li appoggi sulla superficie ruvida del tavolo ed educatamente, uno a uno,
riemp sino allorlo i boccali di ceramica di vino rosso.
Vino!, esclam Boudicca. Tu s che sai come viziare una signora, centurione.
Hanno finito la birra, spieg Macrone. Questo  tutto ci che  rimasto, e nemmeno a buon
prezzo. Per cui bevete e divertitevi.
Finch ne avremo modo, signore.
Eh? Che problema c, ragazzo?
Queste signore si trovano qui solo perch sono riuscite a sfuggire a un robusto parente di sesso
maschile che probabilmente in questo momento le star cercando, e nemmeno con la migliore delle
disposizioni danimo.
Non mi sorprende, in una notte come questa, rispose Macrone, stringendosi nelle spalle. E
comunque, per ora non ci interessa. Abbiamo un fuoco, da bere e buona compagnia. Cosaltro si
potrebbe chiedere?
Un posto vicino al fuoco, rispose Boudicca.
Adesso facciamo un brindisi. Il centurione sollev il boccale. Alla salute!. Macrone si
port il boccale alle labbra, tracann il vino in un sorso e poi sbatt il boccale di nuovo sul tavolo.
Aaaah! Proprio quello che ci voleva. Qualcuno ne vuole ancora?
Solo un attimo. Boudicca segu lesempio di Macrone e svuot anche lei il boccale.
Conoscendo i propri limiti, Catone si limit a scuotere la testa.
Come preferisci, ragazzo, ma il vino  utile come una botta in testa per aiutare a dimenticare i
problemi.
Se lo dite voi.
E lo sottoscrivo. Soprattutto se devi dare cattive notizie. Macrone guard Boudicca seduta
dallaltra parte del tavolo.
Che notizie?, chiese lei seccamente.
La legione verr spostata a sud.
Quando?
Fra tre giorni.
 la prima volta che lo sento, disse Catone. E per quale motivo?
Penso che il generale voglia utilizzare la Seconda Legione per bloccare a Carataco ogni via di
fuga a sud del Tamigi, mentre le altre tre potranno occuparsi della zona a nord del fiume.
Il Tamigi?, disse Boudicca accigliata.  parecchio distante da qui. E quando torner la tua
legione?.
Quando si accorse dellespressione addolorata sul viso di Boudicca, Macrone fu sul punto di
darle una risposta facile e rassicurante. E pens che in quella situazione la cosa pi giusta da fare fosse
parlarle onestamente. Meglio dire tutta la verit a Boudicca in quel momento piuttosto che patire il suo
risentimento in seguito.
Non lo so. Forse tra qualche stagione, forse mai. Tutto dipende da quanto a lungo Carataco
continuer a resistere. Se riusciamo a sbaragliarlo subito, la provincia potr essere costituita dalloggi al
domani. Per ora, lastuto bastardo continua a fare scorrerie tra le nostre linee di approvvigionamento e,
nello stesso tempo, sta tentando di stringere degli accordi con le altre trib perch si uniscano contro di
noi.
Non puoi certo rimproverargli di saper combattere bene.
Posso farlo, invece, se a causa di questo dobbiamo separarci. Macrone le prese una mano e
gliela strinse affettuosamente. Perci speriamo sia abbastanza intelligente da capire che non potr mai
vincere. E poi, una volta che la provincia sar stata costituita, mi prender una licenza e verr a
trovarti.
Ti aspetti che la provincia venga costituita cos in fretta?, si infiamm Boudicca. Per tutti gli
di! Ma quando ve lo metterete in testa voi Romani? Carataco guida solo le trib che si trovano sotto il
dominio dei Catuvellauni. Ce ne sono molte altre, probabilmente troppo orgogliose per accettare di
scendere in guerra guidate da un altro capo e sicuramente troppo orgogliose da sottomettersi umilmente
al dominio di Roma. Prendi la nostra, per esempio, disse Boudicca, indicando se stessa e Nessa. Gli
Iceni. Non conosco un solo guerriero che brami di diventare un suddito del vostro imperatore Claudio.
Certo, avete tentato di allettare i nostri capi promettendo loro unalleanza e una parte del bottino di
quelle trib che Roma sconfigger sul campo di battaglia. Ma state bene attenti: il giorno in cui
cercherete di diventare i nostri padroni, dovrete pagare un prezzo molto alto con il sangue delle vostre
legioni.
La voce della ragazza era salita di tono e per un istante, dallaltra parte del tavolo, Macrone vide
brillare nei suoi occhi unaria di sfida. Alcuni avventori seduti ai tavoli vicini si girarono, e il brusio per
un istante cal. Poi le teste si voltarono di nuovo altrove e il chiacchiericcio lentamente riprese.
Boudicca si riemp di nuovo il boccale di vino e lo trangugi prima di continuare a parlare, in maniera
meno infervorata. E questo vale anche per la maggior parte delle altre trib, credimi.
Macrone la guard e annu, prendendole di nuovo la mano e stringendola dolcemente nella sua.
Mi dispiace. Non volevo mancare di rispetto nei confronti della tua gente. A essere onesti, non sono
molto bravo con le parole.
Le labbra di Boudicca si piegarono in un sorriso. Non preoccuparti, compensi con altro.
Macrone si gir verso Catone. Pensi di poter far compagnia a questa ragazza al bancone per un
po? Io e questa signora dobbiamo parlare.
Sissignore. Catone, sensibile alle necessit della situazione, si alz velocemente dalla panca e
porse il braccio a Nessa. La ragazza guard la cugina che le fece un leggero cenno con il capo.
E sia, dunque, sogghign. Tu per fai attenzione, Boudicca, li conosci questi soldati.
Sa! So badare a me stessa!.
Catone non aveva dubbi. Durante i passati mesi invernali aveva imparato a conoscere molto
bene Boudicca e ovviamente provava una grande simpatia per il centurione. Fece strada a Nessa tra la
folla fino al bancone della taverna. Dietro di esso, il mescitore, un vecchio gallo, a giudicare
dallaccento, rifuggendo la moda romana del continente indossava una tunica dai vistosi motivi e sulle
sue spalle scendevano dei codini. Stava sciacquando alcuni boccali in una vasca di acqua lurida e,
quando Catone picchiett sul bancone con una moneta, alz lo sguardo. Si asciug le mani sul
grembiule e si trascin verso di loro alzando le sopracciglia.
Due boccali di vino caldo, ordin Catone, prima di chiedere a Nessa: Pu andare?.
La ragazza annu e loste prese su due boccali dirigendosi poi verso un ammaccato calderone di
bronzo appoggiato su una graticola annerita sopra tizzoni ardenti. Dallinterno si levarono spire di
vapore e, nonostante la distanza, Catone riusc a percepire il profumo delle spezie che sovrast lodore
della birra e quello acidulo degli avventori. Catone, alto e magro, abbass gli occhi sulla ragazza icena
mentre questa osservava impaziente il vecchio gallo che immergeva un mestolo nel calderone per
girare la bevanda. Catone si perse nei suoi pensieri. Sapeva di dover tentare almeno una seppur frivola
conversazione, ma quello non era mai stato il suo forte: aveva sempre temuto che qualsiasi cosa dicesse
potesse risultare poco sincera o semplicemente insulsa. Inoltre il suo cuore non era l. Non che Nessa
non fosse fisicamente attraente  sulla sua personalit poteva solo formulare ipotesi , ma il fatto era
che lui si struggeva ancora per Lavinia.
La passione che aveva provato per lei gli bruciava ancora nelle vene, anche dopo che laveva
tradito infilandosi nel letto di quel bastardo di Vitellio. Prima che Catone potesse trovare la forza di
disprezzarla, quello aveva coinvolto Lavinia in un complotto per assassinare limperatore e laveva poi
uccisa a sangue freddo per stornare eventuali sospetti. Catone rivide le trecce nere di Lavinia nella
pozza di sangue che le sgorgava dal taglio alla gola e si sent male. La desiderava pi che mai.
Tutta la passione che gli rimaneva era consacrata ad alimentare un odio talmente forte per il
tribuno Vitellio che nessuna vendetta sarebbe mai apparsa troppo cruenta. Vitellio, per, era tornato a
Roma al seguito dellimperatore, uscendo da eroe dal fallito tentativo di assassinio. Non appena era
stato chiaro che la Guardia Pretoriana avrebbe salvato la vita allimperatore, Vitellio si era gettato
sullassassino che lui aveva assoldato e lo aveva ucciso. E ora limperatore lo considerava il suo
salvatore, e nessuna ricompensa od onore sarebbero stati sufficiente espressione della sua immensa
gratitudine nei suoi confronti. Con lo sguardo fisso e perso, la faccia di Catone si indur in una smorfia
di amarezza a labbra strette che spavent la sua accompagnatrice.
Cosa ti succede?
Eh? Mi spiace, stavo pensando.
Credo di non voler sapere a cosa.
Nulla che avesse a che fare con te.
Me lo auguro proprio. Guarda, arriva il vino.
Il gallo stava tornando al bancone con due boccali fumanti, il cui ricco aroma riusc persino a
stimolare le papille gustative di Catone. Il gallo prese le monete che Catone gli porgeva e torn poi
verso la vasca del risciacquo.
Ehi! E il mio resto?
Nessun resto, borbott luomo senza voltarsi. Questo  il prezzo. C penuria di vino per via
delle bufere.
E con questo?
Non ti stanno bene i miei prezzi? Porta il culo fuori di qui e trovati un altro posto dove andare
a bere.
Catone si sent sbiancare e serr rabbiosamente i pugni. Schiar la voce per urlare ma riusc a
trattenersi, arretrando appena in tempo dallabisso di una terribile ira e dal desiderio di fare a pezzi quel
vecchio. Ritrovato lautocontrollo, inorrid per quella momentanea perdita di una razionalit di cui era
sempre andato orgoglioso. Prov vergogna per se stesso e si guard attorno per vedere se qualcuno
avesse notato quanto vicino si era spinto a fare la figura dellidiota. Solo un uomo guardava nella sua
direzione, un gallo tarchiato appoggiato a unestremit del bancone. Mentre lo fissava, aveva fatto
scivolare una mano verso limpugnatura di un pugnale che gli pendeva dalla cintola dentro un fodero
rivestito di metallo. Un guardaspalle assoldato dal vecchio oste, senzombra di dubbio. Luomo
incroci lo sguardo delloptio e sollev un dito per ammonirlo, accennando un sorriso sprezzante
mentre metteva in guardia il giovane perch si comportasse bene.
Catone, si  liberato un posto vicino al fuoco. Andiamo. Nessa lo spinse dolcemente via dal
bancone verso il focolare in muratura in cui crepitavano ciocchi di legna fresca. Dapprima Catone si
irrigid al tocco della ragazza, poi cedette. Si fecero strada tra gli altri avventori, facendo attenzione a
non versare neanche una goccia del vino caldo, e si sedettero su due bassi sgabelli accanto ad altra
gente che come loro cercava il tepore del fuoco.
Cosa ti  successo prima?, gli chiese Nessa. Mi hai fatto quasi paura l al bancone.
Veramente?, rispose Catone stringendosi nelle spalle e bevendo un sorso dal boccale
fumante.
S, ho avuto timore che gli saresti saltato addosso.
Ero sul punto di farlo.
E perch? Boudicca mi ha detto che sei un tipo tranquillo.
Lo sono.
Allora perch?
 una cosa privata!, rispose Catone secco, per poi addolcirsi subito dopo. Mi spiace, non
avevo intenzione di essere scortese.  solo che preferisco non parlarne.
Capisco. E allora parliamo daltro.
Ad esempio?
Non saprei. Pensa tu a qualcosa che ti faccia stare bene .
Daccordo, allora. Quel cugino di Boudicca, Prasutago,  veramente pericoloso come
sembra?
Peggio.  pi di un semplice guerriero. Catone not lespressione spaventata sul viso della
ragazza. Ha anche altri poteri.
Che tipo di poteri?
Io io non lo so.
Tu e Boudicca sareste in pericolo se vi trovasse?.
Nessa scosse la testa sorseggiando dal boccale; alcune gocce di vino le caddero sulla parte
anteriore del mantello dove, prima di penetrare nel tessuto, luccicarono per un istante alla luce riflessa
del fuoco. Oh, diventerebbe tutto rosso in faccia e urlerebbe, ma finirebbe tutto l. Baster che
Boudicca gli faccia gli occhi dolci e lui si metter zampe allaria in attesa che lei gli gratti la pancia.
Ah, quindi ha un debole per lei?
Puoi dirlo forte. Ben pi che un debole. Nessa allung il collo per guardare dallaltra parte
del locale in direzione della cugina, china sul tavolo e con la guancia di Macrone in un palmo della
mano. Poi si volt di nuovo verso Catone e gli bisbigli in tono confidenziale, quasi che Boudicca
potesse in qualche modo sentirla: Che rimanga tra noi: ho sentito dire che Prasutago  stracotto di lei.
A primavera ci scorter al nostro villaggio e non rimarrei sorpresa se approfittasse delloccasione per
chiedere al padre di Boudicca il consenso a sposarla.
E lei cosa ne pensa?
Oh, accetter, naturalmente.
Davvero? E perch?
Non capita tutti i giorni che una ragazza venga chiesta in moglie da un futuro capo degli
Iceni.
Catone annu lentamente. Boudicca non sarebbe stata certo la prima donna che incontrava a
preferire lascesa sociale alla felicit dal punto di vista sentimentale. Catone decise che non avrebbe
raccontato niente al centurione. Se Boudicca aveva deciso di scaricare Macrone per sposare qualcun
altro, era giusto che fosse lei stessa a dirglielo.
Peccato. Merita di meglio.
Certo che merita di meglio. Ecco perch si trastulla con il tuo centurione. Magari solo per
potersi divertire quanto pu, finch pu. Dubito che Prasutago le dar troppa corda una volta che
saranno sposati.
Allimprovviso alle loro spalle si ud uno schianto. Catone e Nessa si voltarono e videro che la
porta della taverna era stata aperta con un potente calcio. Luomo pi grosso che Catone avesse mai
visto si stava chinando per varcare luscio. Quando si ritir su, in maniera piuttosto goffa, con la testa
arriv a toccare il tetto di paglia. Imprecando furiosamente nella sua lingua, si riabbass e avanz fino
al punto in cui poteva rimanere tranquillamente in posizione eretta e avere una migliore visuale sugli
avventori. Era alto oltre sei piedi e largo in proporzione. Il rigonfiamento dei suoi muscoli sotto la pelle
villosa degli avambracci fece trasalire Catone che, con un nauseante senso di ineluttabilit, intu chi
fosse il nuovo arrivato.
...
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...
CAPITOLO TRE.
...
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...
Accidenti!, trasal Nessa. Adesso siamo veramente nei guai.
Mentre Prasutago guardava in cagnesco ogni avventore, nella locanda cal il silenzio: pur non
perdendolo mai di vista, nessuno osava incrociarne lo sguardo. Catone guard alle spalle del gigante
iceno. Nellangolino accanto alla porta, Boudicca e Macrone erano fuori del campo visivo del nuovo
arrivato; la ragazza fece rapidamente segno a Macrone perch si nascondesse sotto la panca. Lui, per,
scosse la testa. Boudicca insistette puntando il dito verso il basso, ma non ci fu assolutamente verso di
fargli cambiare idea. Macrone si mise a cavalcioni sulla panca, pronto ad affrontare il nuovo arrivato.
Boudicca svuot velocemente il boccale e si nascose, accucciandosi e schiacciandosi quanto pi
possibile alla parete, lontano da Prasutago. Nel farlo urt il tavolo e il suo boccale cadde oltre il bordo,
infrangendosi sul pavimento di pietra.
Prasutago tir fuori un pugnale da sotto il mantello e gir su se stesso, pronto ad avventarsi
contro qualunque nemico gli stesse arrivando di soppiatto alle spalle. Il guerriero iceno squadr il fisico
possente di Macrone quando questi si alz in piedi e poi scoppi in una fragorosa risata.
Coshai da ridere?, gli ringhi contro Macrone.
Nessa strinse il braccio di Catone e deglut. Il tuo amico  un pazzo!.
No, sussurr Catone.  il tuo parente a essere in pericolo. Si  sbronzato di birra e ha fatto
infuriare Macrone. Farebbe meglio a stare in guardia.
Prasutago moll una pacca forte sulla spalla del centurione e disse qualcosa di conciliante nella
sua lingua madre, poi ripose il pugnale sotto il mantello.
Gi le mani!, ringhi di nuovo Macrone. Sarai pure un bastardo grande e grosso, ma io ho
abbattuto uomini ben pi robusti di te.
Il guerriero lo ignor e si volt verso gli altri clienti, riprendendo la ricerca dellindomita
parente. Nessa, che si era alzata in piedi per meglio osservare il confronto tra i due, non fu abbastanza
veloce a riabbassarsi e sparire dalla vista.
Aaah!, tuon il gigante e si lanci in avanti, spintonando rudemente chiunque si trovasse sui
suoi passi. Nessa!.
Prima di considerare se fosse saggio agire cos, Catone si frappose tra i due, la mano sollevata
per fermare il guerriero che si stava avvicinando.
Lasciala stare!. La sua voce trem non appena prese coscienza della stupidit di quellatto.
Prasutago lo spinton, afferr Nessa per le spalle e, proprio come la ragazza aveva raccontato a
Catone, inizi a urlarle rabbiosamente contro. Catone si tir su dal pavimento e si scagli contro il
britanno. Prasutago vacill appena. Un istante dopo, una mano pesante colp Catone su un lato della
testa, il mondo divenne bianco e lui ricadde a terra come un sasso, privo di sensi.
Appoggiato alla porta, Macrone trasal. Mossa del tutto sconveniente, mio caro!. Si slanci in
avanti facendosi largo tra la folla in direzione del camino. Alle sue spalle Boudicca strisci fuori da
sotto la panca.
Macrone! Fermati! Ti uccider.
Deve solo provarci, il bastardo.
Fermati! Ti prego!, e gli si gett dietro cercando di afferrarlo per le spalle.
Lasciami andare, donna!.
Macrone, ti prego!.
Prasutago si accorse del trambusto dietro di lui e interruppe il rozzo trattamento che stava
riservando a Nessa per lanciarsi unocchiata alle spalle. Nello stesso tempo, spinse la ragazza lontano
da s e fece per girare la sua enorme stazza, vomitando fuori una valanga di parole con un misto di
rabbia e sollievo. Macrone si arrest a pochissima distanza dal gigante, guardandosi attorno in cerca di
qualcosa da usare come arma per ridurre la sproporzione tra loro due. Raccolse una stampella caduta a
terra accanto a un uomo svenuto e la tenne sollevata davanti a s in orizzontale. Ma prima di poter fare
qualsiasi mossa contro Prasutago, un colpo alla nuca lo stese: Boudicca lo aveva abbattuto con una
caraffa di ceramica. Stordito e confuso, Macrone cerc di rimettersi a carponi.
Rimani a terra!, gli sibil Boudicca. Rimani a terra e stattene tranquillo, se vuoi uscirne
vivo.
Dopodich la ragazza fece qualche passo verso il cugino, gli occhi infuocati e la bocca serrata
in segno di indignazione. Prasutago continu a urlare e ad agitare le sue enormi braccia. Boudicca gli
arriv davanti e gli moll un ceffone in faccia, poi un altro e un altro ancora, finch la lingua delluomo
si quiet e le braccia gli ricaddero immobili lungo i fianchi.
Na, Boudicca!, protest luomo. Na!.
Boudicca lo schiaffeggi unultima volta e gli punt un dito in faccia, sfidandolo a dire ancora
una parola. Con occhi ardenti e denti stretti, Prasutago non emise un suono. Gli altri avventori
osservavano la scena in rapito silenzio, impazienti di conoscere gli sviluppi di quel confronto tra il
gigantesco guerriero e la donna alta ed orgogliosa che lo aveva sfidato cos impudentemente. Alla fine
Boudicca riabbass il dito. Prasutago annu e le parl a voce bassa facendo un leggerissimo cenno della
testa in direzione della porta. Boudicca chiam Nessa e le fece strada allesterno. Prasutago indugi un
istante, guardando torvo gli altri presenti, sfidandoli a ridere di lui. Poi, dopo aver spinto da parte con
un calcio loptio prostrato, si precipit fuori della taverna, inseguendo a passo sostenuto le ragazze
sotto la sua tutela prima che riuscissero a svignarsela di nuovo.
Tutti gli avventori tennero gli occhi fissi sulla porta rimasta aperta, pensando che il guerriero
sarebbe rientrato. Mentre il chiacchiericcio lentamente si rianimava, il vecchio oste gallo fece un cenno
al suo guardaspalle che si mosse verso la porta per chiuderla. Poi, con aria indifferente, si avvicin a
Macrone.
Tutto bene, amico?
Sono stato meglio. Macrone si sfreg la testa e sussult. Dannazione! Fa male!.
Non mi sorprende.  una donna tutta dun pezzo, quella.
Oh, s!.
Ti ha salvato la pelle, comunque. A te e al tuo amico laggi.
Catone!. Macrone corse dalloptio che, tenendosi appoggiato a un gomito, scrollava la testa.
Sei ancora dei nostri?
Non ne sono del tutto sicuro. Mi sento come se mi fosse caduta addosso una casa.
Ci sei andato vicino!, ridacchi il muscoloso guardaspalle. Quel Prasutago  uno che sa
andarci pesante.
Catone sollev lo sguardo. Ah s?.
Il gallo aiut Catone a rimettersi in piedi e gli tolse la paglia dalla tunica.
E adesso, signori, se non avete nulla in contrario, vi chiederei di lasciare immediatamente
questo locale.
E perch?, chiese Macrone.
Perch te lo sto dicendo io, maledizione!, rispose il guardaspalle con un sorriso. Poi
addolcendosi un poco: Non azzuffatevi con un guerriero iceno di alto grado. Soprattutto se  ubriaco.
Tremo al pensiero di cosa potrebbe accadere al locale del mio padrone se Prasutago dovesse tornare
con un paio di amici e vi trovasse ancora qui.
Pensi che potrebbe tornare?, chiese Catone, buttando unocchiata nervosa verso la porta.
Non appena capir il collegamento tra le sue amiche e voi due. Per cui meglio non farvi
trovare, no?
Giustissimo. Andiamo, Catone, cerchiamoci un altro posto dove bere.
Avvolgendosi i mantelli sulle spalle, Macrone e Catone si abbassarono sotto larchitrave e
uscirono in strada. Il fascio di luce arancione che invase di traverso la neve nel vicolo spar
bruscamente non appena la porta fu richiusa alle loro spalle. Di Prasutago e delle due donne non vera
traccia l fuori, ad eccezione delle impronte nervose lasciate sulla neve lungo il vicolo.
E adesso?, chiese Catone.
Conosco un altro posto. Non piacevole come questo, ma passabile.
Non piacevole come questo.
Vuoi bere o no?
S, certo.
E allora chiudi il becco e seguimi.
Sulle orme dellesercito romano era giunta unintera torma di venditori di piaceri e di vizi in
grado di soddisfare ogni gusto. I lenoni fenici avevano allestito i loro postriboli itineranti nei quartieri
pi malfamati di Camulodunum. I prezzi convenienti di baracche e magazzini fatiscenti ne facevano
allettanti acquisti da ristrutturare e decorare con scene che illustravano ci che veniva offerto
allinterno, con tanto di tariffario. I lenoni pi ambiziosi arrivavano addirittura a smerciare alcol agli
uomini in attesa del proprio turno. E questo aveva portato alla diffusione capillare di piccole mescite,
tutte affamate di clientela. Inoltre cerano i soliti ciarlatani e uomini di magia che assicuravano di poter
curare qualsiasi malanno, dalla sifilide allimpotenza, nonch venditori ambulanti che proponevano una
variet infinita di merci: spade che non perdevano mai laffilatura, amuleti che respingevano le frecce,
coppie di dadi che magicamente facevano sempre sei, guaine profilattiche fatte con pregiatissimi tessuti
di rivestimento dello stomaco di capretto. Catone conosceva bene quel tipo di ciarpame: i quartieri
meno rispettabili di Roma erano affollati di venditori simili che offrivano gamme ben pi ampie di
piaceri carnali e rimedi miracolosi.
Macrone condusse Catone davanti a una bassa costruzione in legno ubicata in una stretta
stradina in penombra, percorsa al centro da un rivolo di escrementi umani, una disgustosa striatura nera
sulla neve smossa. Allinterno delledificio, laria era resa pesante dal tanfo di dozzinali incensi diffusi
appositamente per distrarre i clienti dagli altri odori ben pi sgradevoli che si insinuavano nelle narici. I
due legionari spinsero una porticina che si apriva in una stanzetta con un pavimento di doghe di legno.
In giro erano sparpagliati tavoli e panche, e su due barili poggiava il bancone. Il titolare se ne stava
tranquillamente seduto in compagnia di due delle sue meretrici, con lespressione annoiata di chi le ha
gi viste tutte; essa mal si confaceva con gli sgargianti graffiti che decoravano le pareti con scene di
uomini e donne sorridenti impegnati in esercizi anatomici di estrema complessit.
Solo due dei tavoli erano occupati da una manciata di legionari fermatisi per una bevuta appena
finito il giro di ronda. Indossavano la nuova corazza, la lorica segmentata, ed erano riuniti attorno a una
grossa brocca di vino. Nellangolo pi distante sedeva un gruppetto di sottufficiali della Seconda
Legione. Uno di loro alz gli occhi verso i nuovi arrivati e sul viso gli si apr immediatamente un
ampio sorriso.
Macrone, amico mio!, esclam, forse a voce fin troppo alta, tanto che il terzetto al bancone lo
guard con irritazione. Vieni qui a bere con noi.
Mentre gli altri facevano posto, Macrone present i suoi compagni.
Ragazzi, questo  il mio optio. Catone, questi zotici impregnati di alcol sono il nerbo del corpo
ufficiali della legione. Sotto una fonte di luce pi benevola, forse potresti anche riconoscere un paio di
facce. Ti presento Quinto, Balbo, Scipione, Fabio e Parnesio.
Gli uomini alzarono gli occhi annebbiati e salutarono con un dondolio della testa. Era evidente
che avevano gi bevuto parecchio.
Una cricca di bravi ragazzi, disse Macrone affettuosamente. Abbiamo prestato servizio
insieme prima di diventare centurioni. E questa  la prima volta che abbiamo loccasione di una
rimpatriata da quando anchio sono stato promosso. Un giorno, se vivrai a lungo, pure tu ti unirai al
nostro gruppo di centurioni, giusto, ragazzi?.
Mentre gli altri assentivano rumorosamente, Catone fece del suo meglio per non sembrare
troppo sconvolto da quel quadretto e si serv da bere. Scopr che si trattava di unaltra variet di quello
stesso vino aspro importato dalla Gallia, e trasal quando il liquido gli scese in gola bruciando.
Roba forte, eh?, sogghign Balbo. Proprio quello che ci vuole per prepararti a un corpo a
corpo con una bella sgualdrina.
Catone non aveva nessuna intenzione di spingersi a tanto, se le donne al bancone erano
effettivamente le professioniste che avevano tutta laria di essere. Tra laltro, lunica che aveva in
mente era Lavinia e il solo modo per non pensare a lei in quel momento era bere.
Parecchi boccali di vino pi tardi, Catone ebbe limpressione che i suoi occhi continuassero a
vorticare, incapaci di fermarsi, e quando tentava di chiuderli era anche peggio. Doveva concentrarsi su
qualcosa, per cui spost lo sguardo sul gruppo di legionari seduti allaltro tavolo e sulle loriche
segmentate che indossavano.
Poi attir lattenzione di Macrone.  roba buona quella, signore?
Roba? Quale roba?
Lequipaggiamento che indossano quei legionari. Invece delle maglie di ferro.
Quella, ragazzo mio,  la nuova armatura che le legioni stanno adottando.
Parnesio sollev la testa dalle braccia incrociate su cui laveva tenuta appoggiata fino a quel
momento e url con tono da piazza darmi: Armatura complessa, a uso dei legionari! Roba di qualit,
ragazzo.
Ignoralo, bisbigli Macrone a Catone. Lavora con il quartiermastro.
Lavevo intuito.
Ehi, voi laggi, esclam Macrone in direzione dellaltro tavolo. Unitevi a noi. Il mio optio
vuole vedere le vostre nuove armature.
I legionari si scambiarono qualche occhiata e alla fine uno di loro rispose: Non puoi dirci cosa
fare. Abbiamo appena smontato.
Non me ne frega nulla! Portate qui il culo, url Macrone. Adesso, ho detto.
Uno dopo laltro, gli uomini si alzarono dal tavolo con aria mansueta e si avvicinarono.
Rimasero in piedi accanto al tavolo degli ufficiali mentre questi esaminavano le loro armature
con una certa curiosit.
 facile da portare?, chiese Macrone, alzandosi dalla panca per osservare pi da vicino.
Abbastanza, signore, rispose il primo di loro che si era alzato. Pi leggera della cotta di
maglia. E molto pi resistente.  composta da placche rigide.
Ha un aspetto orribile. Come fate a muovervi in quella roba?
 snodata, signore. Si adatta ai movimenti del corpo.
Ma non mi dire. Macrone diede uno strattone allarmatura e poi sollev il mantello sul
retro. Tenuta da queste fibbie, capisco.
Esatto, signore.
Facile da infilare?
S, signore.
Costosa?
Meno della maglia di ferro.
Come mai voi della Ventesima siete gli unici ad averla? Non mi pare che abbiate tanto da
combattere.
Quando il legionario si mostr irritato per il commento poco rispettoso, gli ufficiali scoppiarono
a ridere. Luomo riusc, seppur con difficolt, a ritrovare sufficiente calma per rispondere. Non lo so,
signore. Sono solo un soldato semplice.
Finiscila di chiamarlo signore, gli sibil uno degli altri legionari. Non siamo tenuti a farlo in
questo momento.
Non posso farne a meno.
Smettila!, ribatt deciso laltro legionario. Altrimenti a che serve essere fuori servizio?
Tu!, disse Macrone, puntando un dito sul petto delluomo. Tieni chiusa quella dannata
bocca! Parlerai solo quando ti verr chiesto di farlo. Mi hai capito?
Capito, rispose deciso luomo. Ma non sono tenuto a obbedire agli ordini.
S, invece, che lo sei!. Macrone gli sferr un pugno nel ventre ma imprec violentemente
quando cozz contro la nuova armatura. Con laltra mano gli diede un pugno in faccia facendolo
barcollare allindietro addosso ai suoi compagni. Lo slancio fece girare su se stesso Macrone, che
croll sulluomo che aveva appena colpito, ridendo fragorosamente.
Bene, ragazzi. Bando alle gerarchie. Diamoci sotto!.
Ogni ufficiale, ad esclusione di Catone, balz in piedi e si scagli sui legionari i quali, come
Catone, rimasero a guardare sbalorditi finch non cominciarono a piovere i primi colpi. A quel punto,
riacquistata la lucidit sopita dallalcol, i legionari reagirono allattacco e la taverna si riemp del
rumore di tavoli e panche fracassati. Il tenutario fece uscire in fretta e furia le sue ragazze dalla stanza.
Avanti, Catone!, esclam Macrone da sotto un legionario. Buttati nella mischia!.
Alzandosi in piedi barcollante, Catone mir al legionario pi vicino e sferr un pugno con tutta
la forza che aveva. Manc clamorosamente il bersaglio e fin invece contro il muro, scorticandosi
malamente le nocche. Tent di nuovo e questa volta il colpo centr la tempia di uno degli uomini
provocandogli un forte dolore. Poi Catone si accorse di un pugno che gli stava arrivando dritto in faccia
e per la seconda volta quella sera il mondo divent tutto bianco. Con un grugnito cadde in ginocchio,
scuotendo la testa per tentare di mantenersi lucido. Riaperti gli occhi, vide un legionario in piedi
davanti a lui con uno sgabello sollevato al di sopra della testa. Istintivamente Catone picchi con la
testa in avanti colpendolo allinguine. Allimpatto, il legionario si pieg su se stesso e si accartocci su
un fianco lanciando un grido di dolore, con entrambe le mani premute tra le gambe.
Bel colpo, ragazzo, gli url Macrone.
Il colpo alla testa e leccessiva quantit di vino consumato fecero vacillare spaventosamente
Catone. Quello tent invano di rimettersi in piedi, ma tra le grida e il rumore di mobilio fracassato ud
comunque dei passi pesanti che si avvicinavano.
Soldati!, esclam qualcuno. Tutti fuori di qui!.
Allimprovviso la zuffa termin e tutti corsero verso il retro del bancone. La porta principale si
apr e spunt un drappello di soldati in mantello nero. Macrone tir su Catone e lo spinse in direzione
della minuscola porta sul retro attraverso la quale si stavano dando alla fuga anche gli altri rissosi. In un
turbine di immagini, Catone si ritrov allesterno, in strada, lanciato in una corsa goffa dietro a
Macrone. Il centurione si stacc dal gruppo e si diresse zigzagando gi per un vicolo. Quando Catone si
rese conto di averne perso le tracce, i rumori dei suoi inseguitori erano ormai svaniti. Allora si ferm e
si appoggi contro una paratia di legno cercando furiosamente di riprendere fiato. Il mondo gli
vorticava attorno causandogli un senso di nausea, e Catone desider disperatamente di vomitare. In
gola, per, non gli afflu altro che bile.
Macrone!, chiam. Macrone!.
Poco distante si sent un urlo e il clangore di armature si fece sempre pi forte.
Dannazione! Cosa ho combinato?.
Una mano gli afferr il braccio e lo stratton di lato, attraverso una porta e nel buio allinterno
di un edificio. Poi qualcosa lo colp forte allo stomaco facendolo cadere in ginocchio e lasciandolo
senza fiato. Allesterno, si udirono alcuni passi scricchiolare sulla neve e poi svanire in lontananza.
Mi spiace, disse Macrone, aiutando Catone a rialzarsi. Ma dovevo chiuderti la bocca per un
attimo. Non volevo farti male. Tutto a posto?
N-no!, boccheggi Catone. Sto male!.
Tieniti il dolore per dopo. Abbiamo di meglio da fare, adesso. Andiamo.
E lo spinse dentro una porta, allinterno di una piccola stanza illuminata da un solo lume. Su
letti dallaspetto trasandato erano sedute due donne che sorrisero non appena Macrone spunt dalla
porta.
Catone, queste sono Broann e Deneb. Salutale.
Salve, ragazze, biascic Catone. Chi sono?
Non lo so, a dire il vero. Le ho appena incontrate. Si d il caso che le signorine adesso siano
libere, per cui Broann  mia. Tu prenditi Deneb. Divertiti.
Macrone si diresse verso Broann, che gli sorrise con consumato calore, ma con effetto
miseramente rovinato dalla sfilza di denti mancanti sul davanti. Strizzando locchio a Catone, Macrone
si ritir dietro una tendina a brandelli con Broann.
Loptio si volt verso Deneb e vide una donna con il viso talmente truccato da rendergli
impossibile intuirne let. Alcune rughe allangolo della bocca facevano pensare che avesse quasi il
doppio degli anni del suo cliente. La donna sorrise e prese Catone per le mani, tirandolo verso di s sul
letto. Quando Catone le si inginocchi tra le gambe, Deneb sollev una mano sulla tunica di seta
aprendola per tutta la lunghezza del corpo, rivelando un paio di enormi seni con capezzoli marrone
scuro e un rado cespuglio di peli pubici. Catone la guard dallalto in basso per qualche istante. Lei gli
fece cenno di avvicinarsi: mentre il ragazzo si chinava sulle sue labbra imbellettate di porpora, il vino
ebbe definitivamente la meglio e Catone cadde in avanti privo di sensi.
...
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CAPITOLO QUATTRO.
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Il generale Plauzio sembrava vecchio e stanco, riflett Vespasiano osservandolo mentre
imprimeva il suo sigillo con lanello su una serie di documenti consegnatigli da un attendente.
Lintenso odore di fumo che saliva dalla ceralacca irrit il naso di Vespasiano, che si ritrasse,
appoggiandosi contro lo schienale della sedia. Incontri a ora tarda, come quello tra Vespasiano e
Plauzio in una buia sera dinverno, erano una consuetudine nellesercito romano. Mentre altri soldati
trascorrevano i periodi invernali rammollendosi negli alloggiamenti, gli uomini di Roma si tenevano in
forma con regolari allenamenti, e gli ufficiali si assicuravano che ogni sessione di addestramento fosse
curata nei minimi particolari in vista della ripresa primaverile delle operazioni.
La precedente stagione di campagne militari si era conclusa con ottimi risultati. Le legioni di
Plauzio erano approdate su una costa ostile, facendosi poi strada nel territorio dei Cantiaci,
attraversando il Medway e il Tamigi, prima di conquistare Camulodunum, la capitale della trib dei
Catuvellauni a capo della confederazione opposta a Roma. Nonostante il considerevole talento del
comandante nemico, Carataco, le legioni avevano sbaragliato i Britanni in occasione di due aspre
battaglie. Purtroppo questi non era caduto nelle loro mani, e in quel momento stava preparandosi per
continuare a resistere ai tentativi di Roma di annettere la Britannia al suo vasto impero.
Nonostante la rigidit dellinverno nordico, Plauzio aveva sempre mantenuto attiva la cavalleria
con lunghe sessioni di marcia nel cuore dellisola, con lordine preciso di limitarsi a osservare il
nemico senza ingaggiare con esso una battaglia. Nondimeno, alcuni squadroni erano rimasti vittime di
imboscate che avevano risparmiato solo una manciata di uomini spaventati perch facessero rapporto
sugli accadimenti. Di altre pattuglie, invece, si erano completamente perse le tracce. Perdite di questo
tipo erano un problema serio per un esercito gi carente di cavalieri, ma la necessit di raccogliere
informazioni su Carataco e sulle sue truppe era questione di massima importanza. Secondo quanto il
generale Plauzio e i suoi specialisti erano riusciti a scoprire, Carataco si era ritirato con ci che
rimaneva del suo esercito nella valle del Tamigi. L, il re dei Catuvellauni aveva messo di stanza alcune
piccole postazioni di difesa avanzate, dalle quali partivano scorrerie di carri e cavalleria leggera verso il
territorio in mano ai Romani. Alcune colonne di approvvigionamento romane erano state intercettate e
saccheggiate delle scorte di cibo e di equipaggiamenti, lasciandosi dietro solo i resti fumanti di
carovane e i corpi macellati delle truppe di scorta. I Britanni erano anche riusciti a mettere a ferro e
fuoco una fortificazione a presidio del guado sul Medway, distruggendo il ponte levatoio che era stato
costruito in quel punto.
Queste scorrerie, ovviamente, avevano un impatto minimo sulla capacit delle legioni di
affrontare la campagna imminente, ma accendevano per contro gli animi dei Britanni e questo era
motivo di seria preoccupazione per il quartier generale romano. Molte trib, che in un primo momento
avevano assai entusiasticamente accettato di stringere accordi con Roma lautunno precedente, avevano
poi iniziato a raffreddare le relazioni. Un gran numero di guerrieri si era unito alle file di Carataco,
disgustato dallalacrit con cui i loro capi avevano piegato la testa di fronte a Roma. La primavera
avrebbe messo Plauzio e le sue legioni davanti a un esercito nemico completamente rinnovato.
Le esperienze dellanno precedente avevano insegnato molto a Carataco sui punti forti e deboli
dellesercito romano. Aveva visto la ferrea compattezza delle legioni, e mai pi avrebbe lanciato i suoi
coraggiosi guerrieri a capofitto contro una muraglia di scudi che essi non avevano alcuna speranza di
penetrare. La tattica dellattacco lampo che Carataco stava impiegando in quel momento era un
preoccupante indizio della forma che il conflitto avrebbe preso in futuro. Le legioni potevano essere
fortissime negli scontri sul campo, ma la loro lentezza avrebbe reso facile alle truppe britanne
accerchiarle e insinuarsi nelle retrovie, mettendo a ferro e fuoco i canali di approvvigionamento. I
Britanni non avrebbero pi commesso la leggerezza di fermarsi ad affrontare le legioni, ma avrebbero
schivato ogni attacco e mirato al fianco e alle retrovie delle forze romane.
Come potevano le legioni, si chiedeva Vespasiano, rispondere a una tattica di questo tipo?
Localizzare e annientare Carataco e i suoi uomini sarebbe stato come tentare di conficcare un tappo di
sughero con un martello. Sorrise tristemente di fronte a questa similitudine: era fin troppo veritiera per
riuscire a risollevare il suo animo.
Fatto!, disse il generale Plauzio, imprimendo lanello sullultimo documento. Lattendente lo
raccolse velocemente dal tavolo e se lo infil sotto il braccio assieme agli altri.
Preparali immediatamente per la spedizione. Il corriere partir con la prima nave che salper
con la marea del mattino.
Certo.  tutto per stasera, signore?
S. Non appena i documenti saranno pronti, puoi far tornare i tuoi segretari ai loro alloggi.
Grazie, signore. Lattendente salut e lasci in fretta la stanza prima che il generale potesse
cambiare idea. La porta si richiuse e Plauzio e il comandante della Seconda Legione rimasero soli.
Vino?, propose Plauzio.
Buona idea.
Il generale si alz indolenzito dalla sedia e si stir le braccia mentre si avvicinava a una caraffa
di bronzo poggiata su un piccolo sostegno sopra la delicata fiamma di una lampada a olio. Minuscole
folate di vapore salirono dalla caraffa quando Plauzio sollev il pomello di legno e riemp due calici
dargento. Torn poi alla sua scrivania e ve li depose sopra, sorridendo soddisfatto mentre stringeva le
mani attorno al calice caldo.
Penso che non riuscirei mai a farmi piacere questisola, Vespasiano. Umida e fangosa per gran
parte dellanno, estati brevi e inverni rigidi. Non  un clima adatto a uomini civilizzati. Per quanto io
ami la vita militare, preferirei essere a casa.
Vespasiano sorrise e annu. Non vi  posto migliore.
Sono fermamente intenzionato a fare di questa la mia ultima campagna, prosegu il generale
in tono un po pi cupo. Sto diventando troppo vecchio per questa vita.  tempo che subentri una
nuova generazione di generali. Voglio solo ritirarmi nella mia propriet di Pompei e trascorrere il resto
dei miei giorni godendomi la vista che dalla baia si apre verso Capri.
Vespasiano dubitava che limperatore Claudio sarebbe stato daccordo a dispensare dal servizio
un generale di cos grande esperienza, ma rimase in silenzio per permettere a Plauzio di godersi quel
suo sogno a occhi aperti. Ha tutta laria di essere un posto molto tranquillo.
Tranquillo?, disse il generale aggrottando le sopracciglia. Non sono neanche sicuro di
conoscere davvero il significato di questa parola. Sono stato sul campo fin troppo tempo e, se devo
essere onesto, non so se sarei in grado di sopportare il pensionamento. Magari  solo questo posto.
Sono qui da appena qualche mese e mi sono gi stancato. E quel bastardo di Carataco mi sta mettendo
seriamente a dura prova. Pensavo di averlo sbaragliato una volta per tutte nellultima battaglia.
Vespasiano annu. Era ci che avevano pensato tutti. Anche se la battaglia aveva rischiato di
finire con una disfatta a causa delle stupide tattiche dellimperatore, le legioni alla fine avevano
annientato i guerrieri locali. Carataco, e ci che rimaneva delle sue truppe migliori, avevano
abbandonato il campo. In circostanze normali, i barbari avrebbero riconosciuto la sconfitta per mano di
Roma e invocato la pace. Ma non quegli insopportabili Britanni: sembrava preferissero continuare a
combattere, farsi macellare in battaglia e devastare la propria terra piuttosto che essere pragmatici e
accettare la supremazia di Roma. I pi ostili fra tutti erano i druidi.
Dopo lultima battaglia, alcuni di loro erano stati catturati e imprigionati in uno speciale
casamento sotto stretta sorveglianza. Ricordando la sua visita ai prigionieri druidi, Vespasiano avvert
un brivido di repulsione. Erano in cinque, vestiti con toghe nere, e ai polsi portavano amuleti fatti con
dei capelli intrecciati. Tenevano le chiome legate allindietro e le fermavano con della calce; mentre
Vespasiano li osservava incuriosito oltre le sbarre di legno, il loro fetore offendeva le sue narici.
Ognuno di loro aveva una luna crescente nera tatuata sulla fronte. Uno dei druidi si teneva in disparte
dagli altri: era un uomo alto, magro, con un viso scarno e una lunga barba bianca. Le sopracciglia erano
unincredibile massa di spessi peli neri, sotto i quali luccicavano occhi scuri infossati in profonde
orbite. In presenza di Vespasiano, luomo non aveva parlato, limitandosi a rimanere in piedi e a
guardare torvo il romano, le braccia conserte e i piedi aperti e ben piantati a terra. Vespasiano si era
soffermato qualche minuto a osservare gli altri druidi che chiacchieravano a voce bassa e in toni astiosi,
poi aveva di nuovo spostato lo sguardo sul loro capo che aveva continuato a fissarlo. Le sottili labbra
del druido si erano aperte in un ghigno, rivelando appuntiti denti gialli che sembravano essere stati
affilati. Una risata stridula e secca aveva immobilizzato i suoi seguaci, che avevano smesso di
borbottare e si erano voltati a guardare Vespasiano. Poi, uno dopo laltro, si erano uniti alla risata di
scherno. Il romano li aveva sopportati per qualche istante, subito dopo, infuriato, si era voltato ed era
uscito dal casamento.
Quei Britanni erano proprio stupidi come bambini, decret Vespasiano, ricordando il
comportamento dei capi trib presentatisi al cospetto di Claudio per manifestargli la loro disponibilit
dopo la sconfitta di Carataco: arroganti e sciocchi, eccessivamente indulgenti verso loro stessi ed
egoisti. I loro discorsi di amicizia si stavano gi rivelando in tutta la loro vacuit, e ancora troppo del
loro sangue e di quello delle legioni doveva essere versato prima della definitiva conquista dellisola.
Che terribile perdita. E come sempre accadeva, le sofferenze pi pesanti sarebbero ricadute
sulle persone che occupavano il gradino pi basso della societ barbarica. Vespasiano era quasi certo
che, se la classe dei guerrieri che li governava fosse stata sbaragliata e rimpiazzata da Roma, non
sarebbe stato poi un cos grande problema per loro. Del resto, tutto ci che volevano era un raccolto
adeguato per sopravvivere nei mesi invernali. Chiedevano solo questo e, mentre i loro signori
resistevano a Roma, la loro precaria esistenza sarebbe stata devastata dai venti di guerra che
investivano tutto il paese. Provenendo da una famiglia solo di recente elevata al rango dellaristocrazia,
Vespasiano era particolarmente sensibile alla realt di coloro che vivevano dietro gli occhi dei potenti
tiranni e solidale con le loro sofferenze. Non che questo gli fosse granch di aiuto, comunque: lo
considerava unulteriore conferma della sua inadeguatezza alla posizione sociale che occupava. Era
segretamente invidioso della spontanea aria di superiorit cos evidente nella condotta e nei modi di
coloro che discendevano direttamente dalle antiche famiglie aristocratiche.
Eppure erano state proprio quelle qualit ad avere rischiato di causare la distruzione di Claudio
e del suo esercito. Piuttosto che prendere atto dellabilit con cui Carataco era riuscito a resistere a
Roma fino a quel momento, limperatore aveva stimato il condottiero britanno poco pi che un
selvaggio, con una padronanza assolutamente rudimentale delle tattiche militari e nulla in fatto di
strategia. Una cos fallace sottovalutazione del nemico si era poi rivelata quasi fatale. Se Carataco fosse
stato al comando di un esercito pi disciplinato, in quel momento a Roma avrebbe governato un altro
imperatore. E forse  riflett Vespasiano per poi liquidare lidea come troppo fantasiosa  il mondo
sarebbe stato molto meglio senza tutti quegli aristocratici che pensavano solo a pavoneggiarsi.
Avendo compreso i limiti del lanciare un esercito non adeguatamente addestrato contro i ranghi
disciplinati delle legioni, Carataco aveva riorganizzato le proprie truppe in piccole colonne celeri con
lordine preciso di accontentarsi di esigue vittorie, messe a segno con il minor numero possibile di
perdite. In questo modo, i Romani forse si sarebbero persuasi che i Britanni erano difficili da
sconfiggere e avrebbero abbandonato lisola. Carataco, per, non aveva messo in conto la grande
tenacia delle legioni: indipendentemente da quanto tempo ci sarebbe voluto e da quanto sarebbe costato
in termini di vite umane, la Britannia doveva essere annessa a Roma perch cos limperatore aveva
ordinato. Le cose stavano semplicemente cos. Almeno finch fosse rimasto in vita Claudio.
Plauzio rimbocc il proprio calice e abbass lo sguardo sul vino aromatizzato. Dovremo
ancora avere a che fare con Carataco. Ma la domanda : come? Lui di certo si guarder bene dal
rischiare unaltra battaglia campale, indipendentemente da quanti uomini sar riuscito a reclutare. E noi
non possiamo permetterci di aggirarlo e spingerci ancor pi profondamente nel cuore dellisola. Non
arriveremmo nemmeno alla fine della prossima stagione di campagne. Carataco deve essere eliminato
prima dellinsediamento della provincia.  questo il nostro prossimo obiettivo. Plauzio risollev gli
occhi e Vespasiano fece un cenno di assenso.
Il generale afferr un grosso rotolo di pergamena su un lato del tavolo e dispieg con cura la
mappa tra lui e il legato. Gran parte delle annotazioni a inchiostro erano ancora fresche e di un nero
vivo, aggiunte nel corso dellinverno mano a mano che gli esploratori della cavalleria fornivano sempre
pi informazioni sulla morfologia del territorio. Vespasiano era impressionato dalla quantit di dettagli
presenti sulla mappa, e glielo disse.
 ben fatta, non trovi?, rispose il generale con un sorriso soddisfatto. Sto facendo preparare
delle copie per te e per gli altri legati. Mi aspetto che tu comunichi immediatamente qualsiasi altra
caratteristica significativa dovessi rilevare.
Certo, rispose istintivamente Vespasiano prima di comprendere appieno il senso di quella
richiesta. Suppongo che la Seconda Legione operer indipendentemente dal resto dellesercito, una
volta che avremo riattraversato il Tamigi.
Naturalmente.  questo il motivo per cui ti dislocher appena possibile. Voglio che tu e la tua
legione siate pronti a mettervi in marcia contro Carataco non appena riprender la stagione della
campagna.
Quali sono gli ordini?.
Il generale Plauzio sorrise di nuovo. Sapevo che avresti gioito dellopportunit di dimostrarmi
cosa siete in grado di fare tu e i tuoi uomini. Molto bene, sono felice di vedere il tuo entusiasmo.
Punt un dito a sud dellestuario del Tamigi. Calleva. Sar la vostra base fino a primavera. Ho
assegnato al tuo comando alcune unit della flotta del canale. Si uniranno a te allinizio dellestate. Le
userai per ricevere regolari approvvigionamenti durante la campagna e per tenere libero il fiume dai
nemici. E mentre tu taglierai fuori Carataco dalla parte sud dellisola, io lo respinger dalla valle del
Tamigi, verso nord. Per la fine dellanno dovremmo essere riusciti a far avanzare il fronte fino a una
linea che si estende dalla costa occidentale alle paludi degli Iceni.
A questo scopo porter la Quattordicesima, la Nona e la Ventesima Legione a nord del Tamigi
e ne attraverser la valle. La maggior parte delle colonne di incursori locali proviene da l. Nel
frattempo, tu guiderai la Seconda Legione nel nuovo attraversamento del fiume e ti sposterai lungo la
sponda meridionale. Dovrete fortificare ogni ponte o guado che troverete lungo il cammino. Questo
significa che dovrete penetrare nel territorio dei Durotrigi: del resto, prima o poi avremmo dovuto
affrontarli. Stando agli ultimi resoconti dei perlustratori, i Durotrigi controllano un buon numero di
colline fortificate, e voi dovrete assoggettare, e anche in fretta, alcune di esse. Pensi di potercela fare?.
Vespasiano valut la situazione. Non dovrebbe presentare molti problemi, a patto che io
disponga di equipaggiamenti sufficienti. Pi di quanta non ne abbia ora.
Plauzio sorrise.  ci che dicono tutti i miei legati.
Forse, signore, ma se volete che prenda quelle fortificazioni e sorvegli i punti di guado sul
Tamigi, ho bisogno di armi.
Plauzio annu. Molto bene. Prendo nota della tua richiesta. Vedr cosa si pu fare. E adesso,
torniamo al piano. Lo scopo  quello di stringere sempre pi lassedio attorno a Carataco fin quando
non si trover costretto a scendere in battaglia o a ritirarsi, quando sar lontano dalle nostre linee di
approvvigionamento e dal territorio che gi occupiamo. Alla fine si trover con le spalle al muro e
dovr affrontarci o arrendersi. Domande?.
Vespasiano esamin la mappa simulando gli spostamenti che il generale aveva appena descritto.
Dal punto di vista strategico, il piano sembrava valido, seppur ambizioso, ma lidea di dividere le
truppe lo lasciava perplesso, soprattutto perch non avevano informazioni dettagliate sulle reali
dimensioni dellesercito che Carataco aveva appena riorganizzato. Non cerano garanzie che il
comandante britanno non sarebbe tornato a operazioni pi convenzionali per combattere con una
legione isolata. Se quel piano mirava a impedirgli di attraversare il Tamigi, allora doveva esserci una
forza pronta a bloccargli i punti di guado disponibili, e tale ruolo era ricaduto sulla Seconda Legione.
Vespasiano risollev gli occhi dalla mappa.
Perch noi, signore? Perch proprio la Seconda?.
Il generale Plauzio lo guard per un istante prima di rispondere. Non devo esporti le mie
ragioni, legato. Devo solo impartirti ordini.
S, signore.
Ma vorresti che te le dessi?.
Vespasiano non replic, deciso a dare una conveniente impressione di imperturbabilit militare,
anche se la sua curiosit esigeva una risposta. Scroll le spalle.
Capisco. Be, allora, legato, domani mattina gli ordini ti verranno recapitati per iscritto al tuo
quartier generale. Se il tempo lo permetter, mi aspetto che tu decida di partire senza ulteriori indugi.
S, signore.
Bene. E adesso finiamo questo vino. Plauzio riemp entrambi i calici e sollev il proprio per
un brindisi. A una chiusura rapida della campagna e a un ben meritato periodo di congedo a Roma!.
Sorseggiarono il vino tiepido. Plauzio fece un largo sorriso al suo subordinato. Penso che tu
sia ansioso di tornare da tua moglie.
Non vedo lora, rispose tranquillamente Vespasiano, consapevole delle emozioni che il solo
nominarla gli causava. Tent di stornare da s lattenzione del generale. Penso che anche voi
desideriate quanto me rivedere la vostra famiglia.
Ah! In questo io ho un vantaggio rispetto a te. Gli occhi di Plauzio scintillarono
maliziosamente.
Signore?
Non devo tornare a Roma per rivederli. Sono in viaggio per raggiungermi. A dire il vero,
ormai dovrebbero arrivare da un giorno allaltro.
...
.
...
CAPITOLO CINQUE.
...
.
...
Uno strato di ghiaccio durissimo ricopriva il terreno quando la Seconda Legione usc a passo di
marcia dalle porte del vasto accampamento. Il mare di fango che si era formato oltre i bastioni di torba
durante i mesi umidi allinizio dellinverno si era congelato fino ad assumere la durezza della pietra, e
ora era ricoperto da uno spesso strato di neve, compattata e ghiacciata sotto i passi dei legionari. Sotto
lo scintillante manto di gelo luccicavano i ceppi di alberi abbattuti ai lati del sentiero che
dallaccampamento si snodava in direzione ovest e verso il lontano Tamigi. Al di sopra dellorizzonte
netto alle spalle della legione, il sole splendeva in un cielo azzurro intenso, come solo nella pi tersa
delle giornate invernali pu accadere.
Tanto gelida era laria che un solo profondo respiro fece tossire alcuni soldati quando uscirono
allesterno carichi di tutto lequipaggiamento. Sotto i loro calzari chiodati, la neve scricchiolava e il
ghiaccio si incrinava. I pi malfermi, in coda alla colonna, scivolavano e tentavano poi, non senza
difficolt, di ritrovare lequilibrio per rimettersi al seguito del compatto raggruppamento della legione.
In testa, gli esploratori della cavalleria si lanciarono al galoppo aprendosi a ventaglio sullondulato
paesaggio bianco, e lasciando dietro di s una scia di neve scintillante. I cavalli, rinvigoriti dallaria
pungente e dallaspettativa del galoppo, mordevano il freno e correvano esuberanti. Lungo tutta la
colonna di uomini e animali che seguivano le proprie ombre inclinate sulla neve, salivano piccole
nuvole di alito fumante che si dissolvevano poi in aria.
In momenti come quelli, per Catone essere vivo era motivo di inesprimibile gioia. Dopo i
lunghi mesi trascorsi al chiuso del vasto accampamento assieme alle altre legioni, con appena qualche
sporadica battuta di perlustrazione, allenamenti ripetitivi e addestramento alle armi per combattere la
noia della routine quotidiana, la marcia di quel giorno era una vera e propria liberazione. I suoi occhi
scrutavano il paesaggio assaporando la severa bellezza della campagna britannica di quel tardo inverno.
Infagottato comera nel suo mantello e con le mani protette da manopole di lana, il passo regolare della
marcia lo scald in breve tempo. Persino i suoi piedi, assai doloranti quando, alle prime luci dellalba,
le legioni avevano iniziato a prepararsi per partire, dopo il primo miglio di marcia sembravano ora stare
bene. La gaiezza del suo umore era solo leggermente temperata dallespressione imbronciata del
centurione che gli marciava di fianco in testa alla Sesta Centuria della Quarta Coorte. Macrone sentiva
gi la mancanza delle taverne e dei postriboli di Camulodunum.
Un sentimento ricambiato. In un sol colpo, infatti, era venuto a mancare quasi un quarto dei
clienti abituali di quei locali. Gli imprenditori, riversatisi in citt dai porti della Gallia, presto si
sarebbero rimessi in viaggio alla volta del continente, non appena il resto dellesercito avesse iniziato i
preparativi per riprendere la guerra contro Carataco e i suoi alleati. Lo scoraggiamento di Macrone non
era, per, esclusivamente dovuto alla indisponibilit dei piaceri offerti da gestori di mescite e di
postriboli: il congedo da Boudicca non era stato troppo sereno.
Dopo la notte in cui lei e Nessa erano riuscite a sfuggire a Prasutago, la sua famiglia le aveva
rigorosamente proibito ogni ulteriore incontro con soldati romani. Solo una volta Boudicca e Macrone
erano riusciti a rivedersi, e per giunta per un tempo assai breve. Un rapido abbraccio nel retro di una
stalla, sotto gli occhi curiosi di cavallini e vitelli intenti a ruminare il pastone invernale. Macrone aveva
tentato di approfittare quanto pi possibile di quel momento, forse anche troppo, per i gusti della
ragazza icena. Quando Boudicca aveva sentito le dita di Macrone farsi assai pi audaci di quanto
avrebbe desiderato, si era divincolata dal suo abbraccio lasciandosi ricadere con la schiena sulla paglia
e laveva schiaffeggiato.
Si pu sapere perch fai cos?, aveva chiesto Macrone, sbigottito.
Che tipo di ragazza pensi che io sia?, gli aveva gridato lei di rimando. Non sono mica una
sgualdrina da quattro soldi!.
Non ho mai detto che lo fossi. Stavo solo cercando di prendere al volo questoccasione.
Pensavo ci stessi.
Pensavi ci stessi? Ma che razza di offerta  questa?.
Macrone si strinse nelle spalle.  il meglio che posso fare.
Vedo. Boudicca laveva guardato in cagnesco per qualche istante e Macrone si era
allontanato da lei, imbronciato. La ragazza poi si era addolcita, gli si era fatta vicina e, accarezzandolo
sulla guancia, gli aveva detto: Mi dispiace, Macrone.  solo che non ci riesco con tutti questi animali
che ci guardano: un po troppo pubblico per i miei gusti. Non  che non lo voglia, ma avevo pensato a
qualcosa di pi romantico.
E una stalla non ti sembra abbastanza romantica?, si era lamentato lui.
E da quel momento le cose tra di loro si erano improvvisamente raffreddate. Senza dire unaltra
parola, Boudicca si era velocemente risistemata tunica e mantello, nascondendo i seni. Poi, lanciando
unultima occhiata furente a Macrone, si era alzata e si era diretta rapidamente fuori della stalla. Essere
mollato in quel modo aveva mandato Macrone su tutte le furie e per principio si era rifiutato di correrle
dietro. Adesso se ne pentiva amaramente. Prima che Camulodunum sparisse dalla vista, allorch il
sentiero prese a costeggiare le pendici di un basso crinale, Macrone si lanci alle spalle uno sguardo
amareggiato. Lei era l, da qualche parte, tra la distesa di tetti di paglia innevati che si apriva sotto la
lunga e bassa macchia confusa del fumo prodotto dalla legna. Il romano aveva iniziato a nutrire
sentimenti talmente profondi per quellesuberante icena che il sangue gli ribolliva nelle vene al solo
ricordo della loro passata vicinanza fisica. Si maledisse per il suo stupido romanticismo e distolse lo
sguardo dalla citt, rivolgendolo prima verso gli elmi scintillanti della sua centuria e poi sul suo optio,
su cui si sofferm.
Si pu sapere che hai da ridacchiare?
Ridacchiare, io? Giammai, mio signore.
Tra le truppe della Seconda Legione circolavano varie ipotesi su quale potesse essere la loro
missione. Alcuni si chiedevano addirittura se non stessero per caso ritirandosi dallisola, ora che
Carataco era stato battuto. I legionari di maggiore esperienza, invece, dimostravano tutto il loro
disprezzo nei confronti di quelle voci: le sommarie incursioni con cui i Britanni avevano continuato a
tartassare le truppe romane dallautunno precedente dimostravano che essi non erano ancora sconfitti. I
veterani conoscevano benissimo la natura della campagna che li attendeva: un periodo di avanzata e di
consolidamento estremamente faticoso e irto di pericoli, in presenza di un nemico scaltro che
conosceva alla perfezione la morfologia del territorio; e che sarebbe uscito allo scoperto per combattere
solo quando il vantaggio fosse stato del tutto dalla sua parte. La minaccia di un attacco non avrebbe
mai abbandonato lesercito romano. Molto probabilmente i legionari destinati a morire durante quella
campagna non avrebbero mai udito la freccia che li avrebbe trafitti, mai scorto il giavellotto che veniva
lanciato o il pugnale conficcatogli alle spalle mentre erano di guardia. Il nemico non sarebbe stato altro
che un esercito di ombre che accerchiava le lente e impacciate legioni: visto di rado, ma costantemente
percepito. Quel tipo di guerra era molto pi difficile di qualsiasi dura marcia o battaglia accanita.
Richiedeva una tenacia di cui solo le legioni sapevano dar prova. E mentre la Seconda marciava verso
la sua nuova base operativa, la mente dei veterani era ossessionata dal pensiero di anni e anni di
campagne nelle lande desolate e nebbiose della Britannia.
Per due giorni continu a imperversare il rigido tempo marzolino, poi il cielo si rasseren. Alla
fine di ogni giornata, Vespasiano ordinava di allestire un accampamento mobile in vista di attacchi
nemici, che comportava la scavatura di un canale di trincea esterno profondo poco meno di venti piedi
e linnalzamento di un terrapieno difensivo interno di sei per proteggere la legione e le salmerie.
Questo significava che, al termine di ogni giornata di marcia, i legionari, esausti, dovevano continuare
a lavorare fino a notte fonda per rompere il terreno congelato con vanghe e picconi. E solo una volta
che le difese erano state completate, i soldati, avvolti nei mantelli, potevano mettersi in fila per ricevere
la loro razione di orzo fumante e pasticcio di maiale al latte. Pi tardi, con la pancia piena e le membra
ristorate dal calore dei fuochi del campo, gli uomini entravano strisciando nelle tende di pelle di
caprone e si raggomitolavano sotto tutti gli strati di vestiario che avevano a disposizione. Per poi
riemergerne alla pallida luce azzurrognola dellalba e ritrovarsi davanti un mondo ricoperto da una
coltre di ghiaccio che scintillava lungo le pieghe e i cavi di ritegno delle tende. Allora gli uomini si
stringevano gli abiti addosso per riscaldarsi nelle rigide mattine invernali, finch gli ufficiali li
spronavano ordinando loro di smontare le tende e prepararsi per lennesima giornata di marcia.
Al terzo giorno, il tempo variabile dellisola si fece pi mite e lo spesso manto bianco di neve
inizi ad allentare la sua presa sul paesaggio. Mentre i legionari salutavano il tepore del sole, la neve
sciolta trasform rapidamente i sentieri in un acquitrino vischioso che faceva sprofondare le ruote dei
carri e i calzari della fanteria. E fu con un certo sollievo che al quarto giorno, affrontando il lieve
declivio che portava nella valle del Tamigi, i soldati avvistarono il vallo dellenorme base militare
costruita lestate precedente, quando le legioni avevano per la prima volta attraversato il grande fiume.
La base in quel momento era presidiata da quattro coorti di ausiliari batavi. La fanteria batava era stata
lasciata di stanza alla base mentre gli squadroni della cavalleria perlustravano la valle, scovando e
mettendo in fuga ogni unit di incursione di Carataco che incontravano. Allinterno della base, durante
tutto linverno erano state accumulate scorte e provviste grazie alle navi da carico che facevano la spola
tra la Gallia e Rutupiae ogniqualvolta il tempo lo permetteva. Dallestuario, chiatte pi piccole
risalivano poi il corso del Tamigi trasportando le provviste fino alla base che occupava le due sponde
del fiume. Lultimo anello della catena di approvvigionamento era costituito da brevi colonne di carri
che, sotto scorta, raggiungevano le fortificazioni avanzate occupate da piccoli distaccamenti di truppe
ausiliarie.
Questa linea di difesa era stata eretta dal generale Plauzio nel tentativo di tenere a bada
Carataco. Tentativo risultato poi del tutto vano. Con il favore del buio, esigui gruppi di nemici
riuscivano regolarmente a penetrarla e a bersagliare le linee di approvvigionamento romane, portando
distruzione tra le trib passate agli invasori. Talvolta venivano sferrati attacchi pi audaci che vedevano
il massacro delle piccole guarnigioni di alcuni avamposti. Non passava giorno in cui una nube confusa
di fumo in lontananza che si stagliava contro il cielo terso invernale non facesse intuire un ennesimo
attacco a una colonna di approvvigionamento, a un villaggio locale o a un avamposto romano. I
comandanti delle coorti ausiliarie, incaricate di difendere la zona, non potevano far altro che assistere
disperati allennesima conferma del loro fallimento nel contenere Carataco e le sue truppe. Ma sarebbe
stato di nuovo possibile lanciare limponente corpo delle legioni romane contro i Britanni solo col
sopraggiungere della primavera e di un tempo migliore.
Larrivo allaccampamento sul Tamigi concesse agli uomini della Seconda Legione solo una
breve tregua dalla fatica quotidiana di allestire il campo. Il giorno successivo, infatti, il legato diede
lordine di attraversare il ponte verso la sponda meridionale. E fu solo in quel momento che le menti
pi strategiche della legione iniziarono a intuire quale ruolo essa avrebbe avuto nellimminente
campagna. Attraversato il fiume, lunit vir a ovest e risal il corso del fiume per i due giorni
successivi, seguendo il percorso che i genieri avevano tracciato stendendo a terra tronchi e grossi rami.
Il sentiero poi volgeva a sud, e nel primo pomeriggio del terzo giorno di marcia la legione raggiunse le
pendici di una collina. Quello era il punto da cui la Seconda Legione avrebbe sferrato il suo attacco nel
territorio dei Durotrigi, una volta iniziata la stagione della guerra.
Mentre le salmerie e i carri dellartiglieria risalivano il pendio fangoso con difficili e accurate
manovre, il corpo principale della legione continu la marcia verso lampia cima della collina. Fu dato
lordine di deporre gli equipaggiamenti e iniziare i lavori di trinceramento. Mentre gli uomini della
Sesta Centuria iniziavano a scavare la loro sezione del fossato difensivo, il centurione Macrone osserv
lorizzonte verso meridione.
Guarda, Catone! Non ti sembra una citt, quella laggi?.
Loptio lo raggiunse e guard nella direzione in cui Macrone puntava il dito. A parecchie miglia
di distanza, salivano verso lalto sottili pennacchi di fumo, appena visibili contro il buio fitto della sera
invernale in arrivo. Poteva trattarsi di unillusione ottica, ma Catone era quasi certo di scorgere i vaghi
contorni di un insediamento di dimensioni ragguardevoli.
Immagino che possa essere Calleva, signore.
Calleva? Ne sai qualcosa?
Me ne ha parlato una volta un mercante a Camulodunum. Diceva di avere interessi in una
stazione commerciale sulla costa meridionale. Forniture di vino e ceramiche alla trib degli Atrebati, e
noi ci troviamo proprio nel loro territorio. Calleva  il loro insediamento principale, signore. Lunico,
almeno, di una certa grandezza, a detta del mercante.
E allora cosa ci faceva a Camulodunum?
Cercava di allargare i suoi traffici, proprio come tutti i suoi simili.
E ti ha detto qualcosa di utile sui suoi amici laggi?
Utile, signore?
S, ad esempio quanto sono leali, come se la cavano in combattimento. Utile in questo senso.
Oh, capisco. Be, mi ha detto solo che gli Atrebati sembravano abbastanza amichevoli verso di
lui e gli altri mercanti. E adesso che il generale ha riconsegnato il trono a Verica, dovrebbero essere
molto leali con Roma.
Macrone tir su col naso. Staremo a vedere.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
.
...
Il giorno successivo fu dedicato ai lavori per la fortificazione dellaccampamento principale
della legione e di una serie di avamposti a nord, a presidio del Tamigi, e a ovest, per vigilare su
eventuali incursioni dei Durotrigi. La mattina seguente allarrivo della legione, si avvicin
allaccampamento un drappello di uomini a cavallo provenienti da Calleva. Alle mura fu
immediatamente adunata la coorte in servizio e il legato venne avvertito dellarrivo dei cavalieri.
Vespasiano si affrett a raggiungere la torretta di guardia e, ansimando ancora per avere salito la
scaletta, guard gi per il pendio. Il drappello di cavalieri si stava avvicinando al trotto in tutta
tranquillit; subito dietro la testa della colonna, sventolavano due stendardi: un serpente britanno e il
vessillo romano di un distaccamento della Ventesima Legione.
Uno scricchiolio della scala di legno annunci larrivo del tribuno laticlavio. Gaio Plinio era
stato promosso solo di recente a quella posizione per rimpiazzare Lucio Vitellio, che in quel momento
si trovava sulla via di ritorno per Roma, dove lo attendeva una brillante carriera come favorito
dellimperatore.
Chi , signore?
Verica, immagino.
E i nostri?
Le sue guardie del corpo. Il generale Plauzio ha inviato una coorte della Ventesima per
sostenere la causa di Verica quando questi ha reclamato il trono. Vespasiano sorrise. Nel caso gli
Atrebati avessero deciso che sarebbero stati molto meglio senza il loro nuovo sovrano. Meglio vedere
cosa vogliono.
Il rozzo portale di legno si apr verso linterno per lasciar passare gli uomini a cavallo. Su un
lato del sentiero fangoso si allinearono gli uomini di una centuria adunatasi frettolosamente per
accogliere gli ospiti. Alla testa della colonna cera un individuo alto con fluenti capelli grigi. Nel fiore
degli anni, Verica era stato un uomo dalla presenza imponente, ma let avanzata e il doloroso periodo
di esilio lo avevano ormai ridotto alla figura fragile e ricurva che smont faticosamente da cavallo per
salutare Vespasiano.
Benvenuto, sovrano!, lo accolse questi, seguito, dopo un primo istante di esitazione, da Plinio
che ne imit lesempio, reprimendo il proprio disgusto per quella deferenza nei riguardi di un barbaro,
seppur sovrano del suo popolo. Verica si avvicin con passo rigido al romano e strinse lavambraccio
che questi gli porgeva.
Salute, legato! Mi auguro che linverno sia stato clemente con te e i tuoi uomini.
Non  ancora finito, rispose Vespasiano facendo un cenno in direzione del fango scivoloso
che ricopriva tutto il terreno.
Si intona con il colore della torba!, ridacchi Verica, soddisfatto della battuta. Poi si volt
verso gli uomini a cavallo: gli animali mordevano il freno e sbuffavano, innervositi da quel luogo
sconosciuto. Centurione! Dai per favore lordine ai tuoi uomini di smontare da cavallo e poi unisciti a
noi.
Di fianco al portinsegne, un ufficiale romano fece il saluto e trasmise rapidamente lordine.
Vespasiano si volt verso il tribuno laticlavio. Plinio, assicurati che venga dato loro qualcosa
per scaldarsi.
S, signore.
I miei ringraziamenti, legato, sorrise Verica. Anchio gradirei qualcosa da bere. Dallultimo
nostro incontro mi pare di ricordare una tua particolare predilezione per il Falerno.
Proprio cos, sovrano. Ne dovrei ancora avere un goccio.
Vespasiano si sforz di sorridere. Nelle sue scorte private rimaneva solo una piccola quantit
del prodotto di quelleccellente vitigno e doverlo condividere non gli faceva affatto piacere. Ma gli
ordini ricevuti dal generale Plauzio erano stati chiari: cercare in ogni modo di rimanere in buoni
rapporti con gli alleati che Roma era riuscita a conquistarsi tra le trib dellisola. Il successo o il
fallimento dellinvasione dipendevano dalloculatezza di Roma nel dislocare le truppe. Plauzio si
sarebbe guardato bene dallavanzare finch non fosse stato assolutamente certo che i suoi fianchi erano
coperti dalle trib fedeli a Roma. Di conseguenza, ogni uomo del suo esercito, indipendentemente dal
grado, doveva usare la massima cordialit con quelle trib alleate o avrebbe fatto i conti con la collera
del generale. E ci includeva anche lofferta del Falerno a coloro che del bere riconoscevano solo la
qualit inebriante.
Immagino che tu conosca gi il centurione Publio Pollio Albino. Verica fece un cenno con la
mano in direzione dellufficiale che si dirigeva a grandi passi verso di loro. Il centurione fece un saluto
al legato e si mise sullattenti di fianco al re.
Centurione. Vespasiano rispose al saluto inclinando la testa e poi si volt di nuovo verso il
suo ospite.
Albino  uno dei nostri uomini migliori. Sono certo che ti avr reso un buon servizio.
Non posso lamentarmi.
Vespasiano guard Albino, che mantenne unespressione impassibile di fronte a quella lode
smaccata, legittimando cos la scelta fatta dal generale inviando proprio lui per un compito che
richiedeva un elevato grado di diplomazia e tolleranza.
Come procede laddestramento dei vostri uomini, mio signore?
Abbastanza bene. Verica si strinse nelle spalle, chiaro segno che non era poi cos interessato
agli sforzi di Roma di fornire al suo governo uno stabile sostegno. Sono troppo vecchio per lasciarmi
incuriosire dalle faccende militari. Ma posso dire che il centurione Albino sta facendo un ottimo lavoro.
Con le eccellenti qualit fisiche di cui gli Atrebati sono dotati, non dovrebbe essere cos difficile creare
un corpo di guerrieri in grado di far rispettare la mia volont, vero centurione?
Non posso lamentarmi, sovrano.
Vespasiano gli lanci uno sguardo di avvertimento, ma il centurione continu a guardare dritto
davanti a s, impassibile.
S, dunque, penso proprio che potremmo ritirarci nel pi piacevole tepore delle mie tende. Se
volete seguirmi.
Seduti attorno a un braciere di bronzo, nel quale, su tizzoni ardenti, crepitava un ceppo di legna
fresca, Vespasiano e i suoi due ospiti sorseggiavano vino da calici dargento immergendosi nel tepore
indotto da quella bevanda. Intorno a loro, grumi di fango insozzavano la pregevole fantasia dei tappeti
sparsi sui pannelli di legno del pavimento, e Vespasiano tra s e s maledisse di dover essere cos ligio
agli ordini del suo comandante in fatto di ospitalit verso i popoli locali.
Come sta il generale Plauzio?, chiese Verica, avvicinandosi al braciere.
Sta bene, sovrano. Ti manda i suoi pi calorosi saluti e laugurio di buona salute.
Oh, gi, immagino che la mia salute debba stargli davvero a cuore!, ridacchi Verica. Da
morto non sarei certo di grande utilit. Gli Atrebati non hanno versato una sola lacrima quando
Carataco mi ha dato il benservito, tanto meno mi hanno riservato una calda accoglienza al mio ritorno,
scortato da guardie romane. Chiunque mi succeder, farebbe forse meglio a giurare fedelt a Carataco,
piuttosto che al vostro imperatore Claudio, se desidera conquistare lamore del suo popolo.
Gli Atrebati sarebbero veramente disposti a rischiare le terribili conseguenze di concedere il
tuo trono a un uomo simile?
Il trono  mio solo perch  il vostro imperatore a dirlo, fu la tranquilla risposta.
Vespasiano ebbe limpressione di ravvisare una nota di amarezza nel suo tono. Se Verica fosse
stato pi giovane, la cosa sarebbe stata preoccupante. Ma la sua et avanzata sembrava aver generato in
lei un desiderio di pace e sopito le ardenti ambizioni che avevano alimentato le sue brillanti conquiste
giovanili. Il re britanno bevve un altro sorso di vino prima di proseguire.
Roma rester in pace con gli Atrebati fintantoch il centurione Albino e i suoi uomini
rimarranno qui per garantire che la volont dellimperatore venga rispettata. Ma con Carataco ancora l
fuori, libero di insinuarsi indisturbato tra le vostre legioni per punire i capi di quelle trib che sono
passate dalla parte di Roma, non vi sar difficile capire perch parte del mio popolo potrebbe contestare
la mia lealt verso di voi.
Naturalmente, lo capisco, mio signore, ma puoi comunque far capire loro che le legioni
finiranno per sbaragliare Carataco. Non pu esservi esito diverso. Ne sono certo.
Oh, davvero?. Verica lo guard stupito, scuotendo la testa con fare ironico. Non c nulla di
certo nella vita, legato. Nulla. Men che meno la sconfitta di Carataco, con ogni probabilit.
Lo sconfiggeremo presto, vedrai.
E allora assicurati che sia fatto o non potr pi rispondere della lealt del mio popolo.
Soprattutto con quei maledetti druidi intenti ad agitare le acque.
Druidi?.
Verica annu. Si sono verificate alcune incursioni contro piccoli villaggi e insediamenti
commerciali sulla costa. Dapprima abbiamo pensato potesse trattarsi di una banda di Durotrigi. Almeno
finch non abbiamo avuto un rapporto pi dettagliato. A quanto sembra, gli incursori non si sono
accontentati di quel poco che sono riusciti a razziare e uccidere. Non hanno risparmiato nessuno. N
uomini, n donne n bambini. Neanche il bestiame. Ogni casa, ogni capanna, persino la pi povera, 
stata data alle fiamme. E il peggio deve ancora venire. Verica si ferm un istante per prendere un altro
sorso di vino. Vespasiano not il tremore della mano con cui reggeva il calice. Il re svuot il bicchiere
e fece rapidamente segno ad Albino perch glielo riempisse di nuovo. Si limit poi a fargli un cenno
con la testa quando il vino rosso aveva quasi raggiunto lorlo.
Forse  meglio che glielo racconti tu stesso, Albino. Del resto, eri presente e hai visto.
S, mio signore.
Vespasiano spost lattenzione sul centurione, un uomo dal volto segnato dal tempo e da
cicatrici, molto avanti nella carriera. Albino era magro, ma i muscoli dellavambraccio erano ben
definiti. Aveva laria di essere uno che non si lasciava sconvolgere tanto facilmente e parlava con la
voce atona ma vivace di un professionista temprato.
Quando la notizia delle prime scorrerie ha raggiunto Calleva, il re qui presente ha inviato me e
una centuria nella zona per investigare, signore.
Una sola centuria?. Vespasiano era scandalizzato. Non  esattamente il tipo di
comportamento cauto consigliato vivamente dallesercito, centurione.
No, signore, rispose Albino con una leggerissima inclinazione del capo verso Verica,
impegnato a bere un altro sorso del Falerno del legato. Ho per pensato che sarebbe stato meglio se il
resto della coorte fosse rimasto a proteggere gli interessi del re.
Capisco. Mi sembra giusto. Continua.
S, signore. A due giorni di marcia da Calleva abbiamo trovato i resti di un villaggio. Ho fatto
perlustrare a fondo la zona prima di avvicinarci. Era come ha appena detto Verica: non avevano
lasciato nessuno in vita e nessuna costruzione in piedi. Abbiamo trovato, per, solo pochi cadaveri, tutti
di uomini, signore.
Avranno fatto prigionieri gli altri.
 quello che ho pensato anchio, signore. Cera un po di neve sul terreno e non  stato cos
difficile seguirne le tracce. Albino fece una pausa e guard fisso il legato negli occhi. Non avevo
intenzione di rischiare, signore. Solo vedere da quale direzione era arrivati e poi tornare a fare
rapporto.
Giustissimo.
Per cui abbiamo seguito le orme per un altro giorno finch poi, poco prima del tramonto,
abbiamo avvistato del fumo che saliva da dietro unaltura. Ho pensato si trattasse di un altro villaggio
saccheggiato. Ci siamo avventurati su per il pendio, lentamente, e poi ho ordinato agli uomini di
fermarsi mentre io proseguivo da solo. Dapprima ho sentito grida di donne e bambini, poi ho visto le
fiamme, non troppo distante dalla cima del monte. Ed era ormai buio quando sono arrivato cos in l da
vedere cosa stava succedendo. Fece ancora una pausa, indeciso su come continuare sotto il piglio
attento del superiore, e lanci unocchiata veloce a Verica che aveva smesso di bere e lo guardava di
rimando con espressione timorosa, sebbene conoscesse gi quel resoconto.
Allora? Parla, centurione!, ordin Vespasiano, per niente in vena di assistere a tale
pantomima.
Certo, signore. I druidi avevano costruito un gigantesco fantoccio cavo con giunchi e rami
attorcigliati e al suo interno avevano fatto entrare donne e bambini. Quando ho visto la scena, era gi
avviluppato dalle fiamme. Alcune delle persone che erano l gridavano ancora. Ma non hanno
continuato per molto, per. Serr le labbra e abbass gli occhi per un istante. I druidi sono rimasti
a guardare per un po, poi si sono rimessi in sella e se ne sono andati, dileguandosi nel buio. Come
ombre, giacch erano vestiti con tuniche nere. Allora sono tornato dai miei uomini e insieme ci siamo
rimessi in marcia per raggiungere Calleva e fare rapporto.
Questi drudi, erano in nero, dici?
S, signore.
Qualche altro dettaglio, o uninsegna?
Si stava facendo buio, signore.
Ma cera un fuoco.
Lo so, signore. Lo stavo guardando.
Va bene. Vespasiano comprendeva, certo, ma per lui era comunque deludente constatare che
un veterano potesse perdere cos presto di vista dettagli di tale importanza. Si volt verso Verica.
Ho letto dei sacrifici umani praticati dai druidi, ma dovr pur esserci altro dietro tutto questo.
Un avvertimento sul destino che attende coloro che scelgono di stare dalla parte di Roma, forse?
Forse, annu Verica. Carataco ha fatto propri quasi tutti i culti druidi, e adesso, a quanto
sembra, anche la setta della Luna Nera.
La Luna Nera?. Vespasiano aggrott per un istante le sopracciglia prima che in lui affiorasse
il ricordo del casamento con i prigionieri fuori Camulodunum, trasformandosi poi in unimmagine
vivida. Questi druidi portano una luna crescente sulla fronte, giusto? Una specie di tatuaggio. Una
luna nera.
Li conosci?, rispose Verica, sgranando gli occhi per la sorpresa.
Ne ho incontrati alcuni, sorrise Vespasiano. Ospiti del generale Plauzio. Li abbiamo fatti
prigionieri dopo che Carataco  stato sconfitto fuori Camulodunum. E ora che ci penso, quelli sono stati
gli unici druidi che abbiamo preso. Tutti gli altri erano morti, per lo pi si erano suicidati.
La cosa non mi sorprende. Voi Romani non siete certo famosi per la tolleranza nei confronti
dei druidi.
Dipende da chi  limperatore in quel momento, rispose Vespasiano in tono irritato. Ma se i
druidi preferiscono la morte alla cattura, perch quelli della Luna Nera si sono fatti prendere?
Pensano di essere dei prescelti. Non sono autorizzati a darsi la morte per mano propria. Sono i
servitori di Cruach, colui che porta la notte. Secondo la leggenda, in futuro il dio si lever e annienter
il giorno, governando sempiternamente il mondo delle tenebre e dellombra.
Sembrerebbe un tipo cattivo, sorrise Vespasiano. Non posso certo dire di morire dalla voglia
di conoscerlo, questo Cruach.
I suoi servitori sono crudeli, come Albino stesso ha scoperto.
Gi. Mi domando come le trib dellisola possano tollerarli.
Paura, ammise Verica prontamente. Se Cruach dovesse mai arrivare, le sofferenze di coloro
che lhanno adorato non saranno nulla in confronto ai tormenti eterni di quelli che hanno fatto violenza
ai suoi servitori e pronunciato con leggerezza il suo nome.
Capisco. E tu, Verica, da che parte ti poni in tutto questo?
Io credo in ci che, secondo la mia gente,  importante che io creda. Perci prego Cruach e gli
altri di tutte le volte che ne sento il bisogno. I suoi sacerdoti, per, quei druidi, sono tutta unaltra
storia. Fintantoch continueranno a mettere a ferro e fuoco i miei villaggi e a uccidere la mia gente, li
considerer degli esaltati. Dei fanatici, perversi adoratori del dio pi terribile che esista. Dubito che gli
Atrebati, o qualsiasi altra trib, verserebbero anche una sola lacrima se questa particolare setta venisse
annientata senza piet. Verica distolse lo sguardo da Vespasiano e lo rivolse al centro del fuoco
sfavillante. Mi auguro che Roma se ne occupi quanto prima.
Personalmente non ho ordini particolari in merito, ribatt Vespasiano. Ma il generale  stato
chiaro: vuole che le tue terre siano messe in sicurezza prima che inizi la campagna primaverile. E se
questo significa affrontare questi druidi della Luna Nera, allora i nostri interessi coincidono.
Bene. Verica si alz dalla sedia e, per educazione, i Romani fecero altrettanto. Ora sono
stanco e ritorner a Calleva con i miei uomini. Penso che vorrai scambiare due parole con il
centurione.
S, signore, se non  un problema.
Assolutamente no. Noi due ci vediamo pi tardi, allora, Albino.
S, signore. Il centurione salut mentre Vespasiano accompagnava il suo ospite fuori della
tenda, rispondendo al commiato del re britanno con altrettanta rispettosa formalit. Dopodich
Vespasiano ritorn, gett unocchiata risentita alla caraffa ormai vuota rimasta sul tavolo, e fece cenno
al centurione di accomodarsi.
Mi sembra di capire che per Verica riappropriarsi del potere equivalga a una sfida.
Suppongo di s, signore. Non abbiamo avuto troppi problemi con gli Atrebati. Sembrano
nutrire pi risentimento che spirito di rivolta. I Catuvellauni erano sovrani molto duri. Il cambiamento
di potere potrebbe non aver migliorato le cose in maniera cos drastica, ma di certo non le ha
peggiorate.
Aspetterei a parlare, almeno finch non avranno conosciuto gli amministratori romani,
mormor Vespasiano.
Bene, signore. Il centurione si strinse nelle spalle; le depredazioni effettuate dalla burocrazia
civile al seguito delle legioni non erano affar suo. Ad ogni modo, Calleva e larea immediatamente
circostante sono state ormai pacificate. Due centurie permangono a guardia della zona, mentre una
terza effettua una ricerca pi approfondita nei villaggi che confinano con il territorio dei Durotrigi.
Qualche squadra di pattugliamento ha mai incrociato dei druidi?.
Il centurione scosse la testa. A parte la volta in cui li ho visti io stesso, non abbiamo mai avuto
contatti con loro, signore. Tutto ci che abbiamo trovato sono i resti dei villaggi e i cadaveri. Viaggiano
a cavallo, naturalmente, il che ci pone in una condizione di immediato svantaggio, giacch mettersi al
loro inseguimento  fuori questione.
Allora, finch rimarremo di stanza nei pressi di Calleva, ti prester met delle mie truppe di
cavalleria. Ho bisogno delle rimanenti per le mie ricognizioni.
Sessanta degli esploratori a cavallo della legione non avrebbero certo sortito chiss quale effetto
sulle scorrerie dei druidi, ma erano decisamente meglio di niente, e Albino chin la testa in segno di
gratitudine.
Come procede laddestramento dei locali?.
Quella maschera di imperturbabile professionalit per un istante cadde e sul volto del
centurione spunt unespressione di vaga disperazione.
Non la definirei unimpresa disperata, signore, ma neanche di grande incoraggiamento,
diciamo.
Ovvero?
Sono abbastanza resistenti, rispose con parsimonia Albino. Pi forti di molti uomini che
prestano servizio sotto linsegna dellaquila. Ma basta tentare un addestramento formale e disciplinato,
e tutto va a puttane. Perdonate il gallicismo, Vespasiano. Non sono in grado di coordinarsi, ognuno va
da s in una folle corsa contro il nemico. Lunica cosa che forse sono in grado di fare  lallenamento
individuale con le armi. Ma anche in quel caso, usano le spade di cui li abbiamo dotati come delle
maledette mannaie da macellaio. Non faccio che ripetere che due palmi di punta servono molto pi
dellintera lama, ma non ne ricavo nulla. Impossibile addestrarli come si deve, signore.
Impossibile?. Vespasiano lo guard sorpreso. Di certo un uomo della tua esperienza
dovrebbe saperlo fare, o no? In passato hai gi avuto per le mani casi disperati.
S, casi difficili, signore, non razze difficili.
Vespasiano annu. Tutti i Celti che aveva conosciuto condividevano la medesima arrogante
convinzione della superiorit innata della loro cultura e ostentavano un profondo disprezzo nei
confronti di ci che consideravano leffeminata raffinatezza delle civilt romana e greca. Quei Britanni
erano la peggior specie. E fin troppo stupidi per rendersene conto, concluse Vespasiano.
Fa il possibile, centurione. Se non sono in grado di imparare da chi ne sa pi di loro, allora
non saranno mai una minaccia per noi.
S, signore. Albino abbass di colpo lo sguardo, scoraggiato.
Dallesterno della tenda arriv, attutito, il suono di una tromba di segnalazione. Qualche istante
dopo, si sentirono urlare degli ordini. Il centurione guard verso il legato, ma Vespasiano non voleva
passare per un uomo che si lasciava turbare dalla minima distrazione. Si appoggi allo schienale della
sedia e continu a parlare.
Molto bene, centurione. Invier un rapporto al generale per informarlo della tua situazione e
delle scorrerie di questi druidi. Nel frattempo, continua con gli addestramenti e le squadre di ronda.
Magari non li teniamo lontani, ma  bene che sappiano che li stiamo cercando. E questo faciliter anche
il compito degli esploratori. Hai altro da dirmi?
No, signore.
Vai pure.
Il centurione prese su lelmo, salut e usc dalla tenda a passo spedito.
Vespasiano si rendeva conto che le grida erano aumentate: quel clangore di armi e armature
indicava che un grosso contingente di uomini si stava preparando. Difficile resistere allimpulso di
precipitarsi fuori della tenda per scoprire cosa stesse accadendo, ma avrebbe preferito la dannazione
piuttosto che comportarsi come un qualsiasi eccitabile tribuno di fresca nomina al primo giorno di
servizio. Cos si forz di aprire un rotolo di pergamena e inizi a leggere gli ultimi rapporti sulle
truppe. Alcuni passi risuonarono sulle assi di legno del pavimento appena fuori della tenda.
Il legato  dentro?, chiese qualcuno a voce alta ai soldati di guardia alla tenda di Vespasiano.
Allora fammi passare.
I lembi della tenda di pelle si separarono ed entr Plinio, il tribuno anziano, ansimante. Deglut
nervosamente.
Signore, dovete venire a vedere!.
Vespasiano sollev lo sguardo dalle cifre incolonnate sulla pergamena. Calmati, tribuno. Non
 cos che dovrebbe comportarsi un ufficiale anziano.
Signore?
Non te ne puoi andare in giro di corsa per laccampamento se non in casi di vera emergenza.
S, signore.
E siamo forse in grave pericolo, tribuno?
No, signore.
Allora mantieniti calmo e sii di buon esempio per il resto della legione.
S, signore. Mi spiace, signore.
Bene. Cosa volevi dirmi di cos urgente, dunque?
Alcuni uomini si stanno avvicinando allaccampamento.
Quanti sono?
Due, signore. E altri si sono fermati al limitare del bosco.
Due uomini? Cos tutto questo scompiglio allora?
Uno di loro  romano.
Vespasiano attese pazientemente un istante. E laltro?
Non lo so, signore. Non ho mai visto niente del genere.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
...
.
...
La Sesta Centuria aveva appena smontato il secondo turno di guardia della giornata. Dopo un
rapido pasto a base di una zuppa fumante, sostitu la centuria di guardia alle mura dellaccampamento
fortificato. Il centurione che stava smontando inform brevemente Catone dellarrivo degli uomini a
cavallo da Calleva. La luce del sole di met mattina inondava i bastioni. Catone, appena uscito dalla
gelida semioscurit della zona delle tende, strizz gli occhi. Per un istante fu costretto a ripararseli dalla
luce.
Buongiorno, optio!, lo salut un legionario. Sembra che oggi far caldo.
Catone si volt verso luomo: un giovane corpulento con una faccia vivace e una sfilza di denti
storti che sembravano i resti di uno di quei circoli di pietre che le legioni avevano visto mentre
passavano lestate precedente. Essendo magro e con uno scarso strato di adipe a causa della sua natura
nervosa, Catone non riusciva mai a riscaldarsi adeguatamente e in quel momento, seppur avvolto nel
mantello di lana, stava ancora tremando. Si limit a un cenno della testa in direzione del legionario
perch non voleva che luomo lo vedesse battere i denti. Il soldato era un sostituto arrivato solo di
recente, un gallo di nome Orazio Figulo. Era un bravo soldato, e la sua natura allegra lo aveva reso
popolare in tutta la centuria.
Allimprovviso, quasi scuotendosi da una sorta di torpore, Catone si ricord che Figulo aveva la
sua stessa et; esattamente la stessa, eppure quei pochi mesi di servizio in pi che lui aveva prestato
con le aquile gli facevano guardare la recluta con gli occhi distaccati del veterano. Di certo qualsiasi
spettatore casuale avrebbe potuto pensare che loptio era un soldato di esperienza, tanto erano ancora
visibili le cicatrici delle terribili ustioni subite lestate precedente.
Daltro canto, per, la peluria sulle sue guance era talmente rada che anche solo il pensiero di
radersi gli sembrava ridicolo. Figulo, per contro, era villoso come i suoi avi celtici: quella sua fine
peluria su guance e mento necessitava attenzioni quasi quotidiane con una lama accuratamente affilata.
Guardate questa, optio. Figulo appoggi il giavellotto contro il terrapieno e armeggi
allinterno del mantello per qualche istante prima di estrarre una noce. Mi sono esercitato tutta la
settimana.
Catone soffoc un lamento. Da quando la centuria era stata intrattenuta dai giochi di un
illusionista fenicio itinerante, qualche settimana prima, il giovane Figulo non aveva mai smesso di
tentare di copiare il repertorio di trucchi dellimbonitore, seppur con scarso successo. Laspirante mago
gli porse la noce perch la esaminasse.
Cos questa?.
Catone fiss il ragazzo per un istante e poi alz gli occhi al cielo, scuotendo leggermente la
testa.
Una normalissima noce, giusto?.
Se lo dici tu, rispose Catone a denti stretti.
Adesso, come sappiamo, le noci non hanno labitudine di sparire cos, da sole. Dico bene?.
Catone annu, una sola volta.
Adesso guardate!. Figulo chiuse le mani facendole poi roteare una attorno allaltra, intonando
una cantilena che secondo lui doveva ricordare la formula magica pronunciata dal fenicio: Ogwarz
farevah!. Poi, con un ultimo movimento, riapr le mani vuote davanti al viso delloptio. Con la coda
dellocchio, Catone vide la noce spiccare un volo ad arco e finire oltre il terrapieno.
Dove pensate sia sparita la noce?, chiese Figulo ammiccando. Lasciate che ve lo mostri!.
Allung una mano dietro lorecchio di Catone e aggrott le sopracciglia. Loptio sospir
esasperato. Il legionario inclin la testa di lato per guardare dietro lorecchio di Catone.
Solo un attimo. Quella maledetta cosa doveva essere qui.
Loptio spinse via le mani del ragazzo. Torna in servizio, Figulo. Hai gi perso fin troppo
tempo.
Con unultima occhiata allorecchio di Catone, il legionario riprese in mano il giavellotto e si
incammin sulla bianca landa del territorio atrebate. Sebbene il ghiaccio avesse ricoperto il mondo con
una trina scintillante, la neve al di sotto si stava lentamente sciogliendo e sui pendii delle colline rivolti
a sud si intravvedevano chiazze di terra. Il viso della recluta aveva unespressione a met tra
limbarazzato e il confuso e Catone ebbe un moto di compassione.
Divertente, Figulo. Hai solo bisogno di un po pi di pratica.
S, optio. Poi sfoder un sorriso e, di fronte a quello spettacolo, Catone si pent subito di aver
parlato. Pi pratica, lo far.
Bene, ma pi tardi. Per ora, occhi aperti sul nemico.
S, signore!.
Catone lo lasci e continu la ronda nel settore dellaccampamento di sua competenza.
Sullaltro versante, Macrone stava controllando il resto della centuria. Al di sopra della cresta delle
tende riscaldate dal sole che spuntava, Catone vide la bassa ma possente figura del centurione che
camminava impettito lungo il terrapieno opposto, con le mani giunte dietro la schiena e la testa rivolta
lontano, verso il Tamigi e Camulodunum pi oltre. Catone sorrise, intuendo perfettamente dove fossero
rivolti i pensieri del centurione. A dispetto del suo carattere da smargiasso, e il fatto che fosse amante
del bere e donnaiolo, Macrone aveva lasciato che la statuaria Boudicca lo conquistasse totalmente. Mai
prima di allora gli era capitato che una donna potesse dimostrarsi unautentica compagna, in grado di
tenergli testa in quasi ogni sfera del comportamento maschile; e il sentimento che Macrone provava nei
suoi confronti era fin troppo evidente tanto al suo optio, quanto a tutti gli altri uomini che lo
conoscevano bene. Mentre altri centurioni e optiones ammiccavano e si sussurravano battute su come
dovesse essere trascorrere la vita sotto le sgrinfie di una donna del genere, Catone era invece
sinceramente felice per il suo centurione.
Chiamate le guardie!, url dun tratto una voce.
Catone si volt allistante nella direzione da cui proveniva lurlo e vide Figulo che indicava
verso ovest, in un punto distante in cui un bosco occupava il versante della collina. Langolo del
terrapieno, per, gli impediva di vedere. Imprecando, ripercorse a ritroso il vialetto fino alla postazione
di Figulo.
Cosa succede?
Uomini, signore! Laggi!. Figulo punt di nuovo il dito lungo la cresta della collina in
direzione del bosco. Per quanto scrutasse il paesaggio, Catone non riusciva a vedere niente di insolito.
Non hai imparato nulla?, gli url. Indica la direzione come si deve!.
La recluta sollev il giavellotto e lo us per prendere accuratamente la mira in direzione del
bosco. Laggi, signore.
Catone si spost alle spalle di Figulo e guard anche lui lungo lasta del giavellotto. Oltre la
punta tremolante dellarma, tra gli alberi al limitare del bosco, emersero dalle ombre silvestri alcune
figure scure a cavallo che si inoltrarono sul terreno innevato antistante laccampamento della legione.
Poco dopo si arrestarono: dieci uomini a cavallo, vestiti di nero e con la testa nascosta sotto enormi
cappucci.
Attorno a Catone, salirono sulle mura gli altri uomini delle centurie della coorte allertata,
disperdendosi lungo quella parte dellaccampamento fortificato, armati e pronti ad affrontare ogni
eventuale attacco. Una tromba lanci il segnale della coorte e Macrone attravers laccampamento a
tutta velocit per unirsi a loro.
Il gruppo di uomini a cavallo si divise e dal suo interno, barcollando, avanz un uomo appiedato
con le braccia legate dietro la schiena. Dal capestro che aveva al collo saliva una fune che terminava
nella mano del cavaliere che lo affiancava. Questultimo, come i suoi compagni, indossava un pesante
mantello nero e uno strano copricapo con unelaborata coppia di corna che lo faceva somigliare a un
albero spoglio in inverno. Le due figure si avvicinarono alla fortificazione, luomo a piedi cercando di
non perdere lequilibrio e di non rimanere strozzato dalla fune tenuta stretta dal cavaliere.
Cosa sta succedendo?, chiese trafelato Macrone appena arrivato. Chi sono quegli uomini?
Non lo so, signore.
Chi ha dato lallarme?
Figulo, signore.
Macrone si volt e cerc la recluta. Figulo! Vieni qui! Bella mossa, ragazzo!.
Figulo percorse a passo di carica il tratto del bastione e si ferm di fronte al centurione,
sbattendo a terra il giavellotto con un tonfo e mettendosi rigidamente sullattenti. Macrone lo osserv
con espressione severa. Hai chiamato tu la coorte di guardia?
S, signore. Il legionario si prepar a ricevere un severo rimprovero da parte del centurione.
Spiacente, signore.
Spiacente? Di cosa dovresti essere spiacente, ragazzo? Sei stato in gamba. Adesso torna alla
tua postazione.
Solo dopo qualche istante il soldato, un po duro di comprendonio, cap di essere stato elogiato,
e sfoder un sorriso sdentato.
In giornata, Figulo! In giornata!.
Oh, certo, signore!. Il legionario si gir e trotterell via, lasciando il centurione a interrogarsi,
perplesso, in merito alle qualit di alcuni degli uomini che era stato costretto a prendere nella sua
centuria a completamento dei ranghi. Al di l di Figulo, Macrone avvist la cresta rossa di un tribuno
che ondeggiava sopra agli elmi luccicanti alla luce del sole. Plinio si fece largo attraverso
lassembramento sulle mura e si appoggi alla palizzata guardando le due figure che si trovavano ormai
a meno di mezzo miglio dalla trincea esterna. Luomo appiedato indossava ci che rimaneva di una
tunica rossa a brandelli bordata di filo doro. Plinio si volt e incroci lo sguardo di Macrone.
Luomo che sta davanti  un romano! Dai voce di far montare a cavallo gli esploratori della
cavalleria e di prepararsi per un inseguimento. Io vado a chiamare il legato.
S, signore. Macrone si gir verso Catone. Lhai sentito. Va a cercare il centurione degli
esploratori e passagli lordine. Io mi occupo degli uomini quass. Non posso permettere che si
comportino come una manica di zotici a una corsa di bighe.
Non appena Macrone ebbe iniziato a lanciare imprecazioni e ordini agli uomini accalcati lungo
le mura, Catone si diresse verso le stalle, non distanti dalla tenda del legato. Quando fu di ritorno, i
soldati si erano gi schierati e osservavano quelle figure distanti che avanzavano sulla distesa innevata
in direzione della fortificazione. Il legato e il tribuno, ormai a corto di fiato, erano giunti sul posto solo
qualche istante prima e stavano guardando la scena.
Ma che diamine porta in testa quelluomo?, mormor Vespasiano.
Corna, signore.
Questo riesco a vederlo da solo. Ma perch le ha in testa? Saranno scomode.
S, signore. Magari si tratta di un paramento religioso. Plinio schiv prontamente locchiata
che il superiore gli aveva lanciato. Probabilmente.
Giunto poco oltre la portata di tiro di una fionda, luomo a cavallo diede un violento strattone al
capestro e gli spettatori sulle mura riuscirono a udire distintamente lacuto grido di dolore del
prigioniero. Luomo poi scese da cavallo e lasci andare il capestro. Il romano cadde in ginocchio,
chiaramente esausto. La testa gli penzol in avanti sul petto. La sua tregua, per, fu brevissima. Il
cavaliere lo colp sulla testa e punt verso la fortificazione. Gli uomini sulle mura lo sentirono gridare
alcune parole delle quali, per, non riuscirono a comprendere il significato. Il romano rialz la testa,
cerc stabilit e poi url a quelli sulla muraglia.
Ascoltatemi Ho un messaggio per il comandante di questa legione Mi sentite?.
Vespasiano si port le mani ai lati della bocca e rispose: Parla! Chi sei?
Valerio Massenzio prefetto della flottiglia navale a Gesoriacum.
Gli uomini sulle mura trasalirono, sorpresi di scoprire che un ufficiale di cos elevato rango
fosse finito nelle mani dei druidi, e lungo la palizzata si scaten un mormorio preoccupato.
Silenzio!, rugg Vespasiano. Il prossimo che aprir bocca sar flagellato! Centurione, prendi
i nomi!.
S, signore.
Oltre le mura, Massenzio li stava chiamando di nuovo, con voce affaticata, indebolita e attutita
dalla neve che ricopriva il terreno. Mi  stato chiesto di parlare a nome dei druidi della Luna Nera
La mia nave ha fatto naufragio sulla costa; i sopravvissuti  io, una donna e i figli di lei , siamo stati
catturati da una squadra di Durotrigi che ci hanno poi consegnati a loro. In cambio del rilascio di noi
prigionieri, i druidi chiedono che siano liberati alcuni loro compagni. La scorsa estate il generale ha
catturato cinque druidi del primo anello Questuomo, alto sacerdote della Luna Nera,  il loro capo.
Vi concede fino alla festivit della Prima Gemmazione, trenta giorni da oggi, per soddisfare la sua
richiesta Se i druidi non verranno rilasciati entro quel termine, noi prigionieri saremo arsi vivi come
sacrificio a Cruach.
Vespasiano ricord le parole del centurione Albino e rabbrivid. Il pensiero di sua moglie e dei
suoi figli che urlavano tra le fiamme lo assal, e mentre tentava di cancellare quella terribile immagine,
le sue dita si aggrapparono alla palizzata. Il cavaliere si chin sulla testa di Massenzio e sembr dirgli
qualcosa allorecchio. Poi indietreggi di nuovo e apr il mantello nero. Massenzio torn a parlare.
Il druido vuole darvi  un segno della sua determinazione!. Dietro di lui qualcosa scintill
alla luce del sole. Dallinterno del mantello, luomo aveva estratto una gigantesca falce con una grossa
lama. Lafferr con entrambe le mani, poggi bene in piedi a terra e la sollev al di sopra della testa.
Allultimo istante, Massenzio comprese quale terribile destino il druido avesse deciso di
riservargli e fece per voltarsi. Con un luccichio la falce inizi a calare, colpendo e trapassando il collo
del prefetto. Accadde tutto cos rapidamente che qualcuno sulle mura pens addirittura che il druido
avesse mancato il colpo. Poi la testa del prefetto si inclin di lato e cadde sulla neve. Dal collo mozzo
schizz uno zampillo di sangue arterioso che imbratt tutto il bianco circostante. Il druido pul la lama
della falce insanguinata sulla neve e poi, ringuainandola sotto il mantello, con un calcio gett in aria il
busto del prefetto; risal con noncuranza in sella e spron il cavallo verso i suoi compagni che lo
attendevano al limitare del bosco.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
...
.
...
Vespasiano si volt di scatto, le mani ai lati della bocca, e url rabbiosamente: Fuori gli
esploratori! Portatemi quei druidi!.
Non avendo assistito alla decapitazione, i cavalieri della legione reagirono pi prontamente
degli sbalorditi compagni che erano allineati alla palizzata. Un istante dopo la porta dellaccampamento
fu aperta e una decina di uomini part al galoppo. Il decurione individu subito i druidi al margine del
bosco e diede lordine di caricare. Gli esploratori iniziarono rapidamente ad allargarsi a ventaglio, con
uno sventolio di cappucci di lana alle spalle, mentre gli zoccoli dei cavalli martellavano potentemente il
terreno lanciando in aria spruzzi di neve. Il druido che aveva ucciso Massenzio volt la sua testa
cornuta per guardarsi alle spalle, poi con un colpo di tacco ai fianchi del cavallo lo spron verso i
compagni che si stavano gi dileguando nel folto buio del bosco.
Vespasiano non si ferm a guardare linseguimento; si precipit alla porta, la varc e si mise a
correre sulla soffice neve in direzione del corpo del prefetto, seguito dagli uomini della Sesta Centuria
su indicazione di Macrone, preoccupato per lincolumit del comandante. A una certa distanza dal
cadavere, per, i legionari rallentarono e rimasero indietro, disgustati, immobilizzati dal loro
superstizioso timore dei druidi. Cresciuti ascoltando, sulle ginocchia dei padri, racconti popolari che
narravano dei poteri misteriosi e sinistri dei maghi celti, ai legionari venne a mancare il coraggio di
avvicinarsi troppo al cadavere. Rimasero impalati, ammutoliti, circondati dal loro fiato che nellaria
gelida si trasformava in spire di vapore. Lunico rumore era il distante martellare degli zoccoli e lo
scricchiolio dei rami schiacciati dagli esploratori della cavalleria lanciati allinseguimento dei druidi.
Vespasiano si ferm sul busto che giaceva riverso su un fianco. Dai vasi sanguigni recisi del
collo continuava a sgorgare sangue. Massenzio indossava solo una tunica trattenuta da una cintura, i cui
brandelli pendevano luridi e inzuppati di sangue. Alla cintola gli era stata legata una grossa sacca di
cuoio. Ricacciando indietro la nausea che dal fondo dello stomaco gli stava risalendo in gola,
Vespasiano si abbass e con dita tremanti armeggi con il nodo della corda che teneva la sacca. Voleva
solo allontanarsi immediatamente da tutto il sangue che scintillava sulla neve e dalla terrificante testa
mozzata del prefetto ad appena qualche passo da l. Fortunatamente il suo sguardo era rivolto nella
direzione opposta, e tutto ci che il legato riusciva a percepire con la coda dellocchio era la macchia
scura dei suoi capelli arruffati.
Alla fine il nodo si sciolse. Vespasiano si rialz in piedi e indietreggi di qualche passo prima di
esaminare il contenuto della sacca. Un cordoncino ne chiudeva limboccatura e solo qualche
protuberanza tra le sue morbide pieghe indicava che vi era qualcosa allinterno. Vespasiano evit di
immaginare cosa i druidi avessero potuto lasciare nella sacca e si obblig a slacciarlo. Nellinterno
scuro vide un tenue bagliore doro e vi infil una mano. Le sue dita si chiusero attorno a un brandello
di tessuto e a un paio di anelli che estrasse immediatamente alla luce del sole. Uno era molto piccolo e
liscio, ma largo. Nella parte interna, in lettere maiuscole, era scritto Filius Plautii. Il secondo anello,
per contro, era molto pi elaborato e aveva incastonato un enorme onice con un cammeo raffigurante
un elefante, bianchissimo sul levigato sfondo marrone scuro. Il pezzo tessuto era lana finemente
lavorata, probabilmente preso dalla bordura di una toga. Lungo unestremit correva una sottile striscia
color porpora, un antico simbolo che indicava lappartenenza del proprietario a una famiglia
senatoriale.
Vespasiano ebbe un improvviso brivido, molto pi intenso di quanto potesse giustificare il
clima rigido di quella tarda mattinata invernale. Sent freddo e nausea, mano a mano che prendeva
coscienza del collegamento tra il prefetto e il contenuto della sacca. Doveva inviare subito un
messaggio al generale Plauzio. Rimise accuratamente il tessuto e gli anelli nella sacca e si schiar la
voce. Poi si rivolse a Macrone.
Centurione!.
S, signore!.
Fai portare il corpo allaccampamento, nella tenda dellospedale. Voglio che sia preparato per
la cremazione quanto prima. E assicurati che gli venga riservato un trattamento rispettoso.
Sar fatto, signore.
Il legato si incammin verso la porta con il capo chino, riflettendo su tutte le terribili
implicazioni di ci che aveva trovato nella sacca. La famiglia del generale era nelle mani dei druidi. Gli
stessi che stavano seminando il terrore tra i villaggi di confine e gli insediamenti commerciali degli
Atrebati. Come erano riusciti a catturarli? I Britanni non avevano navi che potessero sopraffare quelle
della flotta imperiale. In ogni caso, Massenzio e i suoi passeggeri avrebbero dovuto effettuare la
traversata da Gesoriacum a Rutupiae, quindi a ben oltre un centinaio di miglia dai territori dei Durotrigi
e dei druidi, loro alleati. Forse una bufera aveva spinto la nave fuori rotta. Ma per quale motivo il
prefetto non aveva fatto neanche un tentativo per raggiungere le rive degli Atrebati, invece di farsi
portare cos a sud lungo la costa fino ai territori governati dai nemici di Roma? Dapprima Vespasiano
maled il gesto folle del prefetto, poi si sent in colpa di avere provato un sentimento tanto ingiusto nei
confronti di un uomo morto in maniera cos tragica. Forse Massenzio aveva tentato di portare la sua
nave verso terre amiche, ma gli era stato impedito dalla violenza della bufera.
Il rumore distante dellinseguimento proveniente dal bosco a un tratto si trasform in grida e
urla accompagnate dal clangore di armi che cozzavano. Vespasiano e i legionari della Sesta Centuria si
voltarono in quella direzione. Allinizio i suoni del combattimento si intensificarono, poi si spensero
lentamente.
Fate quadrato!, url Macrone. Ordine chiuso.
Gli uomini reagirono allistante e serrarono rapidi la formazione attorno al cadavere del
prefetto. Vespasiano si fece strada al centro ed estrasse la spada. Incroci lo sguardo di Macrone e si
mosse in direzione del corpo e della testa di Massenzio, che giacevano ancora sulla neve. Il centurione
si volt verso i suoi uomini.
Voi due! Figulo e Sartorio! Venite qui.
I legionari prescelti ruppero le file e si avvicinarono a passo spedito al centurione.
Figulo, mettilo sul tuo scudo. Poi in due riportatelo allaccampamento. Io mi occuper
dellaltro scudo.
Figulo abbass gli occhi sul corpo insanguinato del prefetto con unespressione di disgusto.
Non ti preoccupare, ragazzo, strofinandolo bene, il sangue verr via facilmente dal
rivestimento dello scudo. Adesso mettiti al lavoro.
Mentre i due uomini si chinavano per accingersi al sinistro compito, Macrone si volt verso
Catone. Tu puoi portare la testa.
La testa?. Catone sbianc. Io?
S, tu. Raccoglila, gli rispose brusco Macrone. Poi, ricordando la presenza del legato,
aggiunse: Ed, ehm, assicurati di farlo con il dovuto rispetto.
Ignor locchiata fulminante di Catone e si incammin di fretta verso il legato, che si era
avvicinato a un lato del quadrato per avere una migliore visuale del bosco.
Digrignando i denti, Catone si chin e allung una mano verso la testa del prefetto. Al primo
tocco di quegli scuri capelli ondulati, le sue dita si ritrassero. Deglut nervosamente e si costrinse ad
afferrare quanti pi capelli possibile per assicurarsi una buona presa. Poi, si raddrizz lentamente,
tenendo la testa lontano dal proprio corpo, con la faccia rivolta dalla parte opposta. Malgrado ci, i
viscidi filamenti dei tendini e del sangue in coagulazione che pendevano dal collo mozzato gli fecero
salire la bile in gola e fu costretto a guardare velocemente altrove.
Dal folto degli alberi spunt un cavallo senza cavaliere e torn al galoppo verso
laccampamento della Seconda Legione. Ne seguirono altri due, e poi un terzo, questa volta con un
esploratore in sella, il quale, chino in avanti, lo colpiva col tallone per incitarlo a raggiungere quanto
prima la Sesta Centuria. Poi gli alberi tornarono immobili e silenziosi.
Non avrei dovuto ordinare un inseguimento, disse Vespasiano a voce bassa.
No, signore.
Il legato si volt verso Macrone, accigliato e furioso per limplicita critica. Sapeva, per, che il
centurione aveva ragione. Non avrebbe dovuto farlo. E si sent disgustato per la facilit con cui aveva
ordinato agli esploratori di andare incontro al loro triste destino.
Giunto a pochissima distanza dagli scudi della Sesta Centuria, lesploratore sopravvissuto tir
violentemente le redini del cavallo, che si impenn nitrendo terrorizzato e sollevando in aria spruzzi di
neve. Lesploratore lasci andare le redini e cadde gi dalla sella.
 ferito!, grid Macrone. Portatelo al riparo dietro gli scudi! Subito!.
Il soldato pi vicino ruppe la formazione, afferr lesploratore e lo trascin allinterno del
quadrato. Luomo croll a terra, premendosi una mano sullo stomaco dove uno squarcio della tunica
rivelava una lunga ferita da taglio, talmente profonda da mostrare le sue interiora. Macrone si
inginocchi per esaminarla. Prese la bordura del mantello del soldato e vi apr una fenditura con il
pugnale. Ringuain poi larma e strapp via una larga striscia di tessuto. Lavvolse velocemente attorno
allesploratore e ne leg strettamente le estremit. Luomo lanci un urlo e serr forte i denti.
Ecco! Questo baster finch non riusciremo a portarlo dal chirurgo.
Cos successo?. Vespasiano si chin sul ferito. Riferisci, soldato! Cosa ti  successo?
Signore, ce nerano a decine ci aspettavano allinterno del bosco noi li stavamo
inseguendo lungo un sentiero poi, allimprovviso ci hanno assaliti da tutte le direzioni, urlando come
animali selvaggi eravamo spacciati ci hanno fatti a pezzi. Gli occhi dellesploratore si
spalancarono, terrorizzati al ricordo ancora vivido di quel terrificante nemico, poi si posarono sul
legato. Io ero in coda alla colonna, signore. Appena mi sono reso conto che eravamo spacciati, ho
cercato di far girare il mio cavallo. Il sentiero per era stretto e il cavallo era spaventato e non ne
voleva sapere. Poi uno di quei druidi  sbucato fuori dal bosco e mi ha colpito con la sua falce ma io
lho ucciso con la mia lancia, signore! Glielho fatta pagare!. Gli occhi dellesploratore scintillarono,
pieni di tronfo, prima di richiudersi in una smorfia di dolore.
Basta cos per ora, ragazzo, disse dolcemente Vespasiano. Tieni il resto per il tuo rapporto
ufficiale, una volta che i chirurghi ti avranno ricucito.
A occhi serrati, lesploratore annu.
Centurione, dammi una mano qui. Vespasiano infil un braccio sotto le spalle del soldato e lo
sollev. Aiutami a mettermelo in spalla.
In spalla, signore? Non  forse meglio che chieda di farlo a uno dei miei uomini?
Maledizione! Lo porter io.
Macrone si strinse nelle spalle e fece ci che gli era stato chiesto. Lesploratore pass le braccia
attorno al collo del legato e Vespasiano si chin in avanti, sostenendone le gambe.
Ecco fatto. Macrone! Libera un soldato che si occupi del suo cavallo, poi muoviamoci.
Macrone diede lordine alla centuria di avanzare in direzione dellaccampamento. In
formazione chiusa, il passo dei soldati era necessariamente lento, per quanto essi desiderassero
ardentemente di tornare il prima possibile al sicuro nella fortificazione. Al centro del quadrato, il legato
procedeva barcollando per il peso sulle spalle. Su un lato, Figulo e Sartorio trasportavano il corpo di
Massenzio sullo scudo del primo. Camminava accanto a loro Catone, con gli occhi fissi in avanti, il
braccio teso allinfuori e ormai dolorante per lo sforzo di tenere la testa il pi distante possibile da s.
Macrone, in coda alla formazione, non staccava gli occhi dal bosco per scorgere ogni eventuale segno
della presenza dei druidi e dei loro seguaci. Lungo la linea scura degli alberi, per, nulla si muoveva e
la selva era completamente silenziosa.
...
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...
CAPITOLO NOVE.
...
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...
Tre giorni pi tardi, la coltre di neve si era quasi completamente sciolta: rimanevano solo sparse
chiazze scintillanti in piccole depressioni o crepe del terreno dove il tenue sole invernale non riusciva a
penetrare. I primi giorni di marzo aggiunsero un po pi di tepore allaria e il sentiero battuto si
trasform in una scivolosa distesa di fango sotto i calzari della Quarta Coorte.
Partiti da Calleva, gli uomini stavano marciando in direzione sud, perlustrando il confine con il
territorio dei Durotrigi nel tentativo di scoraggiare ulteriori scorrerie. Tale missione voleva essere un
aiuto di Roma agli Atrebati piuttosto che un vero modo per fiaccare i Durotrigi e i loro sinistri alleati
druidi. Le notizie sulla devastazione causata da loro nei piccoli villaggi avevano gettato Verica in una
tale agitazione da spingerlo a implorare Vespasiano perch passasse alle vie di fatto. Per questo motivo,
la Quarta Coorte e una squadra di esploratori, accompagnati da una guida, erano stati inviati agli
insediamenti di frontiera, in modo da dimostrare che la minaccia dei Durotrigi era stata presa sul serio.
In un primo momento gli abitanti dei villaggi non avevano reagito molto bene alle strane
uniformi e alla sconosciuta lingua dei legionari, ma la coorte aveva ricevuto lordine preciso di
mantenere una condotta esemplare. Ogni richiesta di alloggio e cibo veniva ripagata in monete doro e i
Romani osservavano rispettosamente ogni costume locale che Diomede, la guida di Verica, spiegava
loro. Egli era il mandatario di un mercante gallo e viveva tra gli Atrebati gi da molti anni, tanto che
parlava fluentemente il loro dialetto celtico. Aveva sposato una donna di un clan di guerrieri che si
erano dimostrati sufficientemente liberali da tollerare che una delle loro figlie meno ambite diventasse
la moglie di quel piccolo greco azzimato. Con la sua carnagione olivastra, la scura e crespa capigliatura
impomatata, la barba perfettamente curata e lelegante abbigliamento continentale, Diomede non
poteva assolutamente essere scambiato per uno dei rozzi barbari con i quali aveva scelto di vivere da
cos lungo tempo. Ciononostante, era sufficientemente stimato da ricevere sempre calorose accoglienze
in ogni insediamento e villaggio che la coorte attraversava.
Cosa se ne fa questa gente dei soldi?, chiese Macrone mentre il centurione anziano della
coorte contava delle monete per un capovillaggio in cambio di alcuni fasci di strisce di carne di manzo
salata ed essiccata, legate insieme da cordoni di cuoio. I centurioni della coorte si erano raggruppati per
le presentazioni al capovillaggio e attendevano la conclusione dellaffare di fianco alla guida greca.
Oh, ne rimarresti sorpreso, ridacchi Diomede mostrando i suoi minuscoli denti macchiati.
Se li bevono tutti in vino. Hanno una vera passione per quello gallico e questo mi ha fatto accumulare
una bella fortuna nel corso degli anni.
Vino? Bevono vino?. Macrone guard il variegato agglomerato di capanne circolari e i
piccoli recinti per gli animali, delimitati da una palizzata dallaspetto assai poco resistente che aveva il
solo scopo di tener lontane le bestie selvatiche.
Naturalmente. Hai provato le loro birre locali: perfette se vuoi ubriacarti, altrimenti non sono
granch.
Gi, non posso darti torto.
E non li spendono solo in vino, comunque, prosegu Diomede. Vestiti, ceramiche, utensili
da cucina e via dicendo. Sono diventati ottimi importatori dei prodotti dellimpero. Ancora qualche
anno, e gli Atrebati riusciranno a risalire il primo gradino della civilt. Diomede sembrava pensieroso.
Perch sei cos crucciato?
Perch a quel punto io dovr andarmene.
Andartene? Pensavo che ti fossi stabilito qui.
Oh certo, e cos sar finch potr fare soldi, ma una volta che questo posto sar diventato parte
dellimpero, verr invaso da mercanti e i margini di profitto per me spariranno. E dovr cambiare zona.
Magari andr pi a nord. Ho sentito dire che la regina dei Briganti ha sviluppato un certo gusto per il
vivere civilizzato. Gli occhi del greco scintillarono pieni di entusiasmo per quella possibilit.
Macrone squadr Diomede con lo stesso disprezzo che riservava ai mercanti. Poi gli sovvenne
un pensiero.
Come possono permettersi tutte queste cose che importi?
Non possono, ed  questo il bello. Non circola molto denaro contante, solo poche trib hanno
creato un proprio conio. Cos io preferisco il baratto e in questo modo faccio affari migliori. In cambio
dei miei prodotti ottengo pellicce, cani da caccia e gioielli, tutta merce per cui nellimpero sono disposti
a sborsare parecchio. Rimarresti stupito dal prezzo che i gioielli celtici hanno raggiunto adesso a
Roma. Guard la torque che Macrone portava al collo. Prendi per esempio quel gingillo che indossi
tu. Potrei venderlo per una fortuna.
Non  in vendita, rispose deciso Macrone, portandosi istintivamente una mano al monile
doro. Un tempo il vistoso ornamento era appartenuto a Togodumno, capo dei Catuvellauni e fratello di
Carataco. Macrone lo aveva ucciso in duello subito dopo lo sbarco in Britannia della Seconda Legione.
Ti farei un buon prezzo.
Macrone sbuff. Ne dubito. Mi rapineresti proprio come faresti con uno di questi barbari.
Cos mi offendi!, protest Diomede. Non oserei mai. A te, centurione, farei un buon
prezzo.
No, non lo vendo.
Diomede serr le labbra e scroll le spalle. Non ora, magari pi avanti. Dormici sopra.
Macrone scosse la testa e incroci lo sguardo di uno degli altri centurioni che aveva sollevato su
di lei in segno di solidariet. Quei mercanti greci avevano invaso limpero, spingendosi ben oltre i suoi
confini, ed erano tutti uguali: speculatori sempre in cerca di profitti. Vedevano chiunque nei termini di
ci che potevano guadagnarci. Macrone si sent improvvisamente disgustato.
Non ho bisogno di dormirci sopra. Non lo vendo, e soprattutto non a te.
Diomede si accigli e per un istante socchiuse gli occhi. Poi annu lentamente e sfoder di
nuovo il suo sorriso da venditore. Voi uomini darmi romani pensate di essere migliori di tutti noi,
non  vero?.
Macrone non rispose, si limit a sollevare appena il mento facendo scoppiare il greco in una
fragorosa risata. Gli altri centurioni interruppero la loro tranquilla chiacchierata e si voltarono verso di
loro. Il greco sollev le mani in un gesto di scuse.
Mi spiace, veramente, mi spiace.  solo che questo atteggiamento mi  talmente familiare. Voi
soldati siete convinti che lespansione dellimpero, lannessione di nuove province ai possedimenti
territoriali dellimperatore, dipenda unicamente da voi.
 vero, annu Macrone. Le cose stanno cos.
Ah s? E dove sareste voi adesso senza il mio aiuto? Come farebbe il vostro superiore laggi
ad acquistare provviste? E soprattutto, perch pensate che gli Atrebati siano cos ben disposti nei
confronti di Roma?
Non lo so e non mi interessa, ma mi aspetto che tu me lo dica comunque.
Felice di farlo, centurione. Molto prima che il primo legionario romano facesse vedere la sua
faccia nellangolo meno civilizzato di questo nostro mondo, un mercante greco come me aveva gi
rapporti commerciali con questi locali. Abbiamo imparato la loro lingua, i loro usi e costumi e abbiamo
fatto conoscere loro i prodotti dellimpero. Il pi delle volte non vedevano lora di mettere le mani sui
prodotti della civilt, sulle cose che per noi erano banali e che loro invece consideravano oggetti di
prestigio.  nato in loro un desiderio che noi abbiamo nutrito fino a trasformarlo in bisogno. Quando
siete arrivati voi, questi barbari erano gi parte integrante delleconomia imperiale. Ancora qualche
generazione, e vi avrebbero implorati di farli diventare una vostra provincia.
Idiozie! Sono solo idiozie!, rispose Macrone, puntando un dito contro il greco, spalleggiato
dagli altri centurioni. Lespansione dellimpero dipende solo dalla spada e dal coraggio di brandirla.
Quelli come te diffondono unicamente ciarpame tra questi stolti per poterne trarre profitto. Le cose
stanno cos e basta.
Ovvio che lo facciamo per profitto. Per quale altro motivo rischiare i pericoli e le privazioni di
una vita del genere?. Diomede sorrise nel tentativo di alleggerire il tono della discussione. Volevo
solo sottolineare i benefici per Roma dei nostri commerci con queste popolazioni. Se quelli come me
hanno contribuito, seppur in minima parte, a spianare il terreno per le legioni conquistatrici di Roma, la
nostra soddisfazione  incommensurabile. E mi scuso se questa mia modesta ambizione ti offende in
qualche modo, centurione. Non ne avevo intenzione.
Macrone annu. Va bene, allora. Scuse accettate.
Diomede fece un sorriso radioso. E se dovessi cambiare idea sulla torque.
Greco, se la nomini ancora, giuro che ti.
Macrone!, grid Ortensio, il centurione anziano.
Macrone distolse immediatamente lo sguardo da Diomede e si mise sullattenti. Signore?
Taglia corto con le chiacchiere e metti in formazione i tuoi uomini. Lo stesso vale per tutti voi.
Ci muoviamo.
Mentre i centurioni si affrettavano verso le proprie unit urlando ordini, gli abitanti del villaggio
caricarono velocemente la carne di manzo sul retro di uno dei carri. Non appena la colonna fu formata,
Ortensio fece cenno agli esploratori della cavalleria di mettersi in cammino e poi diede lordine di
avanzare anche alla fanteria.
Le espressioni turbate degli Atrebati testimoniavano eloquentemente il terrore di essere di
nuovo abbandonati a loro stessi, e il capovillaggio implor Diomede perch persuadesse la coorte a
rimanere. Il greco aveva ricevuto ordini precisi, cos present le sue scuse educatamente, ma con
fermezza, e si affrett dietro a Ortensio. Quando la Sesta Centuria, con compiti di retroguardia, usc
marciando dal villaggio alle spalle dellultimo carro, Catone prov vergogna ad abbandonare quella
povera gente mentre i druidi e i loro scherani durotrigi continuavano con le loro scorrerie lungo la
frontiera.
Signore?
S, Catone.
Deve pur esserci qualcosa che possiamo fare per questa gente. Macrone scosse la testa.
Niente. Perch me lo chiedi? Cosa vorresti che facessimo?
Potremmo lasciare alcuni uomini. Una centuria a proteggerli.
Una centuria in meno indebolirebbe troppo la coorte. E poi, dove andremmo a finire? Non
possiamo certo lasciare una centuria in ogni villaggio che attraversiamo. Siamo gi in pochi.
E allora delle armi, sugger Catone. Potremmo lasciargli alcune armi di riserva che abbiamo
nei carri.
Non possiamo, ragazzo. Potrebbero sempre servirci. E in ogni caso non saprebbero neanche
come usarle. Sarebbe solo uno spreco. Il discorso  chiuso. Ci aspetta una lunga marcia oggi. Risparmia
il fiato per quella.
S, signore, replic tranquillamente Catone, abbassando gli occhi per evitare gli sguardi
contrariati degli abitanti del villaggio che si trovavano vicino alla porta dingresso.
Per il resto della giornata, la Quarta Coorte avanz a fatica lungo il sentiero fangoso in
direzione sud, verso il mare e un piccolo insediamento commerciale adagiato sulle rive di uno dei
canali che si riversavano in un ampio porto naturale. Diomede conosceva bene quel centro: aveva
contribuito lui stesso a costruirlo la prima volta che era approdato in Britannia, molti anni fa. Ora era la
sua casa. Noviomagus, questo era il nome con cui il villaggio era noto, si era sviluppato molto
rapidamente, richiamando tutta unallegra torma di commercianti, mandatari e rispettive famiglie. A
detta di Diomede, per tutti quegli anni forestieri e locali avevano convissuto in relativa armonia. Da
quando, per, i Durotrigi si erano messi a razziare il loro territorio, gli Atrebati avevano iniziato a
puntare il dito contro i forestieri, a loro giudizio colpevoli di aver provocato i druidi della Luna Nera e i
loro seguaci. Oltre alla sua stessa famiglia, a Noviomagus Diomede aveva molti amici ed era
preoccupato per la loro incolumit.
Mentre la coorte marciava, un sole debole tracciava il suo basso arco in un cielo grigio.
Quando, sul finire della giornata loscurit inizi a infittirsi, dalla testa della colonna giunse un grido
improvviso. Gli uomini sollevarono gli occhi dal sentiero sul quale li avevano tenuti fissi fino a quel
momento, piegati dalla stanchezza e dal peso della sarcina sulle spalle. Lungo il sentiero si avvicinava
al galoppo un gruppo di esploratori provenienti dalla cima di una collina. In coda alla colonna della
coorte si ud distintamente la voce del centurione Ortensio che dava lordine di fermarsi.
Ci sono problemi, disse senza agitarsi Macrone mentre osservava gli esploratori che facevano
rapporto a Ortensio. Il comandante della coorte annu e poi conged gli uomini, quindi si volt verso la
colonna e url: Ufficiali, venite avanti!.
Catone si tolse la furca dalle spalle e la depose a terra, poi sincammin spedito dietro Macrone,
con un formicolio lungo la schiena dovuto alleccitazione.
Non appena tutti i suoi centurioni e optiones furono schierati presso di lui, Ortensio li
ragguagli dellaccaduto.
Noviomagus  stata attaccata. Ci che ne rimane si trova oltre quella collina, disse indicando
con un pollice sopra la propria spalla. Gli esploratori riferiscono di non avere notato alcun
movimento, dunque sembrerebbe che non vi siano sopravvissuti.
Catone lanci unocchiata alla guida greca, che si trovava a una certa distanza dagli ufficiali
romani, e vide che fissava i propri piedi con la fronte aggrottata. Diomede serr improvvisamente le
labbra e Catone intu che era prossimo alle lacrime. In un misto di compassione e imbarazzo di fronte
al dolore privato di un altro uomo, Catone riport di nuovo gli occhi su Ortensio mentre questi
impartiva ordini alle truppe.
La coorte si disporr a falange appena al di sotto della sommit della collina; valicheremo la
cima e poi procederemo gi per il pendio in direzione del villaggio. Una volta che saremo a breve
distanza da Noviomagus, dar lordine di fermarsi. A quel punto la Sesta Centuria entrer
nellinsediamento. Si volt verso Macrone. Dai solo unocchiata veloce in giro e poi torna a riferire.
S, signore.
Presto far buio, ragazzi. Non abbiamo tempo per allestire un accampamento, dunque saremo
costretti a ricostruire alla meglio le strutture difensive dellinsediamento e ad accamparci l per la notte.
E adesso al lavoro.
Gli ufficiali tornarono alle rispettive centurie e richiamarono i propri uomini. Una volta che i
soldati si furono disposti in riga, Ortensio url lordine di creare la formazione. I soldati della Prima
Centuria si aprirono a destra, ruotando poi su loro stessi e disponendosi su una doppia linea. Le altre
centurie fecero lo stesso, estendendo lallineamento sulla sinistra. La centuria di Macrone fu lultima a
mettersi in posizione; non appena il soldato che chiudeva il fianco destro si trov spalla a spalla con la
Quinta Centuria, Macrone diede lordine di arresto. La coorte fu fatta fermare per qualche istante
perch i soldati formassero ranghi ordinati, poi fu impartito lordine di avanzare. A quel punto, la
doppia fila di uomini inizi a risalire il leggero pendio e ne super la cima. Davanti a loro si stendeva
in lontananza il mare, grigio e agitato. Pi vicino, cera un ampio porto naturale dal quale si dipartiva
un largo canale verso lentroterra, fino al punto in cui si trovava linsediamento. Una brezza gelida ne
increspava la superficie. Nessuna nave era ancorata in vista, e si scorgeva solo qualche piccola barca
tirata a riva. I soldati erano in trepidazione per ci che avrebbero trovato oltre la collina: quando il
terreno inizi a digradare, apparvero le macerie di Noviomagus.
I razziatori avevano distrutto tutto quello che avevano potuto senza avere fretta. Laddove un
tempo cerano state case e capanne, ora non rimanevano altro che desolati scheletri di legno anneriti.
Tuttattorno i resti carbonizzati di muri e tetti. Gran parte della palizzata perimetrale era stata divelta e
gettata nella trincea. Lassenza di fumo indicava che erano trascorsi gi alcuni giorni da quando i
Durotrigi avevano messo a ferro e fuoco il villaggio. Tra le rovine non si muoveva nulla, neanche un
animale. Il silenzio era rotto solo dal verso dei corvi al riparo in una macchia vicina. Su entrambi i
fianchi della coorte, gli esploratori della cavalleria si aprirono a ventaglio in cerca di eventuali nemici.
Scendendo in direzione dellinsediamento, il tintinnio degli equipaggiamenti dei legionari parve
a Catone innaturalmente rumoroso. Mentre si concentrava per rimanere al passo con gli altri, impresa
non da poco data la sua andatura lenta, esamin il terreno circostante il villaggio, attento a qualsiasi
segno che potesse indicare unimboscata. Alla debole luce, il gelido paesaggio invernale si riempiva di
ombre cupe, e Catone serr la presa sullimpugnatura dello scudo.
Fermi!, url Ortensio, alzando al massimo la voce per farsi udire al di sopra del rumore del
vento. Gli uomini in formazione si arrestarono e rimasero immobili per un istante, in attesa del secondo
ordine. Deporre i fardelli!.
I legionari deposero a terra le furcae e fecero cinque passi in avanti per allontanarsi
dallequipaggiamento personale. Nella mano destra stringevano ora solo il giavellotto, pronti a
combattere.
Sesta Centuria, avanzare!.
Avanzare!, ripet lordine Macrone, e i suoi uomini uscirono dallo schieramento,
avvicinandosi allinsediamento di sbieco. Mano a mano che si approssimavano alle rovine annerite,
Catone sentiva il cuore battergli sempre pi veloce, e una scarica di nervosismo attraversava il suo
corpo mentre si preparava ad affrontare un eventuale attacco improvviso. Appena oltre la trincea,
Macrone fece arrestare la centuria.
Catone!.
S, signore!.
Prendi con te le prime cinque sezioni ed entra attraverso la porta principale. Io guider le altre
ed entrer dal versante del mare. Incontriamoci al centro del villaggio.
S, signore, rispose Catone, e un improvviso brivido di paura gli fece aggiungere: Fate
attenzione.
Macrone si ferm e gli lanci unocchiata sprezzante: Cercher di non prendermi una storta
alla caviglia, optio. Questo posto  immobile come una tomba. Lunica cosa che ancora gira sono gli
spiriti dei morti. E adesso muovetevi.
Catone lo salut e si volt verso le file dei legionari. Prime cinque sezioni! Con me!.
Senzaltro indugio, si incammin in direzione di ci che rimaneva della porta principale,
seguito dai suoi uomini che cercavano di stargli al passo. Un sentiero dissestato in leggera pendenza
conduceva proprio allenorme struttura di accesso in legno e al corridoio fortificato che un tempo
proteggeva lentrata. La porta era stata distrutta, selvaggiamente scardinata e fatta a pezzi. Catone si
inoltr con cautela tra i suoi resti scheggiati. Su entrambi i lati si aprivano i fossati difensivi che
fiancheggiavano il tracciato curvo delle mura e della palizzata distrutta. I legionari lo seguivano in
silenzio, con occhi e orecchie attenti a qualsiasi segnale di pericolo nellatmosfera carica di tensione in
cui erano immersi.
Superata la porta distrutta, la devastazione perpetrata dai Durotrigi si manifest in tutta la sua
evidenza. Il villaggio era una distesa di vasi e orci rotti, di abiti strappati e dei resti di tutto ci che un
tempo erano stati i beni materiali degli abitanti. Mentre i soldati si allargavano al suo fianco, Catone si
guard attorno, sorpreso di non vedere cadaveri in giro, neanche carogne di animali. Tranne piccoli
mulinelli di cenere sollevati dalla brezza, in quel lugubre silenzio non si muoveva nulla.
Disperdetevi!, ordin voltandosi verso i suoi uomini. Cercate ovunque. Individuate
eventuali sopravvissuti. Tornate a rapporto una volta raggiunto il centro dellinsediamento!.
Armi in pugno, i legionari si avventurarono con cautela tra gli edifici distrutti, usando le punte
dei giavellotti per sondare ogni cumulo di macerie. Catone rimase a guardarli avanzare per qualche
istante, poi lentamente si incammin egli stesso lungo la stradina ricoperta di cenere che dal portale
conduceva nel cuore di Noviomagus. Lassenza di cadaveri lo inquietava. Si era preparato
psicologicamente agli orrori che avrebbe visto, e non trovare traccia degli uomini e degli animali che
erano l vissuti era anche peggiore, tanto che limmaginazione prese il sopravvento fino a fargli avere
un terribile presagio. Si maled furiosamente. Era possibile che i razziatori avessero colto gli abitanti di
sorpresa e conquistato il villaggio senza necessit di combattere, portandosi poi via persone e animali
come bottino. Era la soluzione pi probabile, si convinse.
Optio!, lo richiam una voce poco distante. Da questa parte!.
Catone accorse in quella direzione. Accanto alle macerie di un ovile in pietra, il legionario lo
attendeva in piedi davanti a una grossa buca, coperta da una guaina di pelle. Il soldato ne teneva
sollevato un lembo e puntava allinterno con il giavellotto.
Qui, signore. Dovete vedere questo.
Catone gli si avvicin e guard nella buca. Era larga circa dieci piedi e profonda quanto un
uomo in posizione eretta. La terra attorno allimboccatura era smossa. Nella semioscurit, vide un
cumulo di quarti di carne, decine di ceste di grano, alcuni pezzi di argenteria greca e qualche piccola
cassa. Era chiaro che la buca era stata scavata solo di recente, con tutta probabilit per occultare il
bottino che i razziatori erano riusciti a raccogliere. Lavevano poi ricoperta con una guaina per tenere
lontani gli animali selvatici. Catone si sfil lo scudo, si cal tra le casse e apr la prima che gli capit a
portata di mano. Conteneva alcuni oggetti ornamentali celtici in argento e bronzo. Prese uno specchio e
se lo rigir tra le mani, ammirando leleganza delle decorazioni a spirale sul retro. Lo ripose nella cassa
e osserv poi le torques, le collane, le coppe e le stoviglie varie, tutte della migliore fattura. Quasi
nessuno di quei manufatti era stato utilizzato dagli abitanti di Noviomagus. Si trattava pi
probabilmente del frutto di baratti con le trib locali, accumulato durante linverno per poi essere
spedito in Gallia per rivenderlo a prezzi altissimi dai mandatari dei commercianti di Roma. Ora i
Durotrigi si erano impossessati di quel tesoro e lo avevano nascosto, senza dubbio per poi recuperarlo
al ritorno dalle scorrerie nel territorio degli Atrebati.
Catone trasal quando cap meglio cosa ci potesse significare. Riabbass violentemente il
coperchio della cassa e riemerse dalla buca.
Trova gli altri e venite al centro del villaggio il pi velocemente possibile. Io vado avanti a
cercare il centurione. Muoviti!.
Catone si precipit tra le macerie degli edifici carbonizzati, dei quali rimanevano in piedi solo le
colonne di legno pi robuste e i muri di pietra anneriti. Ud Macrone che urlava ordini e si diresse verso
la sua voce. Riemergendo dalle mura di due degli edifici pi grandi disposti attorno al centro di
Noviomagus, lo trov insieme ad alcuni suoi uomini accanto a quello che sembrava un pozzo coperto,
del diametro di circa dieci piedi. Attorno allimboccatura correva un parapetto di pietra alto fino alla
cintola e il tutto era chiuso da un tetto conico in pelle di animale. Per qualche strano motivo, il tetto era
stato lasciato intatto dai razziatori, ed era forse lunica cosa che non avevano cercato di distruggere.
Signore!, chiam Catone mentre li raggiungeva. Macrone alz gli occhi dal pozzo, con aria
apparentemente distratta. Vedendo Catone, si raddrizz e si mosse per raggiungerlo a grandi passi.
Trovato qualcosa?
S. Facendo rapporto, Catone non riusc a trattenere la sua eccitazione e il suo nervosismo.
Non lontano dalla porta, c un pozzetto con il bottino. Credo che abbiano intenzione di tornare qui. E
forse potremmo tendere loro una trappola!.
Macrone annu con aria solenne, apparentemente indifferente di fronte alla possibilit di tendere
unimboscata ai razziatori. Capisco, disse.
Tutto lentusiasmo di Catone nel voler continuare a raccontare della scoperta scem davanti
allespressione stranamente impassibile apparsa sul viso del suo superiore.
Cosa succede, signore?.
Macrone deglut. Hai trovato cadaveri?
Cadaveri? No, signore. In effetti  strano.
Gi. Macrone serr le labbra e punt un dito in direzione del pozzo. Allora penso proprio
che siano tutti l dentro.
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
...
.
...
Nella flebile luce, il centurione Ortensio non era altro che una sagoma scura, quasi scontornata,
mentre guardava allinterno del pozzo con le mani appoggiate sul parapetto di pietra. Macrone e i suoi
uomini si tenevano indietro, quanto pi distante potevano da eventuali spiriti dei morti. Diomede se ne
stava seduto, solo, con la schiena contro il muro annerito di un edificio. Teneva la testa chinata in
avanti, il viso affondato tra le braccia, il corpo tormentato dal dolore.
La sta prendendo un po male, mormor Figulo.
Catone e Macrone si scambiarono unocchiata. Entrambi avevano visto il groviglio di corpi
mutilati che riempiva il pozzo fin quasi allorlo. Considerate le dimensioni del villaggio, l dentro
dovevano esservi centinaia di cadaveri. La cosa che faceva pi orrore a Catone era che non era stato
risparmiato nessun essere vivente. Nel groviglio di cadaveri, oltre che donne e bambini, cerano anche
cani e pecore. I razziatori avevano voluto mettere bene in chiaro quale destino sarebbe toccato a quelli
che si schieravano dalla parte di Roma. Di fronte alla terribile scena, il giovane optio era raggelato
dallorrore e dalla disperazione quando i suoi occhi erano caduti sul viso di un bambino, poco pi che
un neonato, adagiato in posizione scomposta in cima al cumulo. Da sotto una folta capigliatura biondo
paglia, un paio di incredibili occhi azzurri fissavano terrorizzati verso lalto. La bocca era rimasta
aperta mettendo in vista i minuscoli dentini bianchi. Era stato ucciso con un colpo di lancia al petto, la
maglia di lana grezza che indossava aveva un macchia scura di sangue rappreso. Catone era
indietreggiato da quella fossa comune, si era voltato e, dopo essersi accucciato, aveva vomitato.
In quel momento, a distanza di mezzora, era intirizzito e si sentiva sfiancato dallo stesso
profondo dolore che prova chiunque sia testimone, per la prima volta, del lato oscuro della vita. Da
quando aveva iniziato la carriera militare con le aquile  poco pi di un anno prima  la morte violenta
era sempre stata una presenza costante. Era passato cos poco tempo, riflett. Lesercito era riuscito a
indurirlo senza che lui se ne fosse pienamente reso conto, ma di fronte allecatombe dei druidi del culto
della Luna Nera, Catone si sent ancor pi divorato dallorrore e dalla disperazione. Mentre la sua
mente tentava di farsi una ragione di azioni che oltraggiavano ogni forma di civilt, sent montare
dentro di s un incontenibile impulso alla vendetta selvaggia contro gli esecutori di quelleccidio.
Limmagine di quel bambino gli attravers la mente ancora una volta, e istintivamente Catone strinse e
torse la mano sullimpugnatura della spada. In quel momento, quegli stessi druidi tenevano nelle loro
mani una famiglia romana, condannata senza dubbio a subire lo stesso destino toccato agli abitanti di
Noviomagus.
Macrone not tale movimento. Per un istante fu quasi tentato di dare una pacca paterna sulla
spalla delloptio nel tentativo di confortarlo. Si era abituato alla presenza costante di Catone e tendeva a
dimenticare che il ragazzo non aveva ancora molta esperienza dellassoluta brutalit della guerra. Gli
rimaneva difficile credere che il goffo topo di biblioteca presentatosi con tutte le altre reclute
scarmigliate in Germania era lo stesso giovane ufficiale sfregiato che in quel momento stava in piedi
accanto a lui. Il ragazzo si era gi meritato la sua prima decorazione per la sua audacia: la lucida falera
gli scintillava ora sullarmatura. Coraggio e intelligenza erano in lui qualit indubbie e, se fosse
sopravvissuto abbastanza a lungo alla dura vita delle legioni, lo aspettava un futuro brillante. Rimaneva
per ancora poco pi che un ragazzo, incline a un sofferto esercizio di autocoscienza di cui Macrone
non riusciva proprio a capacitarsi. Proprio come non riusciva a capire la profondit di alcuni suoi
momentanei stati danimo, quando sembrava chiudersi in se stesso e annodarsi volutamente in un
impenetrabile groviglio di pensieri.
Macrone si strinse nelle spalle. Se quel ragazzo avesse smesso di pensare cos tanto, la vita gli
sarebbe sembrata molto pi facile. Macrone concedeva poco tempo allintrospezione: la considerava
una distrazione che gli impediva di fare ci che era necessario. Meglio lasciarla agli oziosi intellettuali
di Roma. E prima Catone lo avesse capito, pi felice sarebbe stato.
Figulo stava ancora commentando con disapprovazione la vergognosa ostentazione emotiva di
Diomede. Maledetti greci! Fanno di tutto un dramma. Troppe tragedie e poche commedie nei loro
teatri, ecco qual  il loro problema.
Quelluomo ha perso la sua famiglia, disse a voce bassa Macrone. Quindi fagli un favore,
chiudi quella tua bocca schifosa prima che ti senta.
S, signore. Figulo attese un istante e poi si allontan con aria indifferente, come se cercasse
qualcosaltro su cui concentrarsi mentre la centuria rimaneva in attesa di ulteriori ordini.
Ortensio aveva visto abbastanza e raggiunse Macrone con passo spedito.
Un bel pasticcio l dentro.
Gi.
Meglio ordinare ai tuoi uomini di riempirlo di terra. Non abbiamo tempo per una sepoltura
adeguata. E ad ogni modo, non conosco le usanze locali.
Potreste chiedere a Diomede, sugger Macrone. Dovrebbe saperlo.
Si voltarono entrambi verso la guida greca. Diomede aveva risollevato la testa e stava
guardando in direzione del pozzo, tremante e con il viso contorto dal dolore.
Non ne sono sicuro, rispose il centurione Ortensio. Non ora, almeno. Mi prender cura io di
lui mentre voi vi occupate del pozzo.
Macrone annu, poi ebbe un altro pensiero. E a proposito del bottino che ha scoperto il mio
optio?
In che senso?.
Catone alz gli occhi, infastidito dallincapacit del centurione di comprendere la portata della
sua scoperta. E prima che potesse lanciarsi in una spiegazione non richiesta, Macrone intervenne.
Loptio ritiene che i razziatori abbiano intenzione di tornare a recuperare la refurtiva.
Ah s, la pensa cos?. Ortensio lanci unocchiata torva in direzione del giovane optio,
sdegnato che un soldato cos giovane e di poca esperienza potesse avere la presunzione di capire le
intenzioni del nemico.
Altrimenti quale potrebbe essere il motivo di nasconderlo in quel modo, signore?
E chi lo sa magari  unofferta ai loro di.
Non penso proprio, rispose tranquillamente Catone.
Ortensio si accigli. Se hai qualcosa da dire, meglio che tu la dica come si deve, optio, gli
rispose bruscamente.
Certo, signore. Catone si mise sullattenti. Era solo mia intenzione suggerire che, a mio
avviso, i razziatori hanno messo da parte la refurtiva che pensavano di poter trasportare con s una
volta che si fossero ritirati nel territorio dei Durotrigi. Tutto qui, signore. Oltre al fatto che potrebbero
ripassare di qui in qualsiasi momento.
In qualsiasi momento, eh?, gli fece il verso Ortensio. Ne dubito. Se hanno un minimo di
buonsenso, adesso se ne staranno gi ben rintanati al sicuro a casa loro.
In ogni caso il ragazzo potrebbe non avere tutti i torti, disse Macrone. Dovremmo lasciare
una postazione di guardia su unaltura.
Macrone, non sono nato ieri. Me ne sto gi occupando. Gli esploratori stanno tenendo
docchio tutte le vie di accesso al villaggio e, se qualcuno si avviciner, verr avvistato molto prima
che possa trasformarsi in una minaccia per noi. Con questo, non penso che i razziatori siano ancora l
fuori.
Aveva appena smesso di parlare quando nelloscurit risuon il rumore di zoccoli di cavallo. I
tre ufficiali si voltarono e solo qualche istante dopo al centro del villaggio arriv al galoppo un
esploratore. Tir le redini e smont su un fianco.
Dov il centurione Ortensio?
Quaggi. Vieni a rapporto!.
Luomo lo raggiunse di corsa, salut e fece un profondo respiro. Una colonna di uomini in
avvicinamento, signore! A due miglia circa.
Da quale direzione?.
Lesploratore si volt e punt un dito verso est, oltre un canalone tra due colline, dove un
sentiero si snodava lungo la costa.
Quanti sono?
Duecento, forse di pi.
Bene. Cosa sta facendo il tuo decurione?
Ha riportato la squadra al riparo degli alberi sulla collina vicina. Tranne due uomini, che non
sono a cavallo. Stanno tenendo docchio la colonna.
Bene. Ortensio annu soddisfatto e conged lesploratore. Vai e riferisci al decurione di
rimanere nascosti. Invier appena possibile un messaggero con i miei ordini.
Il soldato torn di corsa al cavallo mentre Ortensio si voltava verso i suoi ufficiali. Si sforz di
abbozzare un sorriso.
Bene, giovane Catone. A quanto sembra, potresti averci visto giusto. E se  cos, quei bastardi
dei druidi e dei loro amici troveranno una bella sorpresa.
...
.
...
CAPITOLO UNDICI.
...
.
...
E tanto per cambiare, nevica, borbott Catone, sollevando gli occhi verso il primo fiocco che
scendeva dal cielo notturno. Dal mare aveva preso a soffiare un vento freddo portandosi dietro un
turbinio di fiocchi bianchi che ricadevano sugli uomini della Quarta Coorte nascosti tra le macerie del
villaggio. Il bel tempo sereno degli ultimi giorni aveva asciugato il terreno e la neve inizi ad attecchire
immediatamente, macchiando gli scudi e i mantelli dei legionari che tremavano in silenzio.
Non durer molto, optio, bisbigli Figulo. Guardate l!. Indic uno spiraglio di sereno nel
cielo, su un lato dellassembramento di nuvole scure. Le stelle e un pallido spicchio di luna brillavano
debolmente in un cielo quasi completamente nero.
Ormai sembrava fosse passato un secolo da quando era scesa la notte, e il nervosismo aveva
aguzzato i sensi dei soldati in attesa che i razziatori cadessero in trappola. La Sesta Centuria era
nascosta tra le rovine che circondavano il centro del villaggio. Sbirciando al di sopra del basso muretto
di unabitazione, Catone non vide nessuno degli altri uomini della centuria, sebbene la loro presenza
fosse comunque percepibile. Come lo era quella dei cadaveri ammassati nel pozzo poco distante.
Involontariamente gli torn in mente limmagine del bambino morto, e il gi forte desiderio di vendetta
sui druidi e sui loro seguaci acquist nuovo vigore.
Dove sono quei maledetti bastardi di Britanni?, mormor, serrando subito dopo le labbra,
infuriato con se stesso per essersi mostrato impaziente di fronte ai suoi uomini. Ad eccezione di Figulo,
erano rimasti tutti nascosti in silenzio secondo gli ordini ricevuti. Molti di loro erano veterani navigati
aggiunti alla Seconda Legione lautunno precedente a completamento dei ranghi. Lunit di Vespasiano
aveva sofferto gravi perdite durante le prime battaglie della campagna, e aveva avuto la fortuna di
vedersi assegnare la prima scelta delle riserve provenienti dalla Gallia.
Volete che vada a dare unocchiata, signore?, chiese Figulo.
No!, gli rispose brusco Catone. Stai gi immobile, maledizione! E non fare un altro
rumore.
S, signore. Chiedo scusa.
Mentre la recluta si allontanava, Catone scosse la testa disperato. Lasciato a se stesso,
quellidiota sarebbe stato in grado di mandare allaria il piano architettato in fretta e furia dal
centurione Ortensio. Nei brevissimi istanti trascorsi prima che la colonna nemica fosse avvistata, due
centurie erano state dislocate allinterno del villaggio e altre quattro si erano nascoste nelle trincee
difensive, pronte a chiudere il cerchio che avrebbe intrappolato il nemico. Gli esploratori della
cavalleria erano nascosti lungo il margine di un bosco poco distante, pronti a uscire allo scoperto non
appena fosse stato dato lordine di attaccare. A quel punto, avrebbero tenuto docchio la situazione ed
eventualmente braccato ogni britanno che fosse riuscito a scappare dal villaggio. Non che Catone,
comunque, avesse intenzione di lasciargli lopportunit di farlo.
Le macerie carbonizzate del villaggio stavano gi sparendo sotto il sottile manto di neve. In
attesa dellarrivo del nemico, la vista della neve ricord a Catone la pi pregiata seta bianca e il
pensiero and immediatamente a Lavinia: giovane, fresca e piena di contagioso entusiasmo per la vita.
Quellimmagine per svan troppo in fretta, sostituita dallespressione di terrore che la ragazza aveva
avuto in punto di morte. Catone tent di cancellarla dalla mente e di concentrarsi su qualcosaltro.
Qualsiasi cosa. E, per sua sorpresa, si ritrov a pensare a Boudicca, il viso di lei fisso con un
sopracciglio inarcato nella tipica espressione ironica a cui anche lui si era affezionato. E gli scapp un
sorriso.
Signore!, gli bisbigli Figulo, quasi alzandosi in piedi. Gli altri uomini dellunit lo
fulminarono con lo sguardo.
Che c?, rispose Catone voltandosi. Pensavo di averti detto di tenere a freno la lingua.
Sta succedendo qualcosa!. Figulo punt il dito in direzione della zona opposta del villaggio.
Tieni la bocca chiusa!, gli ringhi contro Catone a denti stretti, sollevando in aria un pugno
per enfatizzare lordine. E stai gi!.
Figulo si riaccucci. Poi, con tutta la cautela del caso, Catone guard verso lo spazio aperto di
fronte al pozzo. Aguzz la vista in cerca di un movimento. Il debole lamento del vento gli impediva di
sentire ma, nonostante il buio pesto, vide il nemico ancor prima di udirlo. Il contorno scuro di una delle
macerie di fronte a lui mut allimprovviso forma, poi unombra spunt lentamente tra due muri di
pietra. Un uomo a cavallo. A ridosso del piazzale, quello tir le redini e rimase immobile in sella, quasi
annusando laria in cerca di segnali di pericolo. Dopo qualche istante, il cavallo nitr e sollev uno
zoccolo, facendo uno sfregio nero sul manto di neve.
Poi, con un sonoro schiocco della lingua, il britanno fece avanzare lanimale in direzione del
pozzo. La forma scura si mosse lentamente attraverso il vortice di neve e Catone cap che gli occhi
delluomo stavano perlustrando le rovine silenziose. Si rannicchi pi che pot, ma sempre avendo
modo di sbirciare al di sopra del muro annerito. Raggiunto il pozzo, il britanno tir di nuovo le redini,
spostandosi poi lentamente di fianco al parapetto per avere una migliore visuale allinterno. La mano di
Catone strinse limpugnatura della spada e per un istante la tentazione di sfoderare larma fu quasi
incontenibile. Poi si costrinse ad allentare la presa. Gli uomini appostati attorno a lui erano cos in
tensione da scattare al minimo cenno che lui avrebbe lanciato per uscire allo scoperto. Dovevano
aspettare lo squillo di tromba. Ortensio li osservava dallalto di un tumulo sepolcrale fuori del villaggio
e avrebbe dato il segnale di attacco solo quando tutti i nemici avessero varcato la porta distrutta. Gli
ordini erano stati chiari: nessuno doveva muoversi di un passo fino al segnale. Catone si volt verso i
suoi uomini, facendo loro segno di rimanere accucciati. Dal modo in cui erano accovacciati e
stringevano scudo e giavellotto, era chiaro che erano pronti a muoversi.
Accanto al pozzo, luomo si chin di lato, si raschi la gola e sput allinterno. Il doloroso
desiderio di vendetta che torturava Catone in un istante si riaccese, trasformandosi in una rabbia
ardente che gli fece ribollire il sangue nelle vene. Tent di reprimere limpulso, stringendo forte i pugni
fino a conficcarsi dolorosamente le unghie nel palmo della mano. Il durotrigio, apparentemente
soddisfatto dallassenza di pericoli incombenti su di s o sui suoi compagni, gir tranquillamente il
cavallo e trotterell fuori del centro del villaggio in direzione della porta. Catone si rivolse ai suoi
uomini.
Il segnale arriver presto, sussurr. Appena lesploratore dar il via libera, i druidi e i suoi
compagni attraverseranno la porta, recupereranno il bottino e probabilmente decideranno anche di
fermarsi qui per la notte. Saranno stanchi e vorranno riposarsi. E questo li render incauti. Catone
sfoder la spada e la punt verso i suoi uomini. Ricordate, ragazzi.
Alcuni dei veterani non poterono fare a meno di ridacchiare quando il giovane optio li chiam
ragazzi ma, rispettosi delle gerarchie, tornarono rapidamente seri. Catone sbuff per nascondere il
suo fastidio.
Ricordate, dobbiamo andarci gi duro. Abbiamo avuto lordine di fare prigionieri, ma non
correte comunque rischi inutili per catturarli. Sapete quanto il centurione detesti scrivere messaggi di
cordoglio alle famiglie che vi aspettano a casa. E di certo non si affretter a perdonarvi se vi farete
uccidere.
Le parole di Catone sortirono leffetto desiderato e la tensione per lattesa del segnale di attacco
fu allentata da unaltra risatina.
Dunque, adesso in piedi, scudi alzati e giavellotti pronti. Le forme scure degli uomini si
sollevarono e nel vortice degli enormi fiocchi di neve aguzzarono le orecchie per cogliere il segnale di
tromba al di sopra del cupo lamento del vento. Prima che il segnale arrivasse, per, dalla direzione
della porta apparvero i primi Britanni. A piedi, con i cavalli alla briglia, chiacchierando con aria
soddisfatta ora che finalmente la dura giornata di marcia era giunta alla fine. Emersero lentamente
dalloscurit pi nera degli edifici bruciati e si raggrupparono nello spiazzo antistante il pozzo. Sotto lo
sguardo nervoso di Catone, i nemici aumentarono fino a superare la ventina, e molti altri continuavano
a spuntare dal buio. Il ruminare e lo scalciare dei cavalli si mescolavano alle voci allegre dei Britanni,
che sembravano insopportabilmente rumorose dopo il lungo periodo di silenzio forzato. Catone temette
che i suoi uomini, disturbati da quei suoni, potessero non udire il segnale di tromba. Bench fossero
immobili, lui era consapevole di quanta tensione stessero accumulando. Se quel segnale non fosse
arrivato immediatamente, i soldati della Sesta Centuria sparsi nei paraggi sarebbero stati in numero
nettamente inferiore rispetto a quelli contro i quali stavano tendendo limboscata.
Dal centro della massa brulicante di nemici proven un urlo severo. Un uomo a cavallo si fece
largo tra di loro impartendo una serie di ordini. Tra i Britanni cal il silenzio e in un solo istante dalle
macerie apparvero soldati pronti ad agire al primo comando. Alcuni di loro, assegnati alla cura dei
cavalli, si misero immediatamente ad attendere alle proprie mansioni, mentre gli altri si allinearono
davanti alluomo a cavallo. Con sua grande delusione, Catone prese atto che il momento migliore per
sferrare lattacco stava ormai sfuggendo loro di mano. Se Ortensio non avesse dato immediatamente il
segnale, il nemico avrebbe potuto organizzarsi sufficientemente da opporre unefficace resistenza.
E mentre malediva quellindugio, si rese conto che un uomo stava camminando dritto verso di
lui. Catone si abbass senza far rumore, continuando a fissare nervosamente la linea del muro sopra la
propria testa anche quando il britanno lo raggiunse, si ferm e prese ad armeggiare con il mantello. Un
istante di silenzio, poi si ud un rumoroso spruzzo di un liquido. Dopo avere orinato contro il muro, il
britanno emise un lungo sospiro di sollievo. Qualcuno poi lo chiam e Catone sent luomo che
scoppiava a ridere mentre si voltava a rispondere, urtando inavvertitamente alcune pietre sconnesse
sulla cima del muro crollato. Una di esse, enorme, si inclin verso linterno e cadde in direzione della
testa di Catone. Per istinto, lui si chin velocemente e la roccia rimbalz sullelmo producendo un
sordo rumore metallico. La testa del nemico spunt da sopra il muro per cercare la fonte di quel rumore
inatteso. Catone trattenne il respiro, sperando che lui e i suoi uomini non fossero stati visti. Il guerriero
durotrigio prese fiato e lanci un segnale di pericolo ai compagni che fendette letteralmente loscurit,
propagandosi al di sopra degli altri rumori con incredibile chiarezza.
In piedi!, url Catone. Allattacco!.
Alzatosi di scatto, loptio spinse il suo gladio contro la sagoma scura della faccia del britanno e
sent la vibrazione dellimpatto propagarsi lungo il suo braccio mentre nelle orecchie gli risuonava
lurlo lacerante delluomo.
Usate i giavellotti!, url Macrone da poco distante. Prima i giavellotti!.
Gli scuri profili dei legionari si sollevarono dalle macerie che circondavano i Durotrigi.
Lanciate i giavellotti!, url Macrone. Sbuffando per lo sforzo, gli uomini attorno a Catone
scagliarono in avanti il braccio di lancio, con traiettoria bassa, per colpire a bruciapelo, e le lunghe aste
mortali volarono contro la compatta massa nemica. Dopo il primo fragore dellimpatto, giunsero le
grida degli uomini feriti e il nitrito terrorizzato dei cavalli colpiti dalle spietate punte metalliche.
Catone e i suoi uomini scavalcarono il muro, i gladi in pugno e pronti a colpire.
Vicini a me!, url Catone, preoccupato di mantenere i suoi uomini separati dai Britanni.
Ortensio aveva ordinato di tenere sempre i soldati sotto stretto controllo durante limboscata. Lesercito
romano nutriva una salutare avversione nei confronti dei combattimenti notturni, ma lopportunit di
accerchiare e annientare il nemico era stata talmente provvidenziale che neanche un centurione attento
alle regole come Ortensio aveva potuto resistervi.
Serrate i ranghi!, url Macrone da breve distanza, e lordine fu reiterato da tutti i i
responsabili dei reparti mano a mano che piccoli gruppi di legionari chiudevano laccerchiamento sui
Britanni. Protetti dagli scudi rettangolari, gli occhi dei Romani cercavano, nervosamente, nemici
scoperti nelle vicinanze da infilzare con il gladio. Catone socchiuse gli occhi quando un colpo di vento
gli spinse una raffica di fiocchi di neve in faccia, oscurandogli momentaneamente la vista. Unenorme
ombra gli si par davanti. Delle dita afferrarono il bordo superiore del suo scudo, a un palmo dal suo
viso, e lo strattonarono con forza. Istintivamente Catone spinse il braccio in avanti, caricandolo con
tutto il proprio peso. Il britanno, per, riusc a mantenere una presa ferma, cos la parte inferiore dello
scudo ruot verso lalto mollandogli un colpo violento tra le gambe. Luomo grugn, allent la stretta e
inizi a piegarsi su stesso. Per essergli daiuto, Catone gli diede un colpo secco dietro la testa con
limpugnatura della spada. Poi super con un balzo il corpo prono, guardandosi attorno per assicurarsi
che tutti gli uomini della sua unit fossero ancora con lui. Al riparo dei rettangoli scuri degli scudi, i
legionari caricavano su entrambi i lati, combattendo spalla a spalla e sbaragliando la turba agguerrita
dei Britanni. Non opponevano nessuna resistenza organizzata allimboscata: i Britanni si limitavano a
lottare per liberarsi come potevano dal groviglio dei compagni morti e feriti, cos come
dallequipaggiamento e dalle aste piegate dei giavellotti che ne ostacolavano i movimenti. Quelli che
nel frattempo erano riusciti a fuggire dal parapiglia cercavano disperatamente di aprirsi un varco
attraverso lanello serrato degli scudi e le lame letali e tremanti dei gladi romani. In pochissimi, per,
riuscivano a sfuggire, e con fredda e spietata efficienza i legionari continuavano a chiudere
laccerchiamento uccidendo chiunque si trovassero davanti.
Poi, al di sopra delle urla e del clangore delle armi, sul villaggio riecheggi la stridente nota
degli ottoni, il tardivo segnale di attacco di Ortensio. Per sfruttare al meglio il vantaggio di
unaggressione inaspettata, questi lanci i suoi uomini contro la colonna nera di guerrieri britanni che
stavano ancora entrando nel villaggio. Il rombo fortissimo del grido di battaglia della coorte si espanse
in ogni direzione e la colonna di Durotrigi si blocc sui propri passi, troppo sorpresa per reagire. Le
rimanenti centurie uscirono dalle trincee che circondavano il villaggio, sciamando sulla scintillante
distesa di neve appena caduta, in direzione del nemico. I capi dei druidi tentarono di radunare gli
uomini e di metterli in formazione per rispondere allattacco, ma in pochi istanti i legionari gli furono
addosso e iniziarono a farli a pezzi.
Con rinnovato fervore, la Sesta Centuria fin i pochi Britanni rimasti ancora in vita sulla distesa
di cadaveri attorno al pozzo del villaggio. Con un verso dirritazione, Catone piant un piede contro lo
stomaco di un nemico e sfil la lama della sua spada conficcata nella cassa toracica delluomo. Quando
risollev gli occhi, ebbe appena il tempo di fare un balzo allindietro per schivare la testa di un cavallo
impennato, con le narici dilatate e gli occhi iniettati di terrore per le urla e il clangore delle armi che
riempivano loscurit. Sopra alla testa del cavallo apparve la sagoma del guerriero che aveva tentato di
mettere in formazione i Britanni per contrastare i Romani. In una mano brandiva una lunga spada,
tenendola alzata e a distanza dal cavallo spaventato. Fissando lo sguardo di Catone, il guerriero fece
roteare larma con tutta la sua forza. Loptio si abbass sulle ginocchia e sollev lo scudo verso la
traiettoria dellarma. La lama colp con un fragore devastante appena sotto la borchia dello scudo, e
lavrebbe sicuramente trapassato se non avesse cozzato contro il bordo metallico rinforzato del lato pi
vicino al cavallo. Quando il guerriero tent di sganciare la lama rimasta incastrata, si trascin dietro
anche lo scudo. Ringhiando di rabbia, tir un calcio a Catone, colpendolo al lato dellelmo. Il ragazzo
rimase stordito per un istante, poi gli conficc il gladio nelle brache, appena sopra lo stivaletto. Il
britanno lanci un urlo pieno di rabbia e incit il cavallo perch schiacciasse il romano. Poco avvezzo
ai cavalli nella vita civile e con quel rispetto che un fante nutriva nei confronti dei pericoli affrontati
dalla cavalleria, Catone si ritrasse immediatamente dagli zoccoli dellanimale. La calca dei legionari
alle sue spalle, per, gli lasciava ben poco spazio di fuga. Agguant, allora, lo scudo e con tutte le sue
forze lo stratton via dal britanno: con un rumore di legno che si rompe, spada e scudo si separarono.
Luomo diede un colpo di tallone e un violento strattone alle redini, facendo impennare il cavallo che
agit pericolosamente gli zoccoli. Catone rotol sotto la pancia della bestia, proteggendosi il corpo con
lo scudo danneggiato e conficcando il gladio negli organi vitali dellanimale.
Dimenandosi selvaggiamente nel tentativo di liberarsi dalla lama, il cavallo si impenn fino a
capovolgersi sulla schiena, schiacciando il proprio cavaliere. Prima che il britanno riuscisse a tirarsi
fuori da sotto la bestia ferita a morte, un legionario gli si lanci addosso e lo fin squarciandogli
rapidamente la gola.
Figulo! Occupati anche del cavallo!, ordin Catone mentre, strisciando, si allontanava
dallanimale ferito che agitava gli zoccoli. Il giovane legionario si volt verso la testa del cavallo e con
un rapido fendente gli squarci unarteria. Nel frattempo, Catone si era rimesso in piedi e si guardava
attorno in cerca di altri nemici. Sembrava per che non ve ne fossero pi. La maggior parte dei Britanni
era morta. Alcuni feriti si lamentavano, ma i Romani li avrebbero ignorati fin quando non sarebbe stato
possibile mettere fine alla loro sofferenza con un colpo di grazia. Tutti gli altri erano fuggiti,
sparpagliandosi tra le macerie del villaggio nel tentativo di sottrarsi alle temibili spade degli assalitori.
I legionari furono sorpresi dalla rapidit con cui erano riusciti a sbaragliare il nemico, e per un
po rimasero tesi e accovacciati in posizione di battaglia.
Sesta Centuria! Allineatevi!.
Catone vide la figura tozza del suo centurione incamminarsi verso un lato del cumulo di
cadaveri nei pressi del pozzo.
Andiamo ragazzi, allineatevi! Non stiamo facendo una dannata esercitazione! Veloci!.
Gli uomini, ligi alla disciplina, reagirono allistante, raggiunsero velocemente il centurione e
formarono una piccola colonna sul terreno innevato. Macrone non not dei posti vuoti tra i ranghi e
annu soddisfatto. Solo una manciata di uomini della sua centuria era rimasta ferita. Fece poi un cenno
di saluto a Catone quando questi prese posto davanti ai soldati.
Tutto bene, optio?.
Catone annu, col respiro affannato.
Torniamo alla porta, allora, ragazzi!, url Macrone. Poi diede una pacca sulla spalla a Figulo.
E non risparmiare i cavalli!.
...
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...
CAPITOLO DODICI.
...
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...
Sotto una fitta nevicata, i legionari si incamminarono lungo il sentiero che conduceva ai resti
della porta da dove, attutiti dal vento, arrivavano i rumori dello scontro. Catone not che il vento si era
leggermente placato. Tra le nuvole si stavano aprendo argentei spiragli dai quali si affacciavano le
stelle e una pallida mezzaluna. Tra le macerie si intravedevano le forme dei Britanni in fuga rischiarate
dalla torva luce che si rifletteva sul manto innevato.
A quella vista, Catone si sent montare dentro unondata di rabbia e frustrazione. Quelli
potevano ancora darsi alla fuga prima che la sete di vendetta dei legionari fosse completamente placata.
Poi sorrise amaramente. Forse lui era lunico che desiderava far pagare al nemico lecatombe che aveva
visto nel pozzo. Forse i veterani in marcia con lui consideravano il nemico da professionisti. Un
avversario da sconfiggere e distruggere: nulla di pi, nulla di meno.
Avvicinandosi alla porta distrutta, videro lenorme e disordinata massa scura dei Durotrigi
agitarsi attorno alle rovine. Qua e l, figure sparse si affannavano lungo i resti del terrapieno in cerca di
una via di fuga tra la palizzata a pezzi e il cordone di ferro della linea di schermaglia dei legionari poco
oltre. Alcuni sarebbero riusciti a fuggire, ma solo in pochi ce lavrebbero fatta, pens tra s e s Catone
con distaccata soddisfazione.
Fermi!, ordin Macrone. Eccoli l, ragazzi, pronti per essere trucidati. State vicini e
assicuratevi di guardare bene prima di colpire. Ce ne sono abbastanza da non dover rischiare di
uccidervi tra voi! Allineatevi!.
Mentre la fila frontale della colonna rimaneva immobile, quelle immediatamente successive si
aprirono prendendo posizione ai lati finch la centuria non fu disposta su due linee lungo le rovine. In
attesa che il suo centurione desse lordine di avanzare, Catone not un crocchio di Durotrigi che si
staccava dalla massa dei compagni e sgattaiolava via nelloscurit tra le macerie di alcune casupole.
Signore!.
Cosa c?.
Catone stese un braccio e con la spada punt in direzione delle casupole. Laggi. Alcuni di
loro stanno tentando la fuga.
Li vedo. Non possiamo occuparcene noi, stabil Macrone. Prenditi la met degli uomini e
pensaci tu.
S, signore.
Catone, niente eroismi. Macrone aveva notato lumore cupo in cui loptio era piombato nel
momento in cui aveva visto lorribile scena allinterno del pozzo, e voleva che sapesse che non avrebbe
tollerato azioni avventate. Stanali e poi riporta subito indietro gli uomini.
S, signore.
Avanzer io per primo. Una volta che il campo sar libero, puoi andare.
Catone annu.
Uomini alla mia sinistra avanti!.
Con Macrone in testa a dare il passo, le prime cinque unit si mossero, con gli scudi rivolti al
nemico e i gladi in pugno. La massa scura dei Britanni inizi a retrocedere di fronte alla muraglia di
ferro in avvicinamento e, mentre la linea dei Romani continuava a serrare silenziosamente su di loro, le
urla disperate e terrorizzate dei Durotrigi raggiunsero la massima intensit. I pi intrepidi si staccarono
dalla turba e rimasero fermi con le armi sollevate, pronti a combattere, fedeli al loro codice di guerra.
Ma erano troppo pochi, e in un istante furono sbaragliati e uccisi. Poco dopo, quando Macrone e i suoi
uomini si fecero strada in quel groviglio palpitante, si ud il fragore degli scudi che si scontravano e il
clangore delle spade.
Catone si volt e si riemp i polmoni di aria gelida. Voialtri, seguitemi!.
Aggir con i suoi uomini il centro della battaglia che si consumava nei pressi della porta e
imbocc il tortuoso sentiero lungo il quale si era dileguato il piccolo gruppo di Durotrigi. In quella zona
le abitazioni del villaggio non erano state danneggiate cos malamente dal fuoco, e inseguendo il
nemico a passo spedito, Catone e i suoi si ritrovarono tra muri alti fino al petto e scheletrici resti di
strutture di legno. Le loro pettorine in pelle scricchiolavano, e i foderi e i guardareni tintinnavano
mentre procedevano con i calzari immersi nella neve. Sul sentiero erano ben visibili le tracce del
recente passaggio dei Durotrigi, e i Romani non ebbero difficolt a seguirle. Non appena Catone si
ricord della buca con il bottino che aveva scoperto precedentemente, cap subito per quale motivo il
drappello nemico se la fosse data a gambe in quella direzione. Evidentemente avevano lintenzione di
recuperare tutto ci che potevano trasportare.
Superata una brusca svolta a gomito, un debole sibilo lo avvert di abbassarsi sotto lo scudo
appena in tempo. Lascia bipenne scivol sul bordo dello scudo finendo dritta in faccia al legionario
che veniva subito dopo Catone. Con un rumore rivoltante la pesante lama mozz di netto la parte
superiore dellelmo e della testa del soldato. Accasciandosi, luomo non emise neanche un grido, e
sparse materia cerebrale insanguinata addosso ai compagni vicini. Un guerriero durotrigio si sollev al
di sopra di Catone e lanci un grido selvaggio quando vide lo scempio che la sua arma aveva causato.
Lascia continu a oscillare e si conficc profondamente in una trave di legno. Il guerriero durotrigio
ringhi e la liber con uno strattone, sbuffando per lo sforzo. Quel movimento lo lasci scoperto per un
breve istante di cui Catone approfitt, conficcandogli il gladio dritto nel fianco e avvertendo tutta la
vibrazione di quel colpo ben assestato. Invece di ricadere indietro ferito a morte, lenorme britanno
sembr infuriarsi ulteriormente. Lanci un urlo di guerra e usc dallombra del muro dietro il quale si
era tenuto nascosto fino a quel momento per poi piantarsi, a gambe divaricate, sul sentiero dove
avrebbe avuto pi spazio per maneggiare liberamente lascia. Impugnandola con due mani, inizi a
farla roteare, sfidando i Romani ad avvicinarglisi.
Dapprima, mentre la lama sibilava nellaria, Catone indietreggi, seguito dai suoi uomini. Fiss
larma inorridito, immaginando limpatto devastante che avrebbe potuto avere su chiunque fosse stato
talmente idiota da avvicinarsi al suo campo di azione. Catone sapeva perfettamente che ogni secondo di
indugio avrebbe agevolato la fuga dei compagni del britanno. Ma era bloccato da un terrore raggelante
che gli procurava brividi lungo la spina dorsale e gli rivoltava lo stomaco. Rendersi conto che stava
tremando fu uno shock per lui. Ogni fibra del suo corpo gli suggeriva di girarsi e scappare, lasciando
che fossero i suoi soldati a occuparsi di quello spaventoso gigante. E a quel pensiero lo invest un moto
di amaro disprezzo verso se stesso.
Si tese, fissando la rotazione dellascia e aspettando che gli passasse accanto. Quando sibil
oltre il suo scudo, digrign i denti e si scagli contro il britanno, piantandogli di nuovo la spada in
corpo. Luomo grugn allimpatto, poi sollev un ginocchio e sferr un calcio a Catone, colpendolo con
lo stivaletto alla coscia e facendolo quasi stramazzare. Catone lo centr ancora, sbattendogli lo scudo in
faccia mentre gli rigirava la spada nella ferita in cerca di un organo vitale. Sullimpugnatura dellarma
e sulla sua mano prese a colare del sangue, caldo e vischioso, ma il guerriero durotrigio non smise di
avanzare, lanciando urla di dolore e di sfida. Quello lasci andare lascia e con le sue mani enormi
agguant Catone per la testa e la gola. Loptio boccheggi agonizzante mentre la morsa del britanno gli
schiacciava la trachea. Con una mano incastrata nella cinghia dello scudo, Catone dovette mollare la
spada e afferrare la mano stretta attorno alla sua gola. Accorsero altri soldati e iniziarono a colpire il
gigante con scudi e spade. Luomo sembrava quasi non accorgersene, emetteva un cupo grugnito dal
profondo del petto, un verso di pura furia animale, senza minimamente allentare la presa sul nemico,
soffocandolo. Catone stava lentamente perdendo i sensi ma, quando era ormai sicuro di morire, sent la
morsa allentarsi. Seppur stordito, ud il rumore sordo dei fendenti dei legionari che finivano
brutalmente il britanno.
Con un profondo gemito rauco, luomo croll sulle ginocchia, le mani si staccarono dal collo di
Catone e gli ricaddero sui fianchi. Uno dei legionari, per prudenza, lo spinse via con un calcio al petto e
luomo si accasci allindietro sulla neve smossa, morto.
Tutto bene, optio?.
Appoggiato contro il muro, Catone cercava di riprendere fiato mentre il sangue tornava a
scorrergli lentamente nel collo. Scosse la testa nel tentativo di riaversi dallo stordimento.
Sopravviver, brontol dolorosamente. Dobbiamo occuparci degli altri andiamo.
Gli passarono la spada con limpugnatura in avorio avuta dal centurione Bestia e ripresero a
camminare lungo il sentiero. Nonostante il terrore di incappare in unaltra imboscata frenasse
fortemente il suo desiderio di avanzare pi veloce, Catone si impose di aumentare il passo, determinato
a non mostrare ai suoi uomini quanto in quel momento si sentisse un ragazzino spaventato a morte da
un incubo. Passo dopo passo, ogni ombra ai lati del sentiero diveniva un oscuro gorgo infernale dal
quale potevano saltar fuori gli orrori pi indicibili.
Subito dietro una curva, i Romani intravidero le buche con il bottino. I teli di copertura erano
stati rimossi e, a una certa distanza dai pozzetti, erano ancora in vista alcuni Britanni, appesantiti dalla
refurtiva, che si affannavano per raggiungere quei compagni che avevano anteposto il buonsenso
allavidit.
Prendeteli!, disse Catone con voce roca.
I legionari si sparpagliarono. Sarebbe stato un combattimento corpo a corpo, la muraglia di
scudi non era pi necessaria. Al grido di battaglia Avanti Seconda Augusta!, si scagliarono sui
Britanni come se stessero braccando dei ratti in un granaio. Proprio davanti a Catone, un soldato
raggiunse un guerriero durotrigio che trascinava sulla neve un enorme fagotto. Avvertendo il pericolo
alle spalle, il britanno si volt, alzando terrorizzato un braccio mentre un gladio si sollevava sulla sua
testa. Catone si sorprese a inveire contro lerrore del legionario: il gladio era fatto per colpire di punta,
non per fendere, e il soldato avrebbe dovuto usare il buonsenso invece di lasciare che la sua sete di
sangue prendesse il sopravvento sulle tecniche di combattimento. Peggio di una dannata recluta al
primo giorno di addestramento. Limprecazione gli venne talmente distinto che per un istante ne
rimase lui stesso sconcertato, finch non si rese conto, con un sorriso ironico, di quanto la vita militare
gli fosse entrata profondamente dentro.
Il britanno url quando il gladio gli squarci lavambraccio, frantumandogli losso e
lasciandogli larto che si muoveva a scatti come un pesce appena pescato.
Passando accanto al legionario, Catone gli grid: Usa la tua arma come si deve!.
Il soldato annu con aria colpevole e si volt per dare il colpo di grazia con la punta della spada
alla sua vittima urlante.
Catone super altri corpi riversi sulla neve e circondati da pezzi di refurtiva sparpagliati in giro:
fagotti di stoffa scura dai quali spuntavano calici e piatti dargento, gioielli e, per quanto strano, anche
un paio di bambole di legno. Probabilmente un guerriero durotrigio in cerca di un regalo da portare ai
figli che lo attendevano a casa, immagin Catone. Lidea che uomini in grado di causare una tale
distruzione nel villaggio e massacrare anche bambini in tenerissima et potessero avere dei figli lo
lasci sbigottito. Sollev gli occhi dalle bambole e vide delle sagome scure che si infilavano tra i resti
della palizzata, incalzate dai Romani ansimanti per la fatica dellinseguimento e leccitazione della
lotta.
Catone si inerpic sul ripido pendio di torba per raggiungere i pali di legno rozzamente
intagliato della palizzata. In lontananza, oltre la trincea e sulla distesa bianca, erano visibili le sagome
scure dei Durotrigi che erano riusciti a scampare al massacro nel villaggio. In quel momento, loptio fu
raggiunto da alcuni uomini ansiosi di mettersi allinseguimento del nemico.
Fermi!, si sforz di urlare Catone, nonostante il dolore alla gola. Alcuni soldati continuarono
a correre costringendolo a gridare di nuovo e a voce pi alta. Fermi!.
Ma signore!, protest qualcuno. Ci stanno sfuggendo!.
Lo vedo da solo, maledizione!, sbott furioso Catone. Non possiamo farci nulla. Non
riusciremmo a raggiungerli adesso. Possiamo solo sperare che li vedano gli esploratori della
cavalleria.
Disciplina e buonsenso fecero fermare gli uomini. Col petto gonfio dallo sforzo e la testa
circondata dai vapori prodotti dal loro stesso respiro, i soldati guardarono il nemico dileguarsi nel buio.
Catone tremava, in parte per il vento gelido che sul terrapieno soffiava con pi forza, e in parte perch
la tensione nervosa si stava allentando.
Quanto tempo era trascorso da quando avevano attaccato il nemico al centro del villaggio? Fece
uno sforzo di concentrazione e si rese conto che tutta lazione poteva essere durata non pi di quindici
minuti. Il vento non trasportava pi i rumori della battaglia, per cui anche la schermaglia alla porta
doveva essere ormai terminata. Tutto finito in cos breve tempo. Gli torn in mente la sua primissima
battaglia. Un villaggio in Germania, non cos diverso da quello. Lo scontro, allultimo sangue, in
quelloccasione si era protratto, per, per un pomeriggio e una notte, fino alle prime luci dellalba. Per
quanto il combattimento di quella notte fosse stato breve, le vene gli si gonfiarono della stessa ardente
esultanza per essere sopravvissuto e si sent in un certo senso pi vecchio e saggio.
La gola gli doleva ancora tremendamente, deglutire o girare la testa in una qualsiasi direzione
era una vera sofferenza. Quel gigantesco guerriero durotrigio lo aveva quasi ammazzato.
...
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CAPITOLO TREDICI.
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Il cielo che albeggiava gettava una pallida sfumatura rosa sul manto di neve che ricopriva le
macerie del villaggio. Come se durante la notte avesse sanguinato anche la terra, pens Catone mentre
si alzava, ancora irrigidito, da dietro langolo di un muro dove si era steso avvolgendosi nel mantello.
Non era riuscito a chiudere occhio. L era troppo scomodo per poter dormire, e inoltre la sua
corporatura esile gli faceva sentire molto pi freddo di quanto non succedesse ai veterani della legione,
pi muscolosi e induriti di lui. Come al solito, poi, il russare a piena gola di Macrone aveva riempito la
notte, fin quando questi non si era risvegliato per il turno di guardia della sua centuria. Dopodich,
destato lufficiale che lo seguiva nella turnazione, il centurione era ripiombato in un sonno profondo
con un rombo gutturale che sembrava quello di un terremoto in lontananza.
Mentre Catone si alzava, dalle pieghe del mantello gli ricadde a terra un sottile strato di neve.
Con aria stanca, loptio ne spolver via il resto e si stiracchi. Incamminandosi sulle macerie, si
avvicin al corpo rannicchiato di Figulo e gli diede un colpetto leggero con la punta del calzare. Il
legionario brontol e si volt dallaltra parte senza neanche aprire un occhio, costringendo Catone a
mollargli un bel calcio sonoro.
In piedi, soldato.
Per quanto nuovo nellesercito, Figulo capiva bene quando gli veniva dato un ordine e il suo
corpo scatt fulmineo, sebbene la sua testa, decisamente pi lenta, impieg pi tempo a reagire.
Accendi un fuoco, gli ordin Catone. Assicurati che sia su un terreno sgombro, a distanza da
qualsiasi cosa infiammabile.
Signore?.
Catone gli lanci unocchiata severa, in dubbio se il ragazzo si stesse prendendo gioco di lui.
Figulo, per, lo fissava con occhi vacui, assolutamente innocenti, e Catone sorrise. Non accendere il
fal vicino a nulla che possa prendere fuoco.
Ah, chiaro, annu Figulo. Lo faccio subito, optio.
Grazie.
Figulo si incammin lentamente, massaggiandosi il fondoschiena intorpidito. Catone lo osserv
e fece schioccare la lingua. Quel ragazzo era troppo ottuso e immaturo per le legioni. Avrebbe dovuto
forse sembrargli strano fare un commento del genere nei confronti di un ragazzo che era di appena
qualche mese pi giovane di lui, ma non fu cos. Lesperienza rendeva un uomo molto pi saggio di
quanto non facesse let, e quello era ci che contava nellesercito. A quellennesima conferma di
quanto stesse entrando sempre pi in sintonia con la vita militare, Catone sent un senso di benessere
riscaldargli il corpo.
Stringendosi il mantello addosso, usc dalle macerie in cui la Sesta Centuria aveva trascorso la
notte. Alcuni uomini si erano gi svegliati e sedevano, con occhi cisposi, in uno stato di semicoscienza,
guardando lalba che sorgeva in un cielo terso. Alcuni di loro portavano i segni della schermaglia della
notte precedente: stracci insanguinati legati alla testa e agli arti. Solo pochi uomini della coorte erano
stati feriti a morte. Per contro, i Britanni erano stati fatti letteralmente a pezzi. I cadaveri di unottantina
di loro giacevano irrigiditi nei pressi del portale, altri venti erano ammassati accanto al pozzo. Tra feriti
e prigionieri se ne contavano oltre un centinaio, tutti stipati nelle rovine di un granaio sotto lo sguardo
vigile di una mezza centuria. Alcuni druidi erano stati catturati e giacevano, ben legati, in uno dei
pozzetti della refurtiva.
Dirigendosi l, mentre la neve gelata gli scricchiolava sotto i piedi, Catone vide Diomede
accovacciato su un lato che fissava i druidi. Aveva una striscia di stoffa avvolta attorno alla testa e
macchie di sangue rappreso su un lato della faccia. Non alz gli occhi quando loptio gli si avvicin e,
oltre alle vaporose volute di fiato, non dava segni di vita. Catone attese per un po a qualche passo di
distanza che il greco si accorgesse della sua presenza, ma lui non si mosse, limitandosi a fissare i
druidi.
Questi ultimi erano stesi su un fianco, mani e caviglie ben legate dietro la schiena. Pur non
imbavagliati, non facevano alcun tentativo di parlare e si limitavano a fissare con ostilit le sentinelle
che tremavano sul terreno innevato. A differenza degli altri Britanni che Catone aveva conosciuto, quei
druidi portavano i capelli lunghi e non tenuti fermi con la calce. Folti e arruffati, li portavano tirati
indietro e legati in una lunga e spettinata coda di cavallo, mentre la barba era fluente. Tutti avevano una
luna nera tatuata sulla fronte e indossavano tuniche dello stesso colore.
Bel branco di cattivi, eh?, disse Catone a bassa voce volendo evitare, per qualche ragione, di
farsi sentire da loro. Mai visto niente di simile.
E allora ritieniti fortunato, romano, mormor Diomede.
Fortunato?
S, gli sibil il greco, voltandosi verso di lui. Fortunato. Fortunato di non avere feccia
sanguinaria e spietata come questa appena fuori del tuo mondo, sempre ignaro di quando potrebbe
spuntare e seminare il terrore. Non immaginavo potessero essere talmente arditi da colpire cos
profondamente nel territorio degli Atrebati. Mai. Ora le persone che vivevano qui sono tutte morte:
uomini, donne e bambini. Tutti trucidati e gettati in quel pozzo. Diomede incresp la fronte e per un
istante serr le labbra. Poi si alz in piedi e infil una mano allinterno del mantello. Non capisco
perch questi bastardi debbano essere lasciati vivere. Animali come loro meritano un solo destino.
Pur consapevole del fatto che Diomede aveva contribuito a far trovare il villaggio e che i suoi
familiari erano tra i cadaveri ammassati nel pozzo, la raggelante intensit delle sue parole colse
comunque Catone alla sprovvista. Il greco inizi a sfilare il braccio dalle pieghe del mantello e Catone,
intuendo quali fossero le sue intenzioni, sollev istintivamente le mani per trattenerlo.
Buongiorno!, salut allegramente una voce.
Catone e Diomede si voltarono e videro il centurione Ortensio che si avvicinava a grandi passi.
Catone si mise sullattenti e lo salut, Diomede si accigli e fece lentamente un passo indietro verso il
bordo del pozzo. Ortensio si ferm accanto a loro, si affacci e guard i druidi, sorridendo soddisfatto.
Ottima retata! La coorte ne trarr una piccola fortuna quando li vender come prigionieri, oltre
a una bella pacca sulla schiena da parte del legato per aver catturato queste bellezze. E per giunta con il
minor numero di perdite mai registrato dopo un combattimento. E adesso ci aspetta una bella mattina
col cielo sereno per tornare alla legione. Siamo fortunati, optio!.
S, signore. Quanti uomini abbiamo perso alla fine?
Cinque morti, dodici feriti e qualche graffio.
Gli di sono stati benevoli.
Pi benevoli con alcuni che con altri, aggiunse a voce bassa Diomede.
Be, s,  vero, annu Ortensio. Adesso per abbiamo preso quelle canaglie e questo metter
fine ai loro giochi.
No, non lo far, centurione. Ci sono ancora intere orde di guerrieri druidi e durotrigi libere di
vagare a ridosso dei nostri confini in attesa di poter riprendere il loro gioco. Molti altri dovranno
morire prima che voi Romani riusciate ad annientare definitivamente i druidi.
Ortensio ignor laffronto. Le legioni avrebbero iniziato la campagna solo quando fosse stato
prudente farlo, e nessuna provocazione da parte del nemico n alcun appello a Roma perch onorasse
lintegrit dellalleanza con gli Atrebati avrebbero potuto cambiare le cose. Quando, per, fosse giunto
il momento di affrontare i Durotrigi e i loro capi druidi, le legioni ferrate non avrebbero usato nessuna
piet nel loro piano di allargamento dei confini dellimpero. Ortensio sorrise compassionevolmente al
greco e gli appoggi una mano sulla spalla.
Diomede, col tempo avrai la tua vendetta.
Potrei vendicarmi adesso, rispose lui, facendo un cenno del capo in direzione dei druidi;
Catone scorse una volont omicida nellespressione del greco. Se il comandante della coorte gli avesse
permesso di agire, Diomede avrebbe fatto in modo che la sua vendetta fosse quanto pi lunga e
dolorosa possibile. Per un istante, ricordando ci che aveva visto nel pozzo, Catone fu quasi tentato di
condividere la sete di sanguinaria vendetta del Greco, ma un momento dopo scacci disgustato quel
pensiero, rabbrividendo di fronte allorribile e repentino balenare di tale desiderio di violenza.
Ortensio scosse la testa. Impossibile, Diomede. Dobbiamo riportarli dal legato perch vengano
interrogati.
Non parleranno. Credimi, centurione, non saprete niente da loro.
Forse. Ortensio scroll le spalle. O forse no. Al quartier generale abbiamo gente addestrata a
sciogliere la lingua.
Non otterranno niente.
Non esserne cos sicuro.
Ripeto, non otterranno niente. Meglio infliggere una punizione esemplare ai druidi qui e
adesso. Uccideteli, mutilateli come loro hanno mutilato altri e poi conficcate le loro teste su dei pali
come ammonimento per i loro seguaci.
Bellidea, riconobbe Ortensio. Potrebbe scoraggiare i loro compagni, certo, ma non
possiamo farlo. Ho ordini precisi in merito. Tutti i druidi che finiscono nelle nostre mani vanno
riportati indietro per essere interrogati. Il legato ha bisogno che siano in buone condizioni fisiche, se ha
intenzione di scambiarli per quella famiglia romana prigioniera dei druidi. Spiacente, ma cos .
Diomede si avvicin al centurione. Ortensio lo guard sorpreso ma non si mosse, n si ritrasse
di fronte a quella espressione inferocita ora ad appena un palmo dalla sua faccia.
Lascia che li uccida io, disse Diomede con un filo di voce e a denti stretti. Non posso
sopportare di vivere sapendo che questi mostri respirano ancora. Devono morire, centurione. Devo
farlo.
No, adesso calmati.
Catone vide Diomede fulminare il centurione con lo sguardo, le labbra tremanti mentre tentava
di tenere a freno rabbia e frustrazione. Ortensio, per contro, sostenne tranquillamente quello sguardo
senza un briciolo di emozione.
Spero che la tua vita non sia cos lunga da poterti pentire della tua decisione, centurione.
Sono certo che non lo sar.
La labbra di Diomede si distesero in un vago sorriso. Risposta oltremodo arrogante.
Auguriamoci che gli di non ti ascoltino.
Gli di agiranno a loro piacimento, rispose Ortensio alzando le spalle e voltandosi poi verso
Catone. Torna alla tua centuria e d a Macrone di far preparare i suoi uomini per la partenza, quanto
prima.
Dopo colazione, signore?.
Ortensio piant un dito dritto nel petto di Catone. Ho forse parlato di una qualche dannata
colazione, io? Rispondi, lho fatto?
No, signore.
Esatto. Non interrompere mai un ufficiale prima che abbia finito di dare ordini. Ortensio
parlava con il tono basso e minaccioso di un istruttore militare, continuando a piantare il dito per
enfatizzare le sue parole. Fallo ancora e user le tue palle come fermacarte. Intesi?
S, signore.
Bene. Voglio che la coorte sia in formazione fuori dalla porta non appena il sole sar alto.
S, signore!. Catone salut, si volt e si allontan spedito. Si gir a guardare una volta e vide
Ortensio che scambiava unultima parola in tranquillit con Diomede.
Eccovi, optio!. Tirandosi su, Figulo sorrise. Accanto ai suoi piedi nellaria gelida del mattino
saliva a spirale una sottile striscia di fumo. Il fuoco ha preso. Non  stato facile, per.
Lascia stare, disse Catone. Siamo in partenza.
E la colazione?.
Per un attimo Catone ebbe la cocente tentazione di fare a Figulo la stessa lavata di testa che lui
aveva appena avuto da Ortensio. Ma sarebbe stato meschino da parte sua, e contro ogni pi rosea
aspettativa, il legionario era comunque riuscito ad accendere il fuoco.
Spiacente, Figulo. Niente colazione. Spegni il fuoco e preparati a partire.
Spegnere il fuoco?. Il viso di Figulo assunse la stessa espressione addolorata generalmente
associata alla morte di un adorato animale domestico. Il mio fuoco?.
Catone sospir e con un lato del calzare tir velocemente un piccolo cumulo di neve sui
ramoscelli ridotti a brace. Con uno sbuffo di vapore e un sibilo il fuocherello si spense rapidamente.
Ecco fatto. Adesso muoviti, soldato.
Macrone si era appena svegliato quando Catone fece ritorno allaccantonamento di fortuna della
Sesta Centuria. Annu in risposta agli ordini, poi si stiracchi con un brontolio prima di voltarsi per
urlare ai suoi uomini.
Alzatevi, oziosi bastardi! In piedi! Ci muoviamo!.
Tra le macerie si propag un sommesso coro di lamenti e proteste.
E la colazione?, si sent dire improvvisamente a voce alta.
Colazione? La colazione  per i perdenti, replic Macrone in tono irritato. Adesso
muovetevi!.
Mentre gli uomini si alzavano e indossavano svogliatamente le armature, Macrone si mise a
girare tra loro mollando calci per spronare quelli che si mostravano oltremodo lenti. Catone si affrett a
prendere la sua furca da marcia. Una volta assicurati la gavetta e il resto dellequipaggiamento da
campo, Catone si infil la lorica e stava legando il suo cinturone quando arriv trafelato un soldato di
una delle altre centurie.
Dov Macrone?, chiese ansimante.
Il centurione Macrone  laggi. Catone indic verso le macerie di un muro e luomo si
mosse.
Aspetta!, grid Catone. Era furioso per il modo in cui alcuni soldati di altre centurie
lascivano spesso e volentieri che il loro risentimento nei confronti della sua giovane et prevalesse sulla
deferenza che comunque gli dovevano per il suo rango.
Il soldato si ferm, si volt riluttante verso loptio e si mise sullattenti.
Cos va meglio, annu Catone. Rivolgiti a me chiamandomi optio o signore la prossima
volta che mi parli. Capito?
S, optio.
Molto bene, adesso puoi andare.
Luomo spar dietro langolo e Catone riprese a indossare il suo equipaggiamento. Qualche
istante dopo, alla porta riapparve il soldato, seguito da Macrone che cercava il suo subordinato.
Cosa succede, signore?
Quel dannato idiota di Diomede se l svignata.
Catone sorrise allapparente assurdit di quellaffermazione. Dove avrebbe potuto andarsene il
greco? E soprattutto: perch avrebbe dovuto abbandonare la protezione della coorte?
E non  tutto, continu Macrone con espressione cupa. Prima di andarsene ha steso uno dei
ragazzi che facevano la guardia e ha ammazzato tutti i druidi.
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CAPITOLO QUATTORDICI.
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...
Mmm. Non  certo un bello spettacolo da vedere, mormor il centurione Ortensio. Diomede
ha fatto veramente un lavoro accurato.
Le tuniche dei druidi erano state strappate e ogni uomo selvaggiamente squartato dallinguine
fino al torace. Accanto a ognuno, un groviglio di viscere scintillanti in una pozza di sangue. Catone
ricacci in gola un violento conato di vomito, rimanendo soffocato per il suo sapore amaro. Fu costretto
a voltarsi mentre Ortensio iniziava a dare indicazioni agli altri centurioni.
Non c traccia del greco, purtroppo. Lanziano centurione aggrott la fronte, infuriato.
Avrei una gran voglia di fargli sputare sangue a calci. Nessuno ammazza i miei prigionieri, a meno
che prima non li abbia comprati.
Gli altri ufficiali borbottarono concordi. La cattura di prigionieri che dovevano poi essere
venduti come schiavi implicava enormi rischi personali e non era neanche cos frequente da giustificare
perdite inutili, nemmeno se di mezzo cera una vendetta. Se Diomede si fosse rifatto vivo, Ortensio
avrebbe di certo preteso un risarcimento.
Il centurione sollev una mano per placare leccitato brusio di sottofondo. Torneremo alla
legione con gli altri prigionieri. Sono troppi per poterli rimandare indietro solo con la scorta, la coorte
non ce la farebbe. E senza il greco che parli per noi, dubito che otterremo unaccoglienza amichevole
negli altri villaggi atrebati che dobbiamo attraversare. Per cui ce ne torniamo a casa subito.
Si trattava di una violazione degli ordini, ma la situazione lo imponeva e Macrone fece un
cenno di approvazione.
Alcuni di quei bastardi sono riusciti a scappare con i cavalli, continu Ortensio, e potete star
certi che faranno prima a raggiungere i loro amichetti che gli asparagi a cuocersi. La pi vicina
fortificazione durotrigia si trova a una buona giornata di cavallo da qui. Se decideranno di mobilitarsi
per venire a cercarci, di sicuro non li rivedremo spuntare prima di un altro giorno. Per ci cerchiamo di
approfittare al meglio del nostro vantaggio. Tirate al massimo gli uomini: dobbiamo allontanarci il pi
possibile da questo posto prima che faccia notte. Qualche domanda?
Cosa ne facciamo dei cadaveri, signore?
Macrone, cosa ne facciamo?
Li lasciamo qui?
Ma s, che siano i Durotrigi a occuparsi dei loro morti. Ho gi dato disposizioni per quanto
riguarda i nostri e quelli locali: prima di raggiungerci, la cavalleria li metter nello stesso pozzo degli
abitanti del villaggio e lo chiuder con della terra. Di meglio non possiamo fare. Non c tempo per pire
funerarie. E, tra laltro, penso che qui preferiscano la sepoltura.
I Romani rabbrividirono disgustati al pensiero di sottoporre i morti alla graduale
decomposizione della carne. Era una delle pratiche pi ripugnanti in uso tra le popolazioni meno
civilizzate del mondo. La cremazione, per contro, era una conclusione pi curata e pulita per lesistenza
corporea.
E adesso tornate alle vostre unit. Partiremo immediatamente.
Il secondo giorno della marcia di rientro della coorte alla legione, il sole attravers lo splendido
cielo terso tracciando una bassa parabola sullorizzonte. La notte precedente era trascorsa in un
accampamento mobile allestito sbrigativamente e, nonostante gli uomini fossero sfiniti dopo aver rotto
il terreno congelato per costruire le trincee e il terrapieno interno, il freddo e la paura del nemico
avevano tolto loro il sonno. Dalle prime luci dellalba, Ortensio non aveva pi permesso soste di ristoro
e aveva tenuto docchio gli uomini come un falco, abbattendosi su ogni legionario che avesse dato
cenni di rallentare il passo, ricorrendo anche al bastone di vite se fosse stato necessario un
incoraggiamento pi deciso.
Nonostante laria gelida e la neve compatta come una lastra di ghiaccio, sotto il peso degli
equipaggiamenti gli uomini iniziarono rapidamente a sudare. I prigionieri britanni, seppur incatenati,
non portavano pesi e se la passavano meglio di tutti. Uno di loro, ferito a entrambe le gambe, sul finire
del primo giorno di marcia si era staccato dalla colonna. Ortensio laveva raggiunto colpendolo poi
ripetutamente con il bastone; il britanno, per, si era limitato a rannicchiarsi per proteggersi,
rifiutandosi di alzarsi. Al che Ortensio aveva fatto un cenno irato del capo, aveva conficcato il bastone
nel terreno e con un unico movimento circolare aveva estratto la spada e tagliato la gola al britanno.
Quando la colonna aveva ripreso la marcia, il corpo delluomo era stato abbandonato sul ciglio del
sentiero e da quel momento nessun altro prigioniero era pi uscito dalla schiera.
Senza soste per riaversi dal peso della durissima furca che gravava sulle spalle, la marcia era
una vera e propria agonia. Mentre, un passo dopo laltro, gli uomini continuavano ad avanzare, tra i
ranghi prese a diffondersi un malcontento sempre pi forte nei confronti degli ufficiali. Dalla sera che
aveva preceduto limboscata contro i Durotrigi, in pochissimi erano riusciti a dormire. Nel primo
pomeriggio del secondo giorno di marcia, quando il sole iniziava lentamente a declinare verso il
grigiastro orizzonte invernale, Catone si chiese quanto ancora sarebbe riuscito a sostenere la fatica. Il
carico sulle spalle iniziava a scorticargli la clavicola, gli occhi gli bruciavano per il sonno e a ogni
passo dalle piante dei piedi gli risaliva una fitta di dolore. Guardando il resto della centuria, Catone
vedeva le stesse espressioni di stanchezza su ogni volto. E anche quando, alla fine di quel pomeriggio,
il centurione Ortensio diede lordine di interrompere la marcia, gli uomini dovettero iniziare il
massacrante lavoro dellallestimento dellaccampamento mobile. Catone trem alla prospettiva di
doversi mettere a rompere il terreno congelato a colpi di piccone. Come molte altre volte in precedenza,
si pent di essere nellesercito, e si abbandon ai ricordi delle comodit della sua precedente vita da
schiavo nel palazzo imperiale di Roma.
Proprio quando era sul punto di cedere al bisogno di chiudere gli occhi e assaporare limmagine
di una piccola tavola pulita accanto al tepore della tremolante fiamma di un braciere, fu riportato
bruscamente al mondo reale da un grido improvviso. Figulo era inciampato ed era caduto e stava
cercando di raccogliere lequipaggiamento sparpagliato. Felice di poter uscire dalla colonna, Catone
lasci cadere a terra il suo fardello e aiut Figulo a rimettersi in piedi.
Raccogli le tue cose e torna in riga.
Figulo annu e afferr la furca.
Per la miseria! Ma che cosa sta succedendo l?, sbrait Ortensio percorrendo a ritroso la
colonna verso i due uomini. Non venite pagate a ore, donnicciole! Optio,  uno dei tuoi?
S, signore.
E allora perch non lo stai prendendo a calci nel culo?
Signore? A calci nel culo?. Arrossendo, Catone guard la colonna in direzione del suo
centurione confidando in un sostegno. Macrone, per, era abbastanza esperto da sapere quando non era
il caso di intervenire in un confronto e non gli rivolse neanche unocchiata.
Sordo oltre che muto?, gli sbrait Ortensio direttamente in faccia. Solo i morti sono
autorizzati a rompere le righe nella mia coorte, mi sono spiegato? Ogni altro bastardo che ci prova,
desiderer essere morto! Intesi?
S, signore.
Da una parte, Figulo continuava velocemente ad agganciare lequipaggiamento alla furca. Il
centurione anziano si volt. Ti ho forse detto che potevi muoverti?.
Figulo scosse la testa e subito vide il bastone del centurione arrivargli addosso e colpirlo su un
lato dellelmo con un forte rumore metallico. Non ho sentito! Hai una maledetta bocca, usala!.
S, signore!, ribatt Figulo, serrando i denti per il doloroso rimbombo in testa. Moll
lequipaggiamento e si mise sullattenti. No, signore. Non mi avete detto che potevo muovermi.
Esatto! Adesso raccogli scudo e giavellotto e lascia tutto il resto. La prossima volta ci penserai
due volte prima di perdere lequipaggiamento.
Figulo si sent divorare dallingiustizia di quellordine. Gli ci sarebbero voluti mesi e mesi di
paga per poter sostituire lequipaggiamento. Ma signore, ero stanco. Non lho potuto evitare.
Non lho potuto evitare!, url Ortensio. Non lhai potuto evitare, eh? TU PUOI
EVITARLO, DANNAZIONE! Unaltra parola e ti taglio i tendini e li lascio qui per i druidi. Adesso
torna in riga!.
Figulo raccolse velocemente lequipaggiamento da combattimento e con una dolorosa occhiata
alla furca e al resto dei suoi averi si affrett a raggiungere il posto nella Sesta Centuria che aveva
occupato fino a poco prima. Poi Ortensio rivolse la propria collera su Catone. Gli si avvicin e gli si
rivolse con un minaccioso bisbiglio.
Optio, se accadr di nuovo che io debba intervenire per disciplinare i tuoi uomini, giuro che
sarai tu quello che tramortir a bastonate e che poi lascer al nemico. Come pensi possano prenderla gli
altri uomini se ti vedono accorrere come una bambinaia? Prima che te ne renda conto, te li ritroverai
tutti a terra come mosche, a piagnucolare che sono troppo stanchi. Devi terrorizzarli a tal punto da non
fargli neanche pensare di volersi riposare. Fallo e salverai loro le vite. Ma se continui a fare
stupidaggini come quella ti ho visto fare adesso, ogni soldato che rimarr indietro e che il nemico
ammazzer sar solo sulla tua coscienza. Capito?
S, signore.
Me lo auguro, dannata femminuccia. Perch se c una cosa che.
Nemico in vista!, url una voce distante mentre al di l della testa della coorte giungeva al
trotto un soldato della cavalleria in cerca di Ortensio. Il cavallo si ferm sbandando proprio di fronte al
centurione. Di fianco, sul sentiero, gli uomini della coorte continuarono a marciare giacch nessun
ordine di fermarsi era stato dato; al grido del cavaliere, per, le teste si erano sollevate e gli uomini si
stavano guardando attorno in cerca del nemico.
Dove?
Pi avanti, oltre il sentiero, signore. Lesploratore della cavalleria indic il punto in cui la
strada curvava attorno a una bassa collina ricoperta di alberi. Il resto dello squadrone  minuscole
figure scure contro il paesaggio innevato  si stavano disponendo in linea nel punto in cui il sentiero
iniziava a girare attorno alla collina.
Quanti sono?
Centinaia, signore. E hanno carri e fanteria pesante.
Capisco. Ortensio annu e url lordine di fermarsi. Poi si volt di nuovo verso lesploratore.
Riferisci al tuo decurione di non perderli docchio e informatemi appena si muovono.
Lesploratore salut, volt il cavallo e si rimise al galoppo in direzione delle figure distanti dei
suoi compagni, sollevando, al suo passaggio, spruzzi di neve in faccia alla fanteria.
Ortensio si port le mani ai lati della bocca e grid: Ufficiali! A rapporto!.
Non ci rimane molta luce, mormor Catone, guardando preoccupato il cielo.
Macrone annu ma tenne gli occhi puntati sulla folta linea di guerrieri nemici che sbarrava il
sentiero nel punto in cui questo attraversava una stretta valle. I Britanni restavano insolitamente fermi e
in silenzio, con la fanteria pesante al centro, con al fianco quella leggera e un certo numero di carri.
Ben oltre un migliaio di uomini, valut a occhio Macrone. Cosa che, rapportata ai
quattrocentocinquanta effettivi della Quarta Coorte, non faceva ben sperare. Lo squadrone della
cavalleria non era pi con loro: Ortensio gli aveva ordinato di aggirare il nemico, di raggiungere quanto
pi velocemente possibile il quartier generale della legione e di chiedere al legato una colonna di
rinforzo. La legione distava poco pi di una ventina di miglia, ma se tutto fosse andato per il meglio, gli
esploratori vi sarebbero arrivati durante la notte.
Ferma in allerta sul sentiero, la coorte aveva anche un altro problema. Al centro della
formazione a conchiglia, accerchiati da una mezza centuria di legionari innervositi, si trovavano i
prigionieri prelevati al villaggio. Erano eccitati e allungavano il collo nel tentativo di scorgere i
compagni, bisbigliando tra loro in maniera sempre pi incalzante finch un grido severo e un violento
colpo di scudo non li misero a tacere. Ma era come tentare di arginare una corrente inarrestabile e, non
appena un gruppetto di loro si fu placato, i bisbigli proseguirono altrove.
Optio!, url Ortensio allufficiale incaricato di sorvegliare i prigionieri. Fagli chiudere
quella fottuta bocca! Ammazza il prossimo britanno che dice qualcosa.
S, signore!. Loptio si volt di nuovo verso i prigionieri ed estrasse la spada sfidandoli a
emettere un solo suono. La sua postura era sufficientemente eloquente e i locali si chiusero in un
astioso silenzio.
E adesso?, disse Macrone.
Perch non ci attaccano, signore?
Non ne ho proprio idea, Catone.
Mentre il chiarore del cielo si faceva pi rarefatto e loscurit del tardo pomeriggio si infittiva,
le due fazioni rimasero in silenzio luna di fronte allaltra. Ognuna attendeva che laltra cedesse
allimperiosa necessit di fare qualcosa per porre fine alla tensione che stava logorando i nervi di tutti.
Macrone, per quanto veterano, si accorse che stava tamburellando le dita sul bordo dello scudo, e solo
perch glielo fece notare unocchiata incuriosita del suo optio. Ritir immediatamente la mano,
schiocc forte le dita facendo trasalire Catone e poi appoggi il palmo sullimpugnatura della spada.
Be, non mi  mai capitato di vedere niente di simile, esord. O questi Durotrigi hanno il
miglior autocontrollo che io abbia mai constatato in una trib celtica, oppure sono molto pi intimoriti
da noi di quanto non lo siamo noi da loro.
Quale delle due ipotesi ritenete sia pi valida?
Di certo, non scommetterei sul fatto che possano essere spaventati.
Mentre Macrone parlava, la linea del nemico si divise per lasciar passare un piccolo gruppo di
uomini. Con un brivido di terrore, Catone vide che il loro capo aveva un elmo decorato da corna e che
lui e i suoi compagni a cavallo indossavano le stesse tuniche nere di quando, davanti al bastione della
Seconda Legione, il capo aveva decapitato il prefetto Massenzio. Con andatura lenta, cauta e
minacciosa, i druidi fecero avanzare i cavalli verso la coorte e poi tirarono le redini appena fuori dalla
portata dei giavellotti. Per qualche istante, lunico movimento fu quello degli zoccoli dei cavalli che
battevano sul terreno. Poi il capo sollev una mano.
Romani! Voglio parlare con il vostro capo!, disse con accento marcato che tradiva le sue
origini galliche. La voce profonda riecheggi lungo i fianchi innevati della vallata. Che venga
avanti!.
Macrone e Catone si voltarono verso Ortensio. Le labbra delluomo si contorsero in
unespressione di disprezzo prima che la presa di coscienza del pericolo che minacciava la coorte gli
restituisse lautocontrollo. I soldati che gli erano vicini lo videro deglutire, raddrizzare la schiena e poi
uscire dalle file della coorte incamminandosi a passo sicuro verso i druidi. Mentre assisteva alla scena,
Catone avvert un gelido formicolio di terrore alla nuca. Di certo Ortensio non era cos stupido da
rischiare di fare la stessa fine di Massenzio. Catone si protese in avanti mordendosi un labbro.
Tranquillo, ragazzo. Ortensio sa quello che fa, per cui non mostrarti spaventato o farai
innervosire le signore, mormor Macrone inclinando la testa verso gli uomini della Sesta pi vicini,
che sogghignarono. Catone arross e si immobilizz, spazzando via ogni espressione dal viso, mentre
continuava a guardare Ortensio avvicinarsi ai druidi.
Il centurione si ferm a breve distanza dagli uomini a cavallo piantando bene i piedi a terra, con
la mano sullimpugnatura della spada. Le due parti conversarono ma erano troppo distanti perch si
riuscisse a sentirne le parole. Lo scambio fu breve. Gli uomini a cavallo rimasero fermi sul posto
mentre Ortensio arretrava di qualche passo prima di voltarsi e riprendere la strada verso la sicurezza
offerta dalla coorte. Una volta tornato allinterno della muraglia di scudi, chiam i suoi ufficiali.
Macrone e Catone si unirono velocemente agli altri, tutti ansiosi di sapere cosa si fossero detti Ortensio
e i cupi druidi.
Dicono che ci lasceranno proseguire senza ostacolarci, inizi Ortensio, facendo agli ufficiali
un sorriso ironico, a patto che liberiamo i prigionieri.
Stupidaggini. Macrone sput a terra. Evidentemente pensano che siamo nati ieri.
La penso esattamente come te. Ho risposto che lascer andare i loro compagni solo quando
saremo oltre le mura dellaccampamento della Seconda Legione. Non hanno apprezzato molto e hanno
suggerito un compromesso: libereremo i prigionieri non appena saremo in vista dellaccampamento.
Gli ufficiali considerarono lofferta, valutando quante probabilit avesse la coorte di
raggiungere il campo, senza lingombro dei prigionieri, prima che i Britanni violassero laccordo e
tentassero di farli a pezzi.
Avremo molte altre occasioni di fare prigionieri nel corso della campagna, sugger uno dei
centurioni, interrompendosi di colpo quando Ortensio scoppi a ridere scuotendo la testa.
Quel bastardo di Diomede ci ha fregati alla grande!.
Signore?
Non vogliono questi uomini miserabili che abbiamo noi!, prosegu Ortensio puntando il
pollice verso i Britanni seduti a terra. Intendono i druidi che abbiamo riportato al villaggio, gli stessi
che quel maledetto Diomede ha fatto fuori.
...
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...
CAPITOLO QUINDICI.
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...
Tornate alle vostre unit, ordin Ortensio in tono tranquillo. Impartite istruzioni perch si
preparino ad avanzare, non appena dar il segnale.
Gli ufficiali partirono spediti verso le rispettive centurie. Catone lanci unocchiata ai druidi che
attendevano la risposta di Ortensio alla loro offerta. A breve lavranno, riflett, e si trov a sperare con
tutto se stesso che la coorte riuscisse a ucciderli prima che quelli potessero girare i cavalli e svignarsela.
Gli uomini della Sesta Centuria dimenticarono la stanchezza e ascoltarono attentamente
Macrone e il suo optio che, percorrendo lallineamento, preparavano gli uomini allordine di avanzata.
Nonostante la luce calante, Catone riusciva comunque a scorgere lo scintillio di determinazione negli
occhi dei legionari mentre controllavano lallacciatura degli elmi e assicuravano la loro presa su scudi e
giavellotti. Quello sarebbe stato uno scontro diretto, niente a che vedere con il folle assalto
dellimboscata nel villaggio. Nessuna delle due parti avrebbe avuto dalla sua il vantaggio della
sorpresa. N sarebbero valse a nulla eventuali abilit tattiche. Solo la preparazione, le armi e il puro
coraggio ne avrebbero determinato lesito: la Quarta Coorte si sarebbe aperta un varco attraverso lo
schieramento britanno, o sarebbe stata massacrata da questa.
La Sesta Centuria occup la sezione sinistra della fronte della formazione a quadrato. Alla
destra si dispose la Prima Coorte, mentre altre tre coorti formarono le facce laterali e il lato posteriore
del quadrato. Lultima coorte rimase di riserva, con met dei suoi uomini a guardia dei prigionieri.
Macrone e Catone si posizionarono al centro della fila frontale della loro centuria e attesero che
Ortensio desse lordine. Pi avanti, sul sentiero i druidi iniziarono a rendersi conto che qualcosa non
quadrava. Allungarono il collo per tentare di superare il muro di scudi e accertarsi che i loro compagni
fossero allinterno. Il loro capo diede un colpo di tallone al cavallo e si avvicin un po pi ai legionari.
Poi si port una mano al lato della bocca.
Romani! Dateci la vostra risposta! Adesso, o morirete!.
Quarta Coorte!, tuon Ortensio. Avanzare!.
La coorte si mosse, guadagnando progressivamente terreno sulla massa silenziosa dei Durotrigi
in attesa, accompagnata dallo scricchiolio della neve gelata sotto i propri calzari. Mentre la muraglia di
scudi avanzava, i druidi girarono i cavalli e si lanciarono al galoppo per riunirsi al gruppo. Da dietro il
bordo metallico dello scudo, gli occhi di Catone scrutarono ansiosi dapprima le figure scure che
sbarravano il cammino della coorte e poi oltre, verso il punto in cui il sentiero curvava in direzione
dellaccampamento protetto della Seconda Legione. Strinse la mano destra attorno allimpugnatura
della spada e la lama si sollev in posizione orizzontale.
Mano a mano che la distanza tra i due schieramenti si riduceva, i druidi cominciarono a urlare
ordini ai guerrieri Durotrigi. Con uno schiocco di redini e grida di comando e incoraggiamento ai
cavalli, gli aurighi sui fianchi iniziarono ad aprirsi a ventaglio, pronti a caricare contro ogni eventuale
breccia nella formazione romana. Con un cigolio di assi e il rumore di ruote pesanti, i carri si misero in
marcia sotto lo sguardo preoccupato dei legionari. Catone tent di tranquillizzarsi ripetendosi che
avevano ben poco da temere da quelle armi antiquate. Finch le file dei Romani fossero rimaste
compatte, quei carri non sarebbero stati altro che una sgradevole distrazione.
Finch la formazione fosse rimasta compatta.
Mantenete stabili le linee!, url Macrone quando not che alcuni degli uomini pi nervosi
della centuria iniziavano a distanziare i propri compagni. Ripreso il controllo, essi corressero il passo e
la formazione si ricompatt, presentandosi al nemico come unimpenetrabile muraglia di scudi. I
Durotrigi ormai si trovavano a poco pi di un centinaio di passi di distanza, tanto che Catone riusciva
addirittura a scorgere le fattezze dei guerrieri che di l a qualche istante lui avrebbe ucciso o che
lavrebbero ucciso. La maggior parte degli uomini della fanteria pesante nemica indossava maglie di
ferro su tuniche variopinte e brache. Dagli elmi lucidi spuntavano lunghe barbe incolte e code di
cavallo, e ogni uomo era armato con una lancia da combattimento o una lunga spada. Sebbene fossero
discretamente organizzati in una singola unit, lirregolarit della linea dei loro scudi lasciava intuire
un inadeguato addestramento nelle formazioni.
Allimprovviso, Catone ud uno strano ronzio che superava lo scricchiolio della neve e il
tintinnio delle armi, e guard la fanteria leggera ai fianchi del centro nemico.
Frombole!, url qualcuno dalle file dei Romani.
Il centurione Ortensio ebbe una reazione immediata. Prime due file! Scudi sollevati e
abbassati!.
Catone rafforz la presa e si accucci leggermente in modo che il bordo inferiore del suo scudo
arrivasse a riparargli gli stinchi. Immediatamente il legionario che lo seguiva sollev il proprio al di
sopra di Catone. La medesima azione si ripet lungo tutte le due prime file, cosicch il fronte della
formazione romana si trov al riparo dalla raffica in arrivo. Qualche istante dopo, il ronzio aument
improvvisamente dintensit e fu accompagnato da uno schiocco. Quando la micidiale raffica di saette
colp gli scudi romani, laria si riemp di un crepitio assordante. Un proietto di piombo centr un
angolo dello scudo di Catone con tale violenza da farlo sobbalzare. La linea romana, per, non vacill
neanche, e riprese ad avanzare inesorabilmente sotto lininterrotto fuoco delle frombole che,
abbattendosi sugli scudi, produceva il rumore di mille colpi di martello. Sfortunatamente, non pochi
uomini urlarono, segno che qualche saetta aveva centrato il bersaglio. Quelli che, cadendo, uscivano
dalla linea, venivano immediatamente rimpiazzati dai legionari della fila successiva; nel frattempo i
corpi agonizzanti venivano recuperati da un piccolo gruppo di soldati che fungevano da portaferiti e
caricati su uno dei carri della coorte che avanzava rumorosamente allinterno della formazione a
quadrato.
Giunti a meno di una trentina di passi dalla massa ondeggiante della linea nemica, Ortensio
diede lordine di fermarsi.
File frontali! Preparate i giavellotti!. I soldati che, dopo lo scontro al villaggio, avevano
ancora un giavellotto distesero allindietro il braccio destro, allargando e piantando bene i piedi a terra
in posizione, e attesero lordine successivo. Giavellotti, lanciate!.
Nella luce crepuscolare fu come se davanti alle file dei Romani si alzasse in volo un sottile velo
nero, disegnando una traiettoria discendente sulla massa disordinata dei Durotrigi. Quando le pesanti
punte di ferro dei giavellotti si conficcarono in scudi, armature e carne viva, si ud un gran fracasso
immediatamente seguito da urla.
Sguainate le spade!, grid Ortensio al di sopra del baccano. Quando i legionari estrassero i
gladi presentandone la punta al nemico, da ogni parte della formazione risuon un raschio metallico.
Quasi allistante, da dietro le linee dei Durotrigi echeggi lo squillo stridulo dei corni di guerra e i
soldati, lanciando un furioso urlo di battaglia, si lanciarono allattacco.
Caricate!, grid di nuovo Ortensio e, con gli scudi saldamente protesi in avanti e le spade
allaltezza della cintola, le file frontali dei Romani partirono allattacco del nemico. Il cuore di Catone
inizi a martellare contro la cassa toracica e il tempo sembr rallentare, tanto da fargli immaginare che
stava per essere ucciso o gravemente ferito da uno dei guerrieri, i cui visi inferociti vedeva a poca
distanza. Si sent percorrere le viscere da una sensazione di gelo, riemp i polmoni di aria ed emise a
sua volta un grido selvaggio, deciso ad annientare qualsiasi cosa trovasse sui suoi passi.
Le due linee si scagliarono violentemente luna contro laltra con un roboante fracasso di lance,
spade e scudi, simile a quello di unonda gigantesca che si abbatteva su una spiaggia di ciottoli. Lo
scudo di Catone vibr allimpatto con la carne. Un soldato boccheggi quando il colpo gli svuot daria
i polmoni ed emise un rantolo di dolore quando il legionario accanto alloptio gli conficc il gladio
nellincavo dellascella. Luomo cadde e Catone lo spinse via con un calcio mentre si lanciava contro il
torace scoperto di un altro britanno che brandiva lascia sopra al cranio di Macrone. Accortosi
dellattacco in arrivo, il britanno si ritrasse dalla punta del gladio di Catone, che invece di assestargli un
colpo mortale fin per procurargli solo una ferita alla spalla. Quando il sangue prese a colargli sul petto,
luomo non emise un fiato. Non grid anche quando Macrone lo speron con ferocia inaudita: la spada
del centurione trapass il guerriero da parte a parte riuscendo dalle reni con un fiotto di sangue.
Unespressione di terrore gli attravers il viso sfregiato delluomo, che si accasci tra gli altri morti e
feriti che ricoprivano la neve calpestata e macchiata di sangue.
Avanti, ragazzi!, url Catone. Stategli sopra, marcateli stretti!.
Al suo fianco, Macrone sorrise soddisfatto. Finalmente loptio si stava comportando come un
vero soldato in battaglia: non pi timoroso di urlare un incoraggiamento a uomini molto pi vecchi ed
esperti di lui, e sufficientemente calmo e lucido da capire come una coorte dovesse combattere per
sopravvivere.
I Britanni dotati di armi pesanti si scagliarono frontalmente contro la muraglia di scudi dei
Romani con una ferocia da fanatici che terrorizz Catone. Quelli equipaggiati con armi pi leggere,
invece, incitati dai druidi, stavano caricando i fianchi della formazione a quadrato lanciando grida di
battaglia. Nel frattempo, i sacerdoti della Luna Nera si tenevano arretrati rispetto alla linea di
combattimento, lanciando anatemi contro gli invasori e incitando gli uomini delle trib a spazzare via
dal suolo britannico quella banda di Romani che lo avevano insozzato con le aquile delle loro insegne.
Fervore religioso e coraggio cieco, per, non erano garanzia di protezione per i loro petti scoperti, e
molti di essi caddero sotto i colpi letali delle spade forgiate proprio per mettere a tacere insulsi eroismi
come quelli.
Alla fine la fanteria pesante britanna si rese conto delle gravi perdite che si stavano
accumulando davanti allimpenetrabile quadrato, mentre la linea dei Romani continuava per contro a
rimanere compatta e inviolabile. I Durotrigi iniziarono a prendere le distanze dalle temibili spade che
seguitavano a colpirli spuntando dalle fessure tra gli scudi Romani, dietro i quali si celava il nemico.
Li abbiamo in pugno!, url Macrone. Avanti! Continuate a respingerli!.
Per quanto audaci, i Durotrigi iniziarono a rendersi conto di non aver mai affrontato un
avversario cos spietato ed efficiente. Era come combattere contro una potente macchina di ferro
progettata e costruita solo per la guerra. Avanzava senza piet dimostrando che esisteva un unico esito
per coloro che osavano sfidarla.
Quando fu ovvio che i Romani avrebbero prevalso, un grido di angoscia e terrore si gonfi in
gola ai Durotrigi, diffondendosi per tutto il loro brulicante schieramento. Non aveva pi senso per i
guerrieri britanni lanciarsi contro quellimpenetrabile quadrato semovente di scudi. Mentre i Durotrigi
delle prime file si ritiravano, anche quelli alle loro spalle iniziarono a indietreggiare, dapprima solo per
non perdere lequilibrio, poi i loro piedi presero sempre pi velocit, quasi autonomamente, portandoli
lontano dal nemico. Molti altri li imitarono: a decine, poi a centinaia, i Britanni si staccarono dalla
massa compatta dei compagni e fuggirono lungo il sentiero.
Non fermatevi, maledizione!, rombava Ortensio dal fronte della Prima Centuria. Continuate
ad avanzare. Se ci fermiamo adesso, siamo morti! Avanti!.
Un esercito meno esperto probabilmente si sarebbe fermato l, in quel momento, inebriato
dallesaltante vittoria sul nemico, felice di essere sopravvissuto, oltre che intimorito dalla carneficina
che aveva provocato. I legionari, invece, continuarono lavanzata al riparo della solida muraglia di
scudi, con le spade pronte a colpire. Molti di loro erano diventati uomini sotto una ferrea disciplina
militare che li aveva spogliati di ogni traccia di umanit e forgiati come guerrieri volitivi e micidiali,
totalmente subordinati alla volont e alla parola del comando. Dopo una brevissima pausa per
riallineare le file, gli uomini della Quarta Coorte ripresero diligentemente lavanzata lungo il sentiero
che portava alla piccola valle.
Il sole era sceso oltre lorizzonte e, con lapprossimarsi del crepuscolo, la neve assunse una
sfumatura bluastra. I pendii brulicavano di guerrieri Durotrigi che, sparpagliati, osservavano in silenzio
il passaggio lento e faticoso del quadrato. Qua e l i loro capi si davano da fare insieme ai drudi per
rimettere gli uomini in formazione facendo leva sulla forza di volont e sferrando colpi con il piatto
delle lame. Reagendo agli strepitanti richiami dei corni di guerra, i soldati britanni iniziarono a
recuperare gradualmente lucidit.
Non battete la fiacca!, urlava Macrone. Tenete il passo!.
Le prime unit nemiche riformatesi iniziarono a marciare alle calcagna della coorte. Essendo la
formazione a quadrato concepita per fini difensivi, e non per un avanzamento veloce, le unit nemiche
di fanteria leggera non ebbero alcuna difficolt a superare i Romani. Al calar della notte, non senza
apprensione, i soldati della Quarta Coorte erano perfettamente consapevoli della presenza della massa
scura di uomini che lungo i pendii tentavano di precederli. E questa volta, pens Catone, i Durotrigi
avrebbero sicuramente predisposto una linea di attacco pi efficace.
Anche nelle migliori circostanze, le marce notturne sono irte di difficolt. La conformazione del
terreno di solito non  visibile e pu celare decine di insidie per un piede malaccorto: tane di coniglio o
cavit di accesso ai nascondigli di altri animali possono facilmente causare distorsioni alle caviglie o
persino fratture. Lirregolarit del terreno  una seria minaccia per il mantenimento delle formazioni, e
gli ufficiali devono instancabilmente spostarsi lungo le file per assicurarsi che i soldati tengano un
passo regolare e non si formino varchi nellunit. A queste difficolt primarie, si aggiunge anche il pi
serio problema della ricerca della direzione da seguire. In assenza della luce del sole e, se il cielo 
coperto, anche di stelle a far da guida per gli uomini, oltre alla fede rimane ben poco a cui affidarsi per
stabilire la direzione di marcia. Per gli uomini della Quarta Coorte i problemi di quella marcia notturna
erano doppiamente gravosi. La neve aveva ricoperto quello stesso sentiero che solo pochi giorni prima
avevano percorso verso sud; e a Ortensio non rimaneva che affidarsi alla conformazione della valle,
valutando attentamente depressioni o prominenze del terreno per capire se la coorte si stesse
allontanando dalla direzione stabilita. Ai lati i rumori dellinvisibile nemico britanno logoravano
davvero i nervi esausti dei Romani, che avanzavano ormai con grande fatica.
Catone non era mai stato cos stanco in tutta la sua vita. Ogni tendine del suo corpo chideva un
po di riposo. Le sue palpebre si erano fatte molto pesanti e diventava sempre pi difficile tenerle
aperte; il gelo, poi, non era pi quella semplice distrazione che lo aveva intirizzito per tutta la giornata:
in quel momento alimentava solo il desiderio di abbandonarsi al tepore di un sonno profondo. La sua
mente inizi ad accarezzarne insidiosamente lidea e, passo dopo passo, min la determinazione con
cui egli resisteva alla richiesta di riposo che gli faceva ogni muscolo dolorante. Lattenzione nei
confronti del mondo esterno, il controllo dei suoi uomini e del pericolo del nemico invisibile in agguato
da qualche parte venne meno. Landatura monotona della marcia forn il suo contributo e alla fine
Catone si arrese al desiderio di chiudere gli occhi, solo per un istante, quanto bastava per liberarsi da
quellorribile sensazione di bruciore. Li riapr velocemente per rendersi conto di dove si trovava e poi,
quasi autonomamente, gli occhi si richiusero. E il mento si abbass piano piano sul petto
In piedi, dannazione!.
Gli occhi di Catone si schiusero di colpo, il corpo scosso dai brividi di freddo che vengono
quando si  strappati a forza dal sonno. Qualcuno gli stringeva forte il braccio, facendogli male.
Cosa?
Ti stavi addormentando, gli bisbigli Macrone per evitare di farsi sentire dai soldati. Trascin
Catone in avanti. Mi sei quasi caduto addosso. Fallo unaltra volta e ti taglio le palle. E adesso, resta
sveglio.
S signore.
Catone scosse la testa, si chin per raccogliere una manciata di neve e se la strofin sulla faccia,
apprezzando leffetto ristoratore del suo gelido bruciore. Riprese poi posto accanto al centurione,
vergognandosi per quel cedimento fisico. Anche se la sua resistenza fosse stata ormai allo stremo, non
avrebbe dovuto darlo a vedere, non davanti ai soldati. Mai pi, giur a se stesso. Si sforz di
concentrarsi sugli uomini mentre la coorte continuava ad avanzare. Inizi a spostarsi lungo le file con
maggiore regolarit, richiamando allordine chiunque rimanesse indietro.
Molte ore dopo, ormai a notte fonda, Catone si rese conto che la valle si stava restringendo e i
fianchi bui, solo leggermente pi scuri del cielo, presero a farsi pi ripidi.
Cosa c l davanti?, chiese dun tratto Macrone. Laggi. I tuoi occhi vedono meglio dei
miei. Cosa ti sembra?.
Sulla distesa innevata che si spalancava di fronte alla coorte era vagamente visibile una linea
che si estendeva da una parte allaltra della valle. Sembrava esservi del movimento in quel punto, e
proprio mentre Catone si sforzava di mettere meglio a fuoco la vista per individuare altri dettagli, laria
gelida della notte si riemp di un sibilo.
Sollevate gli scudi!.
Catone lanci il segnale solo un attimo prima che le saette delle frombole spuntassero dal buio e
si abbattessero sulla coorte con un gran fracasso di legno scheggiato. Comprensibilmente la mira si
rivel imprecisa, e buona parte della raffica super i legionari o colp il terreno a breve distanza dal
bersaglio. Nonostante questo, al di sopra del fracasso si levarono urla e grida.
Coorte, fermatevi!, url il centurione Ortensio. La coorte si blocc e ogni uomo si rannicchi
al riparo del proprio scudo mentre ripartiva il secondo lancio. E anche quella raffica si rivel imprecisa
come la prima: gli unici a essere colpiti furono i prigionieri al centro della formazione.
Impugnate le spade!.
Lordine fu seguito dallo stridio metallico delle armi sguainate dai legionari. Poi la coorte si
immobilizz di nuovo.
Avanzate!.
La formazione ripart ondeggiando prima di riprendere unandatura pi regolare. Dalla sua
posizione in testa alla Sesta Centuria, Catone ora riusciva a distinguere meglio ci che si trovava
davanti a lui. Da una parte allaltra dello stretto fondo della valle, i Durotrigi avevano eretto un
rudimentale sbarramento con tronchi dalbero e rami che risaliva leggermente su ognuno dei pendii
laterali delle colline. Dietro di esso, brulicava unoscura orda di uomini. Nel frattempo, i lanci dei
frombolieri si erano fatti pi regolari, perch le raffiche non erano pi distanziate come in precedenza.
Al sibilo delle saette Catone nascose la testa dietro il bordo dello scudo mentre la coorte avanzava
verso lo sbarramento. Col ridursi della distanza e laumentare della precisione delle frecce, le urla tra le
file dei legionari si intensificarono. La distanza tra la coorte e lo sbarramento di tronchi dalbero si
ridusse gradualmente finch la fila frontale della formazione raggiunse il groviglio dei rami. Al di l
dellostacolo, il nemico aveva interrotto i tiri e impugnato lance e spade, indirizzando contro i Romani
il proprio grido di guerra.
Fermi! Liberate la barricata! Passate parola!, url Macrone, consapevole che la sua voce non
avrebbe mai superato il fracasso.
I legionari sguainarono rapidamente le spade e iniziarono a tirar via il groviglio di rami. E
mentre i soldati si occupavano delle difese improvvisate dei Durotrigi, dal fondo della centuria si lev
un rombo selvaggio che riecheggi per tutta la valle. Catone si volt e vide una folla scura che
attraversava la distesa di neve in direzione delle due centurie a chiusura della formazione. Ortensio
lanci immediatamente lordine a quelle di voltarsi e fronteggiare la minaccia.
Bella trappola!, grugn Macrone, tirando via un grosso ramo dallo sbarramento e passandolo
agli uomini che lo seguivano. Sbarazzatevi alla svelta di questa roba!.
Mentre i Durotrigi si abbattevano contro le retrovie della formazione, sulla fronte i legionari
continuavano ad attaccare la barriera, mossi dalla disperata consapevolezza che, se la coorte non fosse
riuscita ad avanzare, si sarebbe trovata in trappola e sarebbe stata annientata. Lentamente la barriera fu
divelta e si crearono piccoli varchi abbastanza ampi da lasciar passare un uomo alla volta. Macrone
pass velocemente parola di non affrontare il nemico di propria iniziativa ma di attendere un suo
ordine. I Durotrigi, invece, non furono altrettanto cauti e, allaprirsi del primo varco, alcuni di loro
scattarono in avanti contro i Romani, pagando a caro prezzo quel gesto impulsivo. Morendo, per,
ostacolarono il lavoro dei legionari. Alla fine, quando furono aperti parecchi varchi sufficientemente
larghi da lasciar passare pi uomini contemporaneamente, Macrone diede lordine di stare in guardia
con le spade e di allinearsi davanti alle aperture.
Catone! Raggiungi il fianco sinistro e lancia la carica. Quando dar lordine, attraversa lo
sbarramento e non appena possibile riallinea gli uomini dallaltra parte. Capito?
S, signore!.
Vai, allora!.
Loptio si fece strada tra i soldati della centuria e raggiunse di corsa langolo anteriore sinistro
della formazione.
Largo! Fate largo!, url, spintonando per avanzare. Individu unapertura nello sbarramento,
leggermente da parte. Serrate su di me e quando il centurione d lordine, attraversiamo insieme!.
I legionari si raggrupparono ai fianchi delloptio e unirono gli scudi cos da lasciare al nemico
poche possibilit di colpirli durante la carica. Poi attesero, con le spade pronte e le orecchie tese per
cogliere lordine di Macrone al di sopra delle grida di battaglia dei Durotrigi.
Sesta Centuria!. La voce del centurione sembr a Catone molto distante. Avanzare!.
Adesso!, url loptio. Seguitemi!.
Portando leggermente in avanti lo scudo per schivare eventuali scontri, Catone part in testa
assicurandosi che gli altri si tenessero vicini e mantenessero compatta e integra la muraglia di scudi.
Sebbene i rami pi grandi fossero stati rimossi, il terreno era comunque ricoperto da un intreccio di
ramaglie e ogni passo doveva essere fatto con estrema cautela. Non appena i Durotrigi si resero conto
della carica dei Romani, si lanciarono contro di essi urlando sempre pi rabbiosamente. Catone avvert
un impatto contro lo scudo e spinse subito avanti la spada, incroci fulmineo lo sguardo dellavversario
e poi ritir indietro larma preparandosi al colpo successivo. Ai fianchi e alle spalle, gli uomini della
centuria incalzavano, penetrando sempre pi profondamente nella massa oscura dei Britanni sullaltro
lato dello sbarramento.
Avendo fatto totale affidamento sulle raffiche delle frombole e sulla barriera per arrestare
lavanzata dei Romani, i druidi avevano lasciato solo la fanteria leggera a presidio della barricata,
mentre quella pesante attaccava le retrovie del quadrato romano. Il gruppo compatto e corazzato dei
legionari non ebbe quindi alcuna difficolt a incunearsi tra le file nemiche, allargandosi poi ai lati
mentre, a ridosso dello sbarramento, sopraggiungeva un numero sempre maggiore di compagni. La
fanteria leggera durotrigia si ritrov totalmente schiacciata e neanche il suo infinito coraggio pot fare
pi nulla per sovvertire il risultato della battaglia. Di l a breve le centurie dattacco del quadrato
romano si riallinearono sullaltro lato della barriera.
Ancora una volta, i Britanni aveva affrontato limplacabile macchina distruttrice dei Romani e
ne erano rimasti sbaragliati. A quel punto si diedero alla fuga disperdendosi nella notte. Mentre li
guardava fuggire, Catone abbass la spada e si accorse che stava tremando. Se per paura o stanchezza,
ormai non lo sapeva pi. Stringeva talmente forte limpugnatura della spada da procurarsi un dolore
quasi insopportabile alla mano, e dovette chiamare a raccolta tutta la sua forza di volont per allentare
la presa. Fu in quel momento che inizi a prendere pi lucidamente coscienza di ci che aveva attorno
e vide la striscia di corpi distesi lungo la barriera, molti dei quali ancora si contorcevano e urlavano per
le ferite.
Prima e Sesta Centuria!, stava gridando Ortensio. Non arrestatevi! Continuate ad avanzare
per altri cento passi e poi fermatevi!.
La linea romana avanz e lentamente anche le centurie laterali e i carri di approvvigionamento
attraversarono i varchi per poi riprendere la formazione, portandosi dietro i prigionieri. Sullaltro
versante della barriera rimanevano solo le due centurie della retroguardia, che contrastavano a fatica
lassalto violento dei migliori guerrieri durotrigi. Quando la sua centuria si ferm, Macrone ordin a
Catone di fare una rapida conta degli uomini.
E allora?
Quattordici perdite, per quanto io sia riuscito a capire.
Bene. Macrone annu soddisfatto. Aveva temuto che il numero delle vittime potesse essere
pi elevato. Vai da Ortensio e riferisci.
Vado.
Non fu difficile individuare il centurione. Si udiva nettamente al di sopra dei rumori della
battaglia che impartiva ordini e lanciava grida di incoraggiamento, nonostante la stanchezza la facesse
sembrare stridula. Ortensio ascolt il rapporto e fece un rapido calcolo mentale.
Questo porta le perdite oltre quota cinquanta, e ci sono ancora le coorti di coda da controllare.
Quanto pensi che possa mancare allalba?.
Catone riflett. Quattro o forse cinque ore, signore.
Troppe. Avremo bisogno di tutti gli uomini in formazione, non posso adoperarne altri per la
guardia. Il centurione si rese conto di non avere alternative. Dovremo perdere i prigionieri, disse
poi con inequivocabile amarezza.
Signore?
Torna da Macrone, digli di radunare qualche soldato e di uccidere i prigionieri. Fate in modo
che i cadaveri siano lasciati assieme a quelli che abbiamo gi ammazzato lungo la barriera. Non c
ragione di dare al nemico altri motivi di vendetta. Cosa aspetti? Vai!.
Catone salut e corse alla sua centuria. Mentre passava accanto alle sagome inginocchiate dei
prigionieri, dal fondo dello stomaco gli sal un forte senso di nausea. Inve contro quello stupido
sentimentalismo che lo rendeva debole. Quegli stessi uomini non avevano forse ucciso a loro volta tutti
i loro prigionieri? E non semplicemente ammazzati, ma torturati, violentati e mutilati. Gli torn in
mente limmagine del viso del bambino con i capelli biondi che lo fissava con occhi senza vita
dallammasso di cadaveri nel pozzo, e gli sgorgarono lacrime amare per la rabbia e lingiustizia. Per
quanto avesse augurato la morte a ogni membro della popolazione dei Durotrigi, ora che si trattava di
ammazzare i prigionieri un bizzarro rigurgito di moralit glielo faceva apparire sbagliato.
Anche Macrone esit quando gli fu riportato lordine.
Uccidere i prigionieri?
S, signore. Immediatamente.
Capisco. Macrone osserv lespressione adombrata del giovane optio e prese velocemente
una decisione. Me ne occuper io, allora. Tu rimani qui. Tieni gli uomini pronti in formazione, nel
caso a quelle teste dure dei Britanni venga di nuovo in mente di riprovarci.
Catone punt lo sguardo sulla distesa di neve calpestata che si apriva davanti alla coorte.
Quando alle proprie spalle sent urla che imploravano piet, si rifiut di voltarsi per sincerarsi della loro
origine.
Tenete gli occhi fissi in avanti!, grid agli uomini al suo fianco che si erano girati per capire
da dove arrivasse quel suono terrificante.
Alla fine le urla cessarono, soffocate dal fracasso dello scontro dietro di loro. Catone rimase in
attesa di altri ordini, intirizzito dal freddo e dalla fatica e avvilito per lazione sanguinosa che Ortensio
aveva ordinato di compiere. Per quanto si sforzasse di giustificare lesecuzione dei prigionieri perch
necessaria alla sopravvivenza della coorte o come meritato castigo per il massacro degli abitanti
atrebati di Noviomagus, continuava a considerare sbagliato ucciderli a sangue freddo.
Macrone si fece lentamente largo tra i suoi uomini e riprese posto nella prima fila della centuria.
Si ferm accanto a Catone, silenzioso e cupo in viso. Loptio guard il suo superiore, un uomo che
nellultimo anno e mezzo aveva imparato a conoscere molto bene. Sin da subito aveva rispettato
Macrone per le sue qualit di soldato e, cosa pi importante, per la sua integrit di uomo. E sebbene
non si fosse mai permesso di trattarlo con troppa familiarit, tra i due era si era comunque creato un
certo affiatamento. Non come tra un padre e un figlio, certo, ma come tra un fratello maggiore ed
esperto delle cose del mondo e quello minore. Catone sapeva che Macrone lo guardava con una buona
dose di orgoglio e sorrideva per i suoi successi.
Agli occhi di Catone, Macrone incarnava tutte le qualit a cui egli stesso aspirava. Il centurione
viveva in totale armonia con se stesso, era un bravo soldato e non aveva nessunaltra ambizione nella
vita; ed era assolutamente estraneo alla tortuosa introspezione che loptio invece si autoinfliggeva. La
ricerca intellettuale verso cui Catone era sempre stato incoraggiato crescendo nellentourage imperiale
non gli era stata di alcuna utilit per prepararsi alla vita nelle legioni. Proprio di nessuna utilit. Laltero
idealismo che Virgilio profondeva nella sua personale visione del destino di Roma come portatrice di
civilt nel mondo non valeva nulla dinanzi al terrore puro della battaglia di quella notte, o allorrore
sanguinario imposto dalla ragione militare che aveva dettato luccisione dei prigionieri.
Capita, ragazzo, mormor Macrone. Capita. Facciamo quello che  opportuno fare se la
priorit  vincere. Facciamo quello che dobbiamo fare per vedere ancora la luce del giorno. Questo,
per, non rende certo le cose pi semplici.
Catone fiss il centurione per un istante prima di annuire tristemente.
Coorte!, url Ortensio dalle retrovie della formazione. Avanzare!.
Le centurie pi arretrate avevano attraversato la barricata e si erano rimesse in formazione,
continuando a respingere lassalto sempre pi disperato della fanteria pesante dei Durotrigi. Quando fu
per chiaro che il tentativo di far cadere in trappola e distruggere la coorte era fallito, i Durotrigi
persero tutto il loro spirito combattivo nello stesso strano e indefinibile modo in cui altri sentimenti
simili si diffondono normalmente tra la folla. Si staccarono diffidenti dai Romani e rimasero
semplicemente immobili, in silenzio, mentre la coorte si allontanava. Le arroganti file dei legionari
rimanevano compatte, lasciando dietro di s una scia di cadaveri britanni. La notte, per, era tuttaltro
che terminata: rimanevano ancora lunghe ore prima che lalba stendesse le sue prime timide dita
sullorizzonte. Un tempo sufficiente per pareggiare i conti con i Romani.
La coorte continu ad avanzare nel buio pesto, tenendo la formazione a quadrato ben serrata
attorno ai carri che trasportavano i caduti. A ogni sobbalzo i feriti si lamentavano e urlavano, logorando
i nervi dei compagni ancora abili alla marcia. Concentrati per cogliere ogni eventuale segnale
dellavvicinarsi del nemico, i soldati maledicevano i feriti e il cigolio delle ruote dei carri. I Durotrigi
erano ancora l e braccavano la coorte. Dal buio arrivavano, sibilando, lanci di frombole, colpendo pi
sovente gli scudi, ma centrando sporadicamente anche qualche bersaglio, riducendo cos ogni volta di
ununit le file della coorte. I ranghi si serravano e la formazione si assottigliava progressivamente
mentre la notte passava lentamente. E le frombole non erano neanche lunico pericolo. I carri che la
coorte aveva avvistato al crepuscolo rumoreggiavano ora lungo i pendii e di tanto in tanto partivano
alla carica con urla di guerra da far raggelare il sangue. Poi, allultimo istante, cambiavano
repentinamente direzione, non prima di aver scatenato una pioggia di lance contro le file dei Romani.
Alcune aste centravano il bersaglio, infliggendo ferite ben peggiori delle munizioni delle fionde.
Nel frattempo, il centurione Ortensio continuava a intimare ordini, minacciando terribili
punizioni contro chi si faceva motivare dalla paura e offrendo incoraggiamento a tutti gli altri. Quando
nel buio i Durotrigi urlavano degli insulti, Ortensio li ricambiava della stessa moneta con un volume di
voce da piazza darmi.
Finalmente a oriente il cielo inizi a schiarirsi, tingendosi lentamente di una pallida
luminescenza, finch si cap che lalba era ormai prossima. Catone ebbe quasi limpressione che quel
mattino fosse comparso sullorizzonte grazie alla sola forza di volont dei legionari, tanto era lardore
con cui ogni uomo guardava in direzione del sole nascente. Lentamente loscuro paesaggio che li
circondava si trasform in chiare sfumature di grigio, e alla fine i legionari furono di nuovo in grado di
vedere il nemico: figure vaghe che si spostavano lungo i loro fianchi, seguendo come ombre la coorte
che avanzava faticosamente, esausta, spossata ma sempre integra e pronta a usare abbastanza forza da
resistere a un ennesimo assalto finale.
Davanti ai Romani il terreno saliva leggermente fino alla cima di una collinetta e, quando le
prime file della centuria raggiunsero il crinale, Catone sollev lo sguardo e, a non pi di tre miglia di
distanza, vide distintamente il profilo dellaccampamento fortificato della Seconda Legione. Al di sopra
della linea scura della palizzata aleggiava una nube marrone di fumo di legna bruciata e Catone si rese
conto di quanto fosse affamato.
Non manca molto, ragazzi!, disse a gran voce Macrone. Arriveremo in tempo per la
colazione!.
E proprio mentre il centurione pronunciava quelle parole, Catone vide che i Durotrigi si stavano
raggruppando per unaltra carica: un ultimo tentativo di annientare il nemico che per tutta la notte era
riuscito a scampare alla distruzione; un ultimo tentativo di vendicare col sangue i compagni che
giacevano morti lungo la linea di marcia della Quarta Coorte.
...
.
...
CAPITOLO SEDICI.
...
.
...
Ieri pomeriggio, dici?, chiese sorpreso Vespasiano quando il decurione di cavalleria ebbe
terminato il proprio rapporto.
Esatto, signore, rispose questi. Anche se forse era pi verso il crepuscolo che nel
pomeriggio.
E allora perch avete raggiunto le legioni solo allalba?.
Il decurione abbass lo sguardo per un istante. In un primo momento abbiamo continuato a
trovarceli ovunque, signore. Sembrava che fossero ovunque: cavalieri, carri, fanteria, tutti. Per cui
abbiamo fatto dietrofront e continuato a girare in tondo per tutta la notte. Dopo un po mi sono reso
conto di aver perso lorientamento e ho dovuto tirare a indovinare. E in attesa delle prime luci dellalba,
ci eravamo spinti troppo a oriente, signore. Ci abbiamo messo un po prima di avvistare Calleva e poi
abbiamo cercato di recuperare il pi possibile, signore.
Capisco. Vespasiano scrut lespressione del decurione in cerca di segni di furbizia. Dagli
ufficiali non avrebbe mai tollerato un comportamento che anteponesse la propria sicurezza a quella dei
compagni. Sporco di fango da capo a piedi e visibilmente esausto, il decurione rimaneva sullattenti
con tutta la dignit di cui era capace. Mentre Vespasiano lo esaminava, cal un silenzio carico di
tensione. Alla fine gli chiese: Quanti erano i Durotrigi?.
Fu piacevolmente colpito dal fatto che il decurione indugiasse qualche istante per considerare la
domanda prima di rispondere, invece di tentare impulsivamente di gratificare il legato con unipotesi
sbrigativa.
Duemila forse anche duemila cinquecento, ma non di pi, signore. E forse un quarto era
costituito da fanteria pesante. Per il resto, cerano truppe leggere, alcune armate di fionde, e allincirca
una trentina di carri.  tutto quello che sono riuscito a vedere, signore.  possibile che altri siano usciti
allo scoperto durante la notte.
Lo scopriremo presto. Vespasiano fece un cenno del capo verso lentrata della tenda. Tu e i
tuoi uomini siete congedati. Mangiate e riposatevi.
Il decurione salut, si volt rapidamente, ma con una certa grazia, e si allontan dal tavolo del
legato. Nel frattempo, Vespasiano chiam lufficiale di stato maggiore in servizio. Un istante dopo, uno
dei tribuni pi giovani, il figlio cadetto della famiglia dei Camilli  tunica riccamente decorata ma
assenza totale di cervello  irruppe nella tenda urtando la spalla del decurione mentre questi usciva.
Tribuno!, tuon Vespasiano. Sia il decurione che il tribuno trasalirono. Ti pregherei di voler
riservare ai tuoi colleghi ufficiali trattamenti meno villani!.
Signore, stavo solo rispondendo al.
Basta! Se accadr ancora, ordiner al decurione qui presente di portarti in un giro di
perlustrazione talmente lungo che difficilmente potrai dimenticarlo.
Il decurione sogghign soddisfatto al pensiero di quelle giovani terga aristocratiche scorticate a
sangue da una sella di cavallo. Poi abbass la testa per uscire dalla tenda e andare a occuparsi dei suoi
uomini.
Tribuno, dai ordine alla legione di prepararsi. Voglio che la Prima, la Seconda e la Terza
Coorte siano pronte a partire quanto prima. Gli altri rimarranno di guardia alle fortificazioni. Sar
unazione veloce, per cui non c necessit di far preparare razioni da viaggio. Li voglio in formazione
sul sentiero fuori dalla porta meridionale. Capito?
S, signore.
Allora, per favore, vai ed esegui.
Il giovane si volt e corse verso lentrata.
Tribuno!, gli url dietro Vespasiano.
Quello si volt e fu sorpreso di vedere un leggero sorriso sulla faccia del legato.
Quinto Camillo, cerca di ostentare professionalit nellesecuzione dei tuoi compiti. Scoprirai
che ti sar utile nelle relazioni con gli ufficiali di carriera e non metter in allarme gli uomini sotto il
tuo comando. A nessuno piace lidea che il proprio destino sia nelle mani di uno scolaro cresciuto
troppo in fretta.
Il tribuno arross ma riusc comunque a reprimere imbarazzo e rabbia. Vespasiano inclin la
testa verso luscita, il tribuno si volt di nuovo e marci fuori con passo rigido.
Era una critica durissima e umiliante, ma da quel momento in poi Quinto Camillo avrebbe fatto
pi attenzione a come si comportava. Il modo in cui si appariva agli occhi degli ufficiali di carriera e
dei soldati determinava il grado di stima che i sottoposti avrebbero mostrato nei confronti delle classi
pi elevate della societ romana. Vespasiano era perfettamente consapevole che i giovani aristocratici
in servizio nelle legioni erano solitamente guardati con disprezzo dalle truppe, e quellincresciosa
situazione era resa ancor pi pesante dallarrogante immaturit di ragazzi come Quinto Camillo. Le
distinzioni sociali allinterno dellesercito erano questioni gi di per s delicatissime, e non cera
nessuna necessit di renderle ancor pi complicate. Se in futuro Quinto Camillo avesse dimostrato il
contegno calmo di un professionista, ci avrebbe potuto in qualche modo attenuare il risentimento di
quegli uomini che un giorno si sarebbe forse trovato a comandare in battaglia.
Vespasiano torn alle questioni che stava ponderando prima di essere informato della brutta
avventura della Quarta Coorte. Il messaggio che aveva inviato al generale Plauzio non aveva ancora
ottenuto risposta. Era pur vero che i messaggeri avrebbero potuto portare qualche ritardo: del resto i
sentieri del luogo rimanevano difficilmente percorribili anche in condizioni di tempo ottimali. Pur
tenendo conto di ci, per, a quel punto avrebbe comunque dovuto ricevere notizie dal generale.
Ancora un giorno, decise. Se il mattino seguente non avesse saputo nulla, avrebbe inviato un
altro messaggio al generale. Nel frattempo le trombe stavano chiamando ladunata. I legionari
sarebbero usciti di corsa dagli alloggi imprecando, mentre indossavano e si sistemavano addosso
armature ed equipaggiamento. Ogni uomo era stato addestrato a rispondere istantaneamente allappello
e il legato non faceva eccezione.
Fate chiamare il mio schiavo personale!, url Vespasiano.
Mentre saliva la scala a pioli che portava alla torre di avvistamento sopra la porta meridionale,
Vespasiano cap quanto fosse fuori forma negli ultimi mesi. Si iss attraverso la botola e rimase
appoggiato al parapetto della sentinella per qualche istante, respirando affannosamente. Sarebbe dovuto
salire prima di indossare la corazza muscolare. Il peso morto del bronzo argentato, assieme al resto
dellequipaggiamento, raddoppiava lo sforzo necessario a montare in cima alla scala. Troppe scartoffie
e troppo poco esercizio fisico, pens Vespasiano, sarebbero stati la sua rovina come soldato. Ad appena
trentacinque anni iniziava gi ad avvertire lavanzare dellet, ed era abbastanza umano da preferire le
comodit domestiche alle enormi prove fisiche richieste dalle campagne militari. Lanno successivo
avrebbe terminato il periodo di servizio e la prospettiva di un ritorno a Roma, con tutto il tempo per s
che ne conseguiva, era molto confortante. Sarebbe stato anche disposto a rompersi una gamba se fosse
servito a sfuggire allorribile clima di quellisola sempre umida e martoriata dalle piogge. Eppure
nessuno dei locali con cui aveva avuto contatti a Camulodunum si era mai lamentato del clima quando
lui aveva sollevato largomento. Lumidit doveva avergli annacquato il cervello, concluse Vespasiano
con un ghigno ironico.
Sollev gli occhi, sgombr la mente e si concentr sulla situazione che si stava prefigurando
alle prime luci dellalba. Sotto di lui, i solidi battenti della porta meridionale erano stati spalancati verso
linterno per lasciar uscire il doppio contingente della Prima Coorte, seguita da altre due, per un totale
di quasi duemila uomini. Vespasiano era certo che le truppe inviate sarebbero state sufficienti a mettere
in fuga i Durotrigi alle calcagna della Quarta Coorte che si trovava ancora lontana, appena visibile sulla
cima di una collina. Calcol che potesse essere ancora a quasi tre miglia di distanza, il che significava
che la colonna di rinforzo non lavrebbe raggiunta prima di unora o poco pi. Nel frattempo, la coorte
sarebbe stata sicuramente in grado di tenere a bada i Durotrigi. Vespasiano era soddisfatto di come si
stavano mettendo le cose: piuttosto che sprecare settimane nellinutile tentativo di consolidare le difese
atrebate e di braccare le truppe durotrigie, i capi druidi gliele stavano gentilmente consegnando
direttamente sulla porta di casa. Se quel giorno fossero riusciti a infliggere loro una disfatta rapida,
limminente campagna sarebbe partita decisamente con il piede giusto.
Uno scricchiolio della scala lo fece voltare. Dalla stretta botola stava spuntando a fatica un
uomo di corporatura massiccia. Oltre i sei piedi di altezza, con spalle ampie, il prefetto di campo della
Seconda Legione era un veterano dai capelli grigi, con una cicatrice bluastra che gli scendeva dalla
fronte alla guancia. Quale ufficiale di pi elevato grado, il prefetto era un soldato di grande esperienza
e coraggio. In assenza  o in caso di morte  di Vespasiano, Sesto avrebbe assunto il comando della
legione.
Buongiorno, Sesto. Sei venuto a goderti il combattimento?
Naturalmente. Come stanno andando i ragazzi della Quarta?
Non troppo male, direi. Sempre in formazione e diretti qui. Quando li raggiunger con le
truppe di rinforzo, immagino che sar tutto finito.
Probabilmente, rispose lui, stringendosi nelle spalle e aguzzando gli occhi per guardare
lontano, in direzione del combattimento. Sicuro di dover proprio guidare la colonna dei rinforzi?
Pensi che non dovrei?
Detto francamente, no. I legati dovrebbero occuparsi della legione nel suo complesso, non
perdere tempo con roba come questa.
Vespasiano sogghign. Quello dovrebbe essere affar tuo, giusto?.
Esattamente.
Be, io ho bisogno di esercizio, tu invece no. Quindi fa il bravo e per unoretta occupati tu di
tutto. Da parte mia, cercher di non fare casini con la tua Prima Coorte.
I due scoppiarono a ridere. I prefetti di campo provenivano, per promozione, dalla carica di
centurione primipilo della Prima Coorte e conservavano sentimenti protettivi nei confronti dellultimo
incarico di comando della loro carriera.
Vespasiano si volt e si lanci sulla scaletta della torretta di guardia, infilandosi agilmente nella
botola. Una volta a terra, si sofferm un istante nei pressi della porta, dove il suo schiavo personale gli
infil lelmo assicurando bene la fibbia sotto il mento. In quel momento, gli passarono accanto gli
uomini della Terza Coorte che si apprestavano a unirsi alla colonna gi in formazione sul sentiero
appena fuori. Lidea di mettersi alla testa della colonna di rinforzo che avrebbe affiancato la Quarta
Coorte entusiasmava particolarmente Vespasiano. Dopo il tedio del lungo inverno, trascorso per lo pi
rintanato in alloggi temporanei, quella era la sua occasione per tornare alla vera vita militare.
Lasci che lo schiavo desse unultima stretta al nastro rosso che gli assicurava la corazza e poi
si volt per marciare fuori al campo e prendere posizione in testa alla colonna. Prima che superasse
luscita, un grido stridulo dallalto della torre di vedetta lo blocc.
Cavalieri in avvicinamento da nord-est!.
E adesso cosa c?, sbott, battendosi furiosamente una mano sulla coscia. Oltre la porta vide
le tre coorti in attesa di partire a sostegno dei compagni. Lui, per, non poteva certo abbandonare la
legione prima di essersi assicurato che il campo non fosse minacciato da un altro fronte. Allo stesso
tempo, per, qualsiasi indugio nellinvio dei rinforzi alla Quarta Coorte sarebbe costato delle vite. La
colonna di rinforzo doveva partire immediatamente, e giacch Vespasiano doveva indagare
sullavvistamento da nord-est, era necessario inviare un altro comandante. Alz gli occhi verso la torre
di vedetta.
Prefetto di campo!.
Dalla palizzata apparve una faccia, che appariva scura contro il cielo.
S?
Prendi tu il comando.
Dopo aver attraversato di corsa il campo ed essere salito sulla torre della porta settentrionale,
Vespasiano si ritrov di nuovo disperatamente a corto di fiato. Appoggiandosi al parapetto e facendo
respiri profondi, lanci unultima occhiata alla colonna dei rinforzi che serpeggiava attraverso la
campagna ondulata in direzione della massa scura di minuscole figure della Quarta Coorte. Poteva stare
tranquillo: Sesto avrebbe portato a termine loperazione di soccorso con il minor numero possibile di
vittime. Di regola, i prefetti di campo avevano da tempo superato la riprovevole  nonch pericolosa 
fase della sete di gloria che animava invece alcuni ufficiali pi giovani. E se doveva essere onesto, gli
uomini della colonna di rinforzo sarebbero stati pi al sicuro con Sesto che con lui. Quel pensiero, per,
non riusc ad alleviare il senso di frustrazione per aver dovuto cedere il comando al prefetto.
Non appena il suo respiro fu tornato regolare, Vespasiano si volt e si avvicin alla sentinella
che controllava a nord.
E allora, dove sono questi maledetti uomini a cavallo?
Adesso li ho persi, signore, rispose nervosamente la sentinella, non volendo che il legato
sospettasse che si fosse trattato di un falso allarme. Poi si affrett ad aggiungere: Sono scesi in
quellavvallamento, signore. Solo un attimo fa. Dovrebbero tornare visibili da un momento allaltro.
Vespasiano guard nella direzione indicata, una bassa valle che correva parallela al campo a
meno di mezzo miglio di distanza. Lunico segno di vita, per, era una sottile striscia di fumo che
saliva da un gruppetto di casupole. Attesero in silenzio, con la sentinella sempre pi ansiosa di veder
spuntare gli uomini a cavallo.
Quanti ne hai visti?
Circa trenta, signore.
Nostri?
Troppo lontani per esserne sicuro. Potevano indossare mantelli rossi.
Potevano?. Vespasiano si volt verso la sentinella, un uomo di una certa et che doveva
essere in servizio nelle aquile ormai da qualche anno. Di certo da un periodo sufficientemente lungo
per sapere che le sentinelle dovevano riportare solo dettagli di cui avessero certezza. Il legionario si
irrigid sotto lo sguardo del legato ed ebbe la furbizia di astenersi da ogni altro commento. Vespasiano
si sent ribollire il sangue per essere stato richiamato alla torre di vedetta. Se avesse conosciuto in
anticipo il numero degli uomini in avvicinamento, avrebbe potuto lasciare che se ne occupasse Sesto.
Troppo tardi ormai, concluse, e non sarebbe stato giusto prendersela con quella sentinella nervosa.
Meglio mantenere unaria impassibile e ostentare quellimmagine da comandante imperturbabile che
dava agli uomini della legione.
Guardate, signore!. La sentinella protese una mano oltre il parapetto.
Dalla valle riemerse una piccola colonna di elmi piumati. Sopra di essi sventolava uno
stendardo purpureo.
 il generale!, sibil la sentinella.
Vespasiano si sent sprofondare. Plauzio doveva aver ricevuto il suo messaggio, allora. E in
quel momento sapeva in quale terribile pericolo versava la sua famiglia. Pensando alla propria moglie
incinta e al figlioletto, Vespasiano capiva bene i suoi sentimenti. Ma lempatia non bastava a lenire la
preoccupazione per lo stato danimo delluomo.
Vespasiano si rese improvvisamente conto che la sentinella lo stava fissando.
Cosa succede, soldato? Non hai mai visto prima un generale?.
La sentinella arross, ma prima che potesse rispondere, Vespasiano lo sped gi per la scala a
informare il centurione in servizio dellarrivo di Plauzio. Era necessario organizzare velocemente il
cerimoniale che spettava di norma a un generale. Vespasiano attese sulla torretta fino al ritorno della
sentinella, osservando la colonna che si avvicinava al galoppo alla porta settentrionale. In testa la
guardia a cavallo del generale, seguita immediatamente da Plauzio in persona e da un gruppetto di
ufficiali di Stato Maggiore. Con loro cerano due figure incappucciate, e dietro la retroguardia che
stava lateralmente a cinque druidi legati ai cavalli. Mentre si avvicinavano, Vespasiano riusc a vedere
la schiuma sui fianchi dei cavalli, che evidentemente erano stati spinti al limite della loro resistenza nel
tentativo di raggiungere la Seconda Legione quanto pi velocemente possibile.
Il legato scese velocemente dalla torretta e si posizion alla fine del picchetto donore in
formazione su entrambi i lati dellaccesso al campo. Avrebbe sicuramente fatto una bella impressione
sul generale se lui fosse stato l a riceverlo di persona. Quando si ud chiaramente lo scalpiccio degli
zoccoli dei cavalli, Vespasiano fece un cenno al centurione al comando del picchetto donore.
Aprite il cancello!, url luomo. La spranga di blocco fu sollevata e fatta scivolare di lato e
poi, con un cupo scricchiolio, i battenti della porta furono spalancati. In tempismo quasi perfetto: solo
qualche istante dopo, i primi uomini della guardia personale del generale si fermarono accanto
allentrata e attesero che Plauzio entrasse per primo nel campo. Quando il centurione url lordine il
generale, seguito dai suoi collaboratori, rallent.
Picchetto donore presentate le armi!.
I legionari inclinarono in avanti i giavellotti, con la base appoggiata a terra, e il generale rispose
con un saluto in direzione delle tende del quartier generale in cui, in un tempietto allestito
temporaneamente, erano custodite le insegne della Seconda Legione. Poi si ferm una volta per tutte
accanto a Vespasiano e smont da cavallo.
Felice di vedervi, generale!, disse sorridente il legato.
Vespasiano!. Plauzio fece un cenno secco del capo. Dobbiamo parlare. Subito.
S, generale.
Prima, per, ti prego di voler provvedere a che la mia scorta e i miei compagni, indicando i
suoi collaboratori e le due figure incappucciate, di voler provvedere a che essi siano accompagnati
in un luogo tranquillo e comodo. I druidi, invece, possono essere legati assieme ai cavalli.
Sar fatto. Vespasiano chiam il centurione con un cenno della mano e gli rifer le istruzioni.
I cavalli, sfiniti per lo sforzo a cui erano stati sottoposti, soffiavano rumorosamente aria dalle narici
dilatate.
La scorta del generale port via gli animali in direzione delle stalle, e il centurione di servizio
accompagn gli ufficiali infangati verso le tende della mensa dei tribuni. Le due figure incappucciate e
ammantate li seguirono in silenzio. Vespasiano li guard incuriosito e Plauzio accenn un sorriso.
Ti spiegher tutto pi tardi. Adesso dobbiamo parlare di mia moglie e dei miei figli.
...
.
...
CAPITOLO DICIASSETTE.
...
.
...
Allavvistamento del campo della Seconda Legione, gli uomini esausti della Quarta Coorte
esplosero in uno spontaneo grido di gioia. Tutti gli sforzi dei Durotrigi e dei loro capi druidi per
annientare la coorte potevano ancora essere vanificati. A meno di unora di marcia da l cera la
sicurezza delle fortificazioni della legione e la fine di quellincubo in cui il centurione Ortensio li aveva
trascinati. Se, per, gli animi dei soldati della coorte furono eccitati dalla vista del campo, altrettanto
forte fu la determinazione del nemico di annientarli prima che i loro compagni potessero giungere in
loro aiuto. Con un urlo selvaggio, i Durotrigi si scagliarono sulla compatta formazione romana.
Lo scudo e la spada di Catone si erano fatti ormai da molto tempo intollerabilmente pesanti e gli
causavano bruciore ai muscoli delle braccia. Anche se si era unito allesultanza degli altri uomini alla
vista del campo, la distanza che ancora li separava da esso lo riempiva di disperazione. La stessa
provata da chi affoga in un mare in tempesta nel momento in cui avvista una riva lontana. Aveva
appena formulato quel pensiero quando su entrambi i lati e in coda al quadrato sent echeggiare lurlo
di rabbia dei Durotrigi. I tonfi degli scudi e il tintinnio metallico delle armi risuonarono molto pi forte
che mai. Dapprima la formazione romana vacill, poi si arrest sotto limpatto della carica e impieg
un po per riorganizzare la muraglia di scudi.
Non appena ebbe constatato soddisfatto che la coorte stava resistendo bene, Ortensio diede
lordine di continuare lavanzata. Il quadrato riprese ad arrancare in avanti, respingendo i guerrieri
impazziti che si aggrappavano ai loro calcagni. I caduti tra i Romani ormai erano talmente numerosi da
non lasciar quasi pi spazio sui carri al centro del quadrato. I feriti, prostrati, osservavano i propri
compagni affrontare lo scontro impari al meglio delle loro possibilit; a ogni scossone dei carri
urlavano di dolore, ma non cera tempo per fermarsi e occuparsi di loro. In circostanze cos disperate,
Ortensio aveva potuto destinare pochissimi uomini alla cura dei feriti e solo i pi gravi erano stati
fasciati.
La Sesta Centuria, sul fronte del quadrato, aveva una visuale chiara del campo della legione: un
vero supplizio per Catone, soprattutto perch lavanzata estremamente lenta della coorte lo convinceva
sempre pi del fatto che non sarebbero mai riusciti a raggiungerlo. I Durotrigi avrebbero massacrato i
legionari esausti molto prima che questi fossero riusciti a mettersi in salvo dietro alle fortificazioni del
campo.
Cosa stanno combinando laggi?. Gli occhi di Macrone ardevano di amara frustrazione di
fronte alla pacata immobilit del campo. Quelle maledette sentinelle devono essere cieche. Aspetta
che gli metta le mani addosso.
Su un lato, la fanteria pesante dei Durotrigi, raggruppatasi dopo il feroce combattimento della
notte, stava superando il quadrato. Catone non poteva far altro che osservare disperato, giacch il piano
dei Britanni era assolutamente chiaro. A un centinaio di passi dalla coorte, la colonna nemica si mise di
traverso davanti alla formazione romana e si schier velocemente per il combattimento, con un piccolo
gruppo di frombolieri su ogni ala. E mantenne la posizione, lanciando urla di sfida contro la muraglia
di scudi che si avvicinava.
I legionari avevano avuto la meglio sui Durotrigi per tutta la notte, ma avevano ormai
abbondantemente superato i limiti della loro resistenza. In tre giorni di marcia erano riusciti a malapena
ad avere unora di sonno. Occhi annebbiati e brucianti su facce sudice con una lunga barba di giorni. I
pi giovani, coetanei di Catone, avevano solo una rada peluria, ma i volti smagriti li facevano sembrare
pi vecchi di molti anni. La coda e i fianchi del quadrato non erano pi in formazione compatta e
iniziavano a perdere terreno sotto limplacabile pressione degli avversari, meno stanchi, che
cominciavano a fiutare odore di vittoria. Di l a poco il quadrato non fu pi un quadrato, ma un informe
raggruppamento di uomini che lottava per sopravvivere. La voce del centurione Ortensio, dura e rotta,
si sollev di nuovo al di sopra del fracasso della battaglia.
Ragazzi, stanno arrivando! La legione sta venendo a salvarci.
In testa al quadrato Catone guard oltre le file dei Britanni schierate a poco meno di quaranta
passi da loro e scorse le coorti che uscivano dalla porta meridionale dellaccampamento, gli elmi lucidi
che risplendevano sotto il sole del primo mattino. Si trovavano per a qualche miglia di distanza e
avrebbero potuto non arrivare in tempo per salvarli.
Non fermatevi!, url Ortensio. Non fermatevi!.
Ogni passo avanti riduceva la distanza tra le due colonne romane. Catone serr i denti e sollev
la spada verso la massa brulicante della fanteria pesante durotrigia.
Attenzione!, url Macrone. Frombole!.
I Romani ebbero appena il tempo di mettersi al riparo dietro gli scudi quando arriv la prima
raffica con traiettoria diagonale dai fianchi delle linee nemiche, seguita dalla carica rombante dei
guerrieri durotrigi. Il fracasso delle munizioni che colpivano il fronte del quadrato faceva intuire che i
frombolieri avevano affinato la mira. Un dardo, per, sorvol la testa di Catone e centr uno dei muli
legati a un carro in mezzo alla formazione, polverizzandogli locchio e losso dellorbita, lasciandolo
agonizzante a terra e terrorizzando gli altri tre animali attaccati allo stesso carro. In un istante, il mezzo
sband contro quello di fianco e con un cigolio di protesta dellasse lentamente si inclin su un lato e si
capovolse. I feriti allinterno furono sbalzati fuori e finirono sotto gli zoccoli scalpitanti dei muli
terrorizzati. Un uomo, schiacciato dalla sponda laterale del carro, lanci un urlo terrificante prima di
rimanere soffocato dal sangue che gli sgorgava dalla bocca, accasciandosi a terra senza vita. Il raglio
lacerante del mulo che era stato colpito continuava a fendere laria facendo rabbrividire Catone. Nel
frattempo, i feriti caduti a terra cercavano disperatamente di allontanarsi faticosamente dai muli, ma
molti morirono calpestati prima di riuscirvi. Poi si capovolse anche un secondo carro e nuove grida di
panico e sofferenza lacerarono laria.
Coorte! Ferma!, url Ortensio. Sbarazzatevi di quei maledetti muli!, e si lanci
sullanimale ferito che aveva scatenato il caos squarciandogli la gola con la spada. Un fiotto di sangue.
Per qualche istante il mulo rimase in piedi, ciondolando insulsamente la testa e fissando la pozza rossa
che gli si stava formando attorno agli zoccoli. Poi le ginocchia gli cedettero e croll a terra tra sangue,
fango e neve.
Uccideteli tutti!, urlava Ortensio, spingendo verso gli animali terrorizzati i primi soldati che
gli capitavano a portata di mano.
In un attimo tutto fin e i feriti sopravvissuti furono messi al riparo nel poco spazio libero dei
carri rimasti integri. Per la coorte, per, ormai era impossibile avanzare, a meno di abbandonare i feriti
alla sanguinaria barbarie dei Durotrigi. Per un momento Catone si chiese se Ortensio avrebbe avuto
abbastanza sangue freddo da decidere di tentare di salvare ci che rimaneva della coorte dando lordine
di rompere le righe e di lanciarsi verso la colonna di soccorso. Luomo, per, rimaneva fedele al credo
dei centurioni.
Serrate i ranghi! Serrate i ranghi attorno ai carri!.
I legionari impegnati sul retro e ai fianchi del quadrato arretrarono lentamente, sempre
fronteggiando con le spade i colpi dei Durotrigi contro gli scudi, finch non si furono di nuovo
ricompattati attorno ai carri. Quelli di loro che, indietreggiando, inciampavano e cadevano, finivano
schiacciati sotto i piedi dei compagni e poi venivano uccisi dai Britanni. Catone si incoll a Macrone
che, riparato dallo scudo, continuava a sferrare colpi contro la marea di facce e braccia nemiche che gli
si paravano davanti.
Occhio, ragazzo!, gli fece il suo centurione. Siamo vicini ai muli!.
Catone fin con un piede nella pozza di sangue e si sent sfregare il polpaccio dalla pelle ispida
di uno degli animali. Ai suoi fianchi, gli uomini della Sesta stavano arretrando contro i cadaveri dei
muli, troppo incalzati dai Durotrigi per poterli aggirare o scavalcare. Con un grido di sfida, Macrone
conficc la punta della spada dritto in faccia a un nemico. Quando luomo cadde, il centurione ne
approfitt per scavalcare il fianco del mulo.
Vieni, Catone!.
Per un istante loptio si trov faccia a faccia con due britanni, appena dei ragazzi come lui, ma
pi robusti, con i capelli modellati dalla calce in spaventose creste bianche. Uno portava una lancia a
punta larga, laltro brandiva un gladio sottratto a un romano ucciso. Allimprovviso, scattarono
entrambi in un finto attacco, sperando di distrarre loptio abbastanza da potergli sferrare il colpo fatale,
ma Catone continu a spostare lo scudo prima in direzione delluno e poi dellaltro, passando con gli
occhi alternativamente dalla lancia alla spada. Non osava scavalcare il mulo morto, e i due guerrieri
non aspettavano altro che abbassasse la guardia. Dun tratto la punta della lancia guizz in avanti.
Catone spost distinto lo scudo per fermare quella minaccia, deviando verso il basso il moto della
punta. Approfittando delloccasione, il secondo britanno balz in avanti mirando allo stomaco. Una
mano afferr rudemente Catone per una fibbia dellarmatura e lo stratton di peso oltre il corpo del
mulo. Il gladio lo manc e loptio cadde a terra, boccheggiando.
Stavano per farti la festa!, disse Macrone ridendo e aiutandolo con una spinta a rialzarsi.
Sforzandosi per riprendere fiato con le braccia strette al petto, Catone non pot fare a meno di
sorprendersi per il modo in cui il centurione sembrava esultare alla prospettiva della morte imminente.
Che strana cosa la follia, leuforia che ti suscita la battaglia, pens Catone. Un vero peccato non
sopravvivere per riconsiderare il fenomeno con pi attenzione.
I soldati della Quarta Coorte serrarono istintivamente i ranghi attorno ai compagni feriti in
unirregolare forma ellittica. I nemici continuavano ad accalcarglisi attorno, colpendo i loro scudi in un
crescendo delirante, nel tentativo di annientare i Romani prima che fossero raggiunti dalla colonna di
soccorso ancora distante, ma in rapido avanzamento. Nella selvaggia intimit della battaglia, Catone
non pensava ad altro che a togliere la vita ai nemici e a preservare la propria. Scudo e spada gli
sembravano naturali estensioni del suo corpo: parando un colpo con luno e passando poi allattacco
con laltra, loptio si muoveva con lefficienza di una perfetta macchina di morte. Allo stesso tempo,
nella sua memoria rimanevano indelebilmente impressi minuscoli dettagli sensoriali, immagini
congelate della battaglia: lodore intenso e acre del sudore di mulo e quello pi dolciastro del sangue; il
terreno solcato attorno ai suoi calzari infangati; le facce insanguinate di compagni e avversari che
ringhiavano inferociti; e il freddo lancinante di quel mattino invernale che gli scuoteva il corpo esausto.
I Durotrigi stavano decimando gli uomini della coorte. I feriti venivano trascinati al centro e i
morti scagliati fuori della formazione per evitare che i loro corpi potessero intralciare i movimenti dei
compagni sopravvissuti. E cos la coorte provava a resistere. Per raggiungere i legionari, i Durotrigi
erano costretti a scavalcare i cadaveri che non cessavano di accumularsi davanti agli scudi: bersagli
perfetti per i gladi romani quando, in precario equilibrio, si avvicinavano alla massa informe e cedevole
di morti e moribondi dalla quale, al di sopra del fragore degli scudi e del tintinnio di metallo contro
metallo, si levavano le urla di terrore di quelli ancora vivi.
Lintensit di quel momento tolse a Catone ogni senso del trascorrere del tempo. Resisteva
spalla a spalla con il suo centurione da un lato e con il giovane Figulo dallaltro. Questultimo non era
pi il Figulo che era stato, il ragazzo dai tratti delicati, perennemente affascinato da un mondo
totalmente diverso dagli squallidi bassifondi di quella Lutetia in cui era nato. Ora aveva una ferita sopra
un occhio, un brandello di carne gli pendeva dalla fronte e met del suo viso grondava sangue.
Sbuffando e sputando per lo sforzo del combattimento, teneva le labbra, solitamente sorridenti,
contratte in un ghigno selvaggio. Mesi e mesi di addestramento buttati: sopraffatto dal dolore e dalla
rabbia, il giovane tranciava e fendeva usando il gladio come non avrebbe mai dovuto essere usato. E
ciononostante, i Durotrigi si tenevano alla larga da lui, terrorizzati dalla sua furia. Ritraendo la lama per
prepararsi a sferrare un ennesimo affondo, Figulo colp con il gomito il naso di Catone. Per un istante la
testa delloptio fu invasa da unesplosione di luce bianca, poi arriv il dolore.
Stai attento!, gli url loptio nellorecchio.
Figulo, per, era completamente sordo a qualsiasi richiamo alla ragione. Lo guard accigliato e
scosse una volta la testa per poi gettarsi di nuovo nella mischia con un ringhio gutturale. Su Catone si
scagli un britanno con unascia dal manico lunghissimo. Loptio sollev di scatto lo scudo e si pieg
sulle ginocchia, serrando i denti in attesa dellimpatto. Il colpo slitt sul legno e continu la corsa
conficcandosi nel petto di un cadavere che giaceva l accanto. Sbilanciato dalla velocit del movimento,
il guerriero fin dritto sulla punta della spada di Catone che gli entr nella clavicola, trapassandolo fino
al cuore. Luomo cadde di lato portandosi dietro la sua spada; Catone fu costretto a prendere la prima
arma che trov: una lunga spada celtica con unimpugnatura decorata. Si sentiva goffo con
quelloggetto estraneo in mano, scomodo mentre tentava di maneggiarlo come avrebbe fatto con un
gladio romano.
Venite avanti, bastardi!, ruggiva Macrone, puntando la spada contro il nemico pi vicino.
Venite avanti, ho detto! Chi  il prossimo? Avanti, che aspettate, maledetti invertiti?.
Catone scoppi a ridere, smettendo immediatamente quando si accorse del tono isterico della
sua risata. Scosse la testa per tentare di allontanare un improvviso capogiro e fu pronto a riprendere il
combattimento.
Ma non ve ne era pi bisogno. Le file dei Durotrigi si stavano visibilmente assottigliando. Non
lanciavano pi le loro urla di battaglia, avevano abbassato le armi. Si stavano semplicemente
disperdendo, allontanandosi dal cerchio di scudi romani, fin quando tra le due formazioni non si apr
uno spazio di circa trenta passi, tappezzato di corpi e armi rotte e abbandonate. Qua e l si lamentavano
e si contorcevano i feriti. I legionari ammutolirono e rimasero in attesa della mossa successiva dei
Britanni.
Cosa sta accadendo?, chiese a bassa voce Catone in quellimprovviso momento di calma.
Cosa stanno tramando?
Non ne ho la pi pallida idea, rispose Macrone.
Un improvviso scalpiticcio di passi, e frombolieri e arcieri presero posizione tra le linee
nemiche. Segu un istante di silenzio prima che dalle retrovie durotrigie fosse lanciato un ordine.
Adesso ci siamo!, mormor Macrone, voltandosi rapidamente verso il resto della coorte per
urlare un avvertimento. Riparatevi!.
I legionari si accucciarono sotto gli scudi scheggiati. Dal canto loro, i feriti poterono solamente
schiacciarsi il pi possibile sul fondo dei carri e pregare gli di perch li risparmiassero dalla raffica in
arrivo. Arrischiandosi a sbirciare in una fessura tra il suo scudo e quello di Figulo, Catone vide gli
arcieri tendere le corde degli archi, accompagnati dal sibilo crescente delle fionde che roteavano. Fu
urlato un secondo ordine e i Durotrigi lanciarono la raffica a distanza ravvicinata. Frecce e munizioni
schizzarono verso i soldati della coorte, stretti gli uni agli altri, seguiti da lance e spade raccolte sul
campo di battaglia, e persino pietre, tanto veemente era il desiderio dei Durotrigi di distruggerli.
Catone si accovacci il pi possibile sotto il suo scudo mezzo rotto, sussultando al terrificante
fracasso causato dalla scarica contro le loro difese e i loro corpi. Si guard attorno e incroci lo sguardo
di Macrone sotto lombra del proprio scudo.
Piove sul bagnato!, ironizz amaramente il centurione.
Mi  sempre andata cos da quando sono nellesercito, signore, rispose Catone, sforzandosi di
sorridere per non essere da meno di fronte allapparente tranquillit di Macrone.
Non preoccuparti, ragazzo. Penso che stia finendo.
Il fuoco, per, riprese con maggiore intensit e Catone si fece piccolo piccolo in attesa
dellinevitabile, del dolore bruciante di una ferita da freccia o da fionda. Rimanere illeso gli sembrava
ogni minuto di pi un miracolo. Allimprovviso, i lanci si interruppero. Laria si fece stranamente
immobile. I corni di guerra del nemico risuonarono e Catone si rese conto del movimento ma, temendo
che fossero in arrivo altre scariche di colpi, non os sporgersi a guardare.
Preparatevi, ragazzi!, crepit Ortensio da l vicino. Faranno un ultimo tentativo per
attaccarci. Da un momento allaltro. Al mio via, rimettetevi in piedi e preparatevi a ricevere la carica!.
Ma non vi fu nessuna carica, solo il tintinnio di armi e delle lance che venivano calibrate in
mano, mentre i Durotrigi si ritiravano dallanello di scudi romani allontanandosi nella direzione
opposta al campo della Seconda Legione. I nemici presero progressivamente velocit. Un ultimo
piccolo gruppo di schermagliatori si un alla coda della colonna, lanciandosi frequenti occhiate nervose
alle spalle.
Macrone si alz cautamente in piedi e si incammin dietro il nemico in ritirata. Bene, sar.
Sfoder velocemente la spada e si port le mani ai lati della bocca. Ehi! Dove state andando
codardi?.
Catone sobbalz allarmato. Signore, cosa state pensando di fare?.
Le urla di Macrone furono accolte da altri legionari e in breve si lev un coro di fischi e battute
derisorie contro i Durotrigi che valicavano il crinale della collina e scendevano nella valle sottostante.
Gli insulti dei Romani continuarono ancora per qualche minuto per poi trasformarsi in urla di gioia e
trionfo. Catone si volt e vide il fronte della colonna di soccorso che risaliva il sentiero nella loro
direzione. Un moto di delirante felicit gli caus una vertigine. Cadde in ginocchio, abbass spada e
scudo e abbandon pesantemente la testa tra le mani. Chiuse gli occhi e fece qualche profondo respiro
prima di riaprirli, con grande difficolt, e guardare avanti. Dalla testa della colonna si stacc una figura
e avanz lentamente verso di loro. Mentre luomo si avvicinava, Catone riconobbe i lineamenti severi
del prefetto di campo. Quando Sesto raggiunse i sopravvissuti della coorte, rallent il passo e scosse la
testa di fronte alla scena spaventosa che gli si apriva davanti agli occhi.
Decine di cadaveri sparsi sul terreno circostante e ammassati attorno alla coorte. Centinaia di
frecce piantate a terra o infilzate in corpi e scudi, molti dei quali talmente ammaccati e scheggiati da
non poter pi essere riparati. Dagli scudi spuntavano le sagome sporche e insanguinate dei legionari
esausti. Ortensio si fece strada tra i suoi uomini e si avvicin a passo deciso al prefetto con il braccio
sollevato in segno di saluto.
Buongiorno, signore!. Nonostante tutti i suoi sforzi, Ortensio aveva la voce rotta dalla
tensione. Ve la siete presa comoda.
Sesto gli strinse la mano, ignorando che avesse del sangue coagulato in una ferita sul palmo.
Poi, con le mani sui fianchi, fece un cenno in direzione dei sopravvissuti della Quarta Coorte. E come
chiameresti tu questa carneficina? Dovrei mettervi tutti ai lavori forzati per un mese!.
Al fianco di Catone, Figulo guard il centurione e il prefetto scambiarsi i saluti. Rimase in
silenzio per qualche istante, poi sput a terra. Maledetti ufficiali! Come si fa a non odiarli tutti?.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
...
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...
Il generale si accomod su una sedia imbottita e avvert una scossa. I molti giorni passati in
sella non erano stati troppo clementi con la sua schiena e ogni minima pressione gli causava una fitta di
dolore. Poi, mentre lespressione del viso gradualmente gli si rilassava, prese la coppa di vino caldo che
Vespasiano gli stava porgendo. Forse troppo bollente per essergli di vero conforto, ma aveva comunque
bisogno di bere, e soprattutto di qualcosa di caldo in pancia per contrastare lintorpidimento del resto
del corpo. Per cui svuot la coppa e con un gesto chiese che fosse colmata di nuovo.
Altre notizie?, domand.
No, rispose Vespasiano mescendogli dellaltro vino. Solo le informazioni che ti ho fatto
pervenire a Camulodunum.
Nientaltro neanche dai tuoi informatori?, continu Plauzio speranzoso.
Non ancora, ma ho una coorte di ritorno da un giro di perlustrazione nella zona confinante con
quella dei Durotrigi. Potrebbero aver raccolto qualche notizia utile. Sembra che abbiano avuto dei
problemi al rientro. Ho inviato alcune coorti perch li riportassero in salvo al campo.
Ah s. Devessere la schermaglia che ho intravisto oltre il campo arrivando.
Proprio cos.
Non appena rientrano al campo, assicurati che il comandante della coorte si presenti
immediatamente a rapporto. Il generale si incup per un istante scrutando le timide spire di vapore che
salivano dal calice che stringeva in mano. Vedi devo sapere il prima possibile.
Certo, Plauzio. Naturalmente.
Vespasiano si sedette di fronte al generale e la stanza piomb in un imbarazzante silenzio. Aulo
Plauzio era il suo ufficiale comandante da quasi un anno e Vespasiano non era certo di come doversi
comportare con lui su un piano pi personale. Dal loro primo incontro, Plauzio  comandante delle
quattro legioni e delle dodici unit ausiliarie incaricate di invadere e conquistare la Britannia  si stava
rivelando un uomo normale, come tutti gli altri, un marito e un padre consumato dai timori per
lincolumit della propria famiglia.
Plauzio?.
Il generale continu a guardare in basso, accarezzando dolcemente con un dito il bordo del
calice.
Vespasiano diede un colpo di tosse. Plauzio.
Gli occhi del generale si sollevarono tremolando, stanchi e disperati. Cosa devo fare,
Vespasiano? Cosa faresti tu al mio posto?.
Vespasiano non rispose. Non ne era in grado. Cosa poteva dire un uomo davanti alla terribile
tragedia di un altro? Se i druidi avessero fatto prigionieri Flavia e Tito, era quasi certo che il suo primo
e pi forte istinto sarebbe stato quello di montare a cavallo e andare a cercarli. Per poi liberarli o morire
nel tentativo di farlo. E se fosse arrivato troppo tardi per salvarli, avrebbe scatenato la pi terrificante
vendetta sui druidi e sulla loro gente anche a costo della sua stessa vita. Perch, del resto, cosera la vita
senza Flavia e Tito, e il figlio che sua moglie portava in grembo? Vespasiano avvert un fastidioso nodo
alla gola. Per distrarsi da quel flusso di pensieri, si alz bruscamente e si diresse allentrata della tenda
per ordinare altro vino. Quando torn a sedersi si era tranquillizzato, sebbene interiormente fosse
comunque furioso per ci che considerava una sua forma di debolezza. Il sentimentalismo non era
ammesso tra i soldati semplici, figuriamoci in un comandante di legione: un vero e proprio crimine. E
in un generale, invece? Vespasiano guard circospetto Plauzio ed ebbe un brivido. Se un individuo cos
potente come il comandante di un esercito trovava tanto difficile celare il proprio dolore personale, che
speranza poteva avere un uomo qualsiasi?
Con evidente sforzo, Aulo Plauzio si scosse da quel momento di introspezione e incontr lo
sguardo del legato. Si acciglia poi per un istante, come se non si rendesse conto di quanto a lungo fosse
rimasto immerso nella sua disperazione. Poi annu enfaticamente.
Devo fare qualcosa. Devo organizzare la liberazione della mia famiglia prima che sia troppo
tardi. Rimangono solo ventitr giorni alla scadenza dellultimatum dei druidi.
S, Plauzio, rispose Vespasiano, formulando poi con estrema cura la domanda successiva per
evitare ogni traccia di biasimo. Hai intenzione di scambiare i prigionieri druidi per la liberazione di
tua moglie e dei tuoi figli?
No non ancora almeno. Non prima di aver tentato di salvarli. Non permetter certo che una
manica di assassini superstiziosi detti condizioni a Roma!.
Capisco. Vespasiano per non era molto convinto. Perch mai, allora, portarsi dietro i druidi
da Camulodunum? In tal caso, quali piani hai in mente per liberare la tua famiglia?
Non ho ancora deciso, confess Plauzio. Ma la cosa pi importante  agire in fretta. Voglio
che la Seconda Legione sia pronta a partire quanto prima.
Pronta a partire? Partire per dove, Plauzio?
Voglio iniziare in anticipo la campagna. O quantomeno voglio che la Seconda la inizi in
anticipo. Ho gi pronto lordine per far penetrare i tuoi uomini nel territorio dei Durotrigi. Dovete
abbattere ogni fortificazione, ogni villaggio fortificato. Non dovrete prendere nessun prigioniero
durotrigio o druido. Voglio che ogni trib di questisola sappia qual  il prezzo per lassassinio di un
prefetto e il rapimento di ostaggi romani. Se i druidi e i loro amici durotrigi hanno un minimo di
buonsenso, restituiranno immediatamente mia moglie e i miei figli e impetreranno la pace.
E se non lo faranno?
In quel caso inizieremo a uccidere i nostri prigionieri druidi, lasciando il capo per ultimo. E se
neanche questo riuscir a smuoverli, uccideremo ogni essere umano che incontreremo sul nostro
cammino. Plauzio parlava con terrificante determinazione. Non lasceremo in vita niente e nessuno,
mi hai capito?.
Vespasiano non rispose. Quella era follia. Comprensibile, ma comunque pura follia. Non cera
alcun senso strategico in tale disegno. Vespasiano, per, sapeva di dover usare la massima cautela con
il generale.
Quando vuoi che la mia legione si muova?
Domani.
Domani!. Vespasiano fu sul punto di scoppiare a ridere di fronte alla ridicolaggine di
quellidea. Poi si trattenne, finch non vide lintenso luccichio negli occhi del superiore.  fuori
discussione.
Perch?
Perch, mi chiedi? Da dove vuoi che inizi? Il terreno non  ancora sufficientemente compatto
per le mie macchine da guerra e per i carri pesanti, il che significa che potremmo trasportare cibo solo
per tre o quattro giorni. E io non ho la pi pallida idea delle risorse del nemico.
Ho gi pensato io a questo. Ho portato con me un britanno che conosce bene il territorio. 
stato un adepto dei druidi. Lui e il suo interprete ti faranno da guida. Per quanto riguarda le scorte di
cibo, potete marciare a met razione, tanto per cominciare. In seguito potrete usare le navi per rifornirvi
via fiume e io stesso vi invier tutti i carri leggeri che riuscir a mettere insieme. Magari troverete
anche qualche deposito di provviste del nemico. Linverno  quasi alla fine, ma devono per forza avere
riserve che potete saccheggiare. E per permettervi di attaccare le colline fortificate nemiche, ho dato
istruzioni per il trasferimento alla tua unit dellequipaggiamento della Ventesima.
Anche se trovassimo le fortificazioni, non avremo macchine dassedio per attaccarle se il
nostro equipaggiamento dovesse rimanere impantanato. E sarebbe una carneficina per i nostri uomini.
E quanto mai potranno essere formidabili le loro difese?, sbott Plauzio pungente. Questi
selvaggi non sanno neanche cosa sia un assedio! Quelle loro fortificazioni e palizzate difensive
riuscirebbero a malapena a scoraggiare un lupo cattivo e dagli intrusi casuali. Sono certo che un uomo
del tuo ingegno sar in grado di prendere dassalto difese del genere senza troppe perdite umane.
Oppure pensi forse che comandare una legione sia un compito troppo pesante o pericoloso?.
Vespasiano strinse il bracciolo della sedia per evitare di balzare in piedi e protestare
furiosamente contro un tale affronto. Il generale aveva superato ogni limite.
Ordinare alla Seconda Legione di lanciarsi in una ricerca con scarse probabilit di successo era
gi abbastanza folle, ma replicare alle sue motivate proteste con accuse di incompetenza e codardia era
un insulto belle buono. Gli occhi di Plauzio lo derisero freddamente per un istante, poi il generale si
accigli e abbass di nuovo lo sguardo sulla coppa di vino.
Perdonami, Vespasiano, disse sommessamente. Mi dispiace. Non avrei dovuto dirlo.
Nessuno nellesercito potrebbe mai mettere in dubbio le tue qualit di legato. Ti chiedo ancora di
perdonarmi.
Plauzio risollev lo sguardo, ma Vespasiano non vide sul suo volto lespressione contrita che si
era aspettato. Le scuse del generale erano solo parole pronunciate con lintento di ritornare a parlare dei
suoi folli piani.
Rispondendo, Vespasiano riusc a malapena a dissimulare una gelida ironia. Il mio perdono 
insignificante in confronto a quello che dovresti avere da parte dei cinquemila uomini della legione, e
delle loro famiglie, qualora perseverassi nellidea di inviare la Seconda ad attuare questo tuo piano mal
concepito. Plauzio, non sarebbe altro che una missione suicida.
Non esagerare . Il generale appoggi la coppa su un piccolo tavolo laterale e si chin verso il
legato. Va bene, Vespasiano. Non ti ordiner di farlo. Te lo chieder. Tu non hai una famiglia? Non
capisci quali demoni mi spingano fino a questo punto? Ti imploro, accetta di fare ci che ti chiedo.
No. Vespasiano scosse la testa. Non posso permetterlo. Ci che ti affligge, Plauzio,  una
tragedia personale, non puoi trasformarla in una tragedia pubblica. Limpero non pu permettersi altri
disastri come quello di Varo. Sei un generale in servizio attivo. Sul campo la tua famiglia  lesercito
che ti circonda. I soldati sono i tuoi figli e confidano in una tua saggia guida, non che tu li esponga a
rischi inutili.
Per favore, risparmiami la tua retorica da quattro soldi, Vespasiano. Non sono un plebeo che fa
i capricci nel foro.
No che non lo sei lascia che ti esponga un altro punto di vista. Considera i tuoi sentimenti
nei confronti di tua moglie e dei tuoi figli. Come tu stesso dici, anchio ho una famiglia, e anche solo
immaginare cosa potrebbe essere per loro trovarsi nelle mani dei druidi  sufficientemente tormentoso.
Ma nel tuo caso, la tragedia  reale e contro di questo la mia tormentata immaginazione non  che una
pallida imitazione. Adesso, moltiplicala per un migliaio di volte e anche pi: quella  la misura della
sofferenza che infliggeresti alle famiglie e agli amici degli uomini che manderesti a morte sicura se
ordinassi alla legione di partire domani, senza scorte adeguate o il sostegno di armi adeguate.
Plauzio chiuse gli occhi e si strofin la fronte corrugata come se quel gesto potesse in qualche
modo lenirne il suo tormento interiore. Vespasiano lo guard attentamente, tentando di individuare un
segno che la sua argomentazione era stata compresa. Se il generale fosse rimasto fermo sulla sua idea,
Vespasiano sapeva di doversi rifiutare di guidare la Seconda il giorno successivo. E questo gli sarebbe
di certo costato la carriera, ma lui non avrebbe avuto ruoli nel piano imprudente e vano del generale.
Era una sfida per Plauzio a cercarsi un altro uomo da nominare legato. Non appena Vespasiano ebbe
considerato questo pensiero, si rese conto che un suo eventuale sostituto sarebbe stato scelto non tanto
per particolari qualit di comando, quanto per la sua disponibilit a eseguire lordine del generale. E
una nomina di quel tipo non avrebbe fatto altro che affrettare linevitabile disastro. E cap di essere in
trappola. Lasciare il comando avrebbe significato esporre i suoi uomini a un rischio ancor maggiore.
Rimanere al comando gli dava quantomeno la possibilit di limitare i danni. A denti stretti, maled il
suo destino.
Il generale riapr gli occhi e sollev lo sguardo. Bene, Vespasiano. Di quanto tempo ha
bisogno la Seconda Legione per prepararsi ad attaccare i Durotrigi?
Con carri per i rifornimenti e armi?.
Plauzio annu, seppur controvoglia, e la disperazione di Vespasiano svan. Aveva ottenuto delle
concessioni di vitale importanza. Per quanto il resto del piano continuasse a essere folle, almeno la
legione avrebbe avuto una possibilit. Guard Plauzio e cap che questi gli aveva solo accordato tanto
quanto lui aveva gi stabilito in partenza.
Venti giorni.
Venti! Ma in questo modo siamo proprio al limite!.
Ammetto che avremo venti giorni in meno per trovarli, ma valutalo al posto della perdita di
unintera legione. Inoltre. La mente di Vespasiano corse in avanti per un istante.
Inoltre cosa?.
Il legato riflett bene prima di continuare. Be, venti giorni  il tempo che impiegherebbe la
legione per prepararsi a partire, ma perch aspettare tutto questo tempo per iniziare a cercare la tua
famiglia?
Non sono in vena di ascoltare discorsi enigmatici. Parla chiaro, legato, e fallo bene.
Perch non inviare alcuni uomini in avanscoperta a cercare nei villaggi e nelle fortificazioni
mentre la legione si prepara? Quelluomo che hai portato con te, lex druido, hai detto che conosce i
Durotrigi. Potrebbe guidare gli uomini e cercare di scoprire dove  tenuta prigioniera la tua famiglia.
Chiss, magari potrebbero anche riuscire a salvarli da soli. Sempre meglio che mandare la Seconda a
mettere a ferro e fuoco tutto il territorio; in quel caso, i druidi verrebbero a saperlo in un batter docchio
e potrebbero portare la tua famigli altrove. Vespasiano fece una pausa. Potremmo anche rischiare di
non liberarli pi se puntassimo solo su una strategia cos ottusa. Se li tengono in una fortificazione e
noi la cingiamo dassedio,  pi che probabile che i druidi li uccidano prima di permetterci di arrivare a
loro.
Plauzio ponder per qualche istante la proposta. Non sono daccordo. Non posso rischiare
maldestri tentativi di salvataggio a opera di un gruppo di uomini nel mezzo del territorio nemico. Non
porterebbe ad altro che alluccisione della mia famiglia.
No, generale, ribatt decisamente Vespasiano. Direi invece che  la migliore occasione che
abbiamo. Se il tuo britanno conosce veramente la conformazione del territorio e le popolazioni che lo
abitano, abbiamo buone probabilit di trovare gli ostaggi prima che il nemico venga allertato
dellavanzata della Seconda.
Plauzio si fece cupo in viso. La tua migliore occasione iniziale  stata appena degradata a
buone probabilit.
Sempre meglio che poche o nessuna.
Avevi in mente qualcuno in particolare per questa missione?
No, ammise Vespasiano. Non ho ancora riflettuto su questo, ma avremmo bisogno di
uomini con grande spirito di iniziativa. Dovranno essere guerrieri ingegnosi e abili, se dovesse essere
necessario.
Plauzio alz gli occhi. Che mi dici del centurione che hai inviato a recuperare la cassa di
Cesare appena dopo lo sbarco? Lui e il suo optio hanno fatto un ottimo lavoro, se non ricordo male.
S,  cos, riflett a voce alta Vespasiano. Veramente un ottimo lavoro.
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FINE Parte 1.